Paolo Mameli Intesa SanPaolo

Italia: produzione industriale in recupero più del previsto a marzo

La produzione industriale è tornata a crescere a marzo dopo due mesi di calo (+1,2% m/m, più forte sia delle attese di consenso che della nostra più ottimistica previsione). ……

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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


La tendenza annua è riaccelerata a +3,6%, e si mantiene in territorio espansivo da ormai 20 mesi (non accadeva da oltre 10 anni). Il miglioramento appare diffuso tra settori. Il dato conferma la nostra idea che il calo dei primi due mesi dell’anno fosse dovuto a fattori transitori (effetti di calendario e climatici). L’industria ha visto una stagnazione nel 1° trimestre dell’anno, ma tornerà a contribuire al PIL nel trimestre corrente (favorendo una possibile accelerazione a 0,4% t/t). In prospettiva, le indagini di fiducia delle imprese manifatturiere hanno sì mostrato un rallentamento negli ultimi mesi, ma restano coerenti con un proseguimento della fase espansiva nei prossimi mesi. Peraltro, la recente frenata delle indagini è in linea con quanto visto negli altri Paesi dell’eurozona e non appare dovuta all’incertezza politica. L’evoluzione dello scenario politico avrà a nostro avviso un impatto trascurabile sulla crescita 2018, ma sarà cruciale in merito alle prospettive del ciclo nel 2019, soprattutto con riferimento alle scelte di politica fiscale che farà il prossimo esecutivo.

 La produzione industriale è tornata a crescere a marzo dopo due mesi di calo. L’output è salito di ben +1,2% m/m, dopo il -0,5% m/m di febbraio. Il dato è stato più forte sia delle attese di consenso (+0,4% m/m) che della nostra più ottimistica previsione (+0,8% m/m).

 Nel dettaglio tra i principali raggruppamenti di industrie, la crescita su base congiunturale è diffusa. Trainanti sono risultati in particolare i beni di consumo durevoli (+4,2% m/m). La produzione manifatturiera (ovvero al netto di fornitura di energia e attività estrattive) è salita dell’1,2% m/m, in linea con l’indice generale. 

 La tendenza annua è riaccelerata a +3,6% (corretto per gli effetti di calendario) da un precedente +2,5% (che rappresentava un minimo da quasi un anno). Si tratta del ventesimo mese consecutivo di espansione, la striscia positiva più lunga da quella a cavallo tra fine 2005 e fine 2007.

 L’unico tra i comparti manifatturieri a mostrare una frenata su base annua (corretta per gli effetti di calendario) è la chimica (-0,4%). Viceversa, a guidare la classifica sono farmaceutici (pur in rallentamento rispetto al mese scorso), meccanica e tessile (tutti con incrementi pari o superiori al 4%). Al di fuori del manifatturiero, la fornitura di energia ha guadagnato terreno a +11,9%, mentre l’attività estrattiva è tornata in territorio negativo a -8,1%.

 Nell’insieme dei primi tre mesi dell’anno, la produzione industriale è risultata invariata, dopo gli incrementi significativi messi a segno nei due trimestri precedenti. Ciò è coerente con il dato preliminare sui conti economici nel 1° trimestre diffuso dall’Istat lo scorso 2 maggio, secondo cui l’industria non ha contribuito alla crescita del valore aggiunto a inizio 2018 (peraltro, il PIL ha comunque mantenuto la stessa velocità di crociera di fine 2017, ovvero 0,3% t/t, sostenuto dai servizi).

 Il dato di marzo sulla produzione industriale aggiunge evidenza all’idea che il calo dei primi due mesi dell’anno fosse dovuto a fattori transitori (effetti di calendario e climatici). È vero che le indagini di fiducia delle imprese manifatturiere hanno mostrato un rallentamento negli ultimi mesi, ma gli indici anticipatori restano coerenti con un proseguimento della fase espansiva nei prossimi mesi. Peraltro, la recente frenata delle indagini di fiducia è in linea con quanto visto negli altri Paesi dell’eurozona e non appare dovuta all’incertezza politica. 

 In ogni caso, il buon recupero di marzo crea un effetto statistico positivo sul trimestre in corso, nel quale l’industria dovrebbe tornare a contribuire al valore aggiunto. In forza di ciò, il PIL potrebbe riaccelerare marginalmente a 0,4% t/t nel trimestre primaverile dopo lo 0,3% dei mesi autunnali e invernali.

Nei prossimi trimestri, pensiamo che il PIL possa mantenere la stessa velocità di crociera vista in media nell’ultimo anno ovvero 0,3% t/t, il che sarebbe coerente con una crescita media annua nel 2018 di 1,3% (la nostra previsione è più cauta dell’1,5% di consenso).

 Pensiamo che i rischi sullo scenario di crescita siano come detto al rialzo sul trimestre corrente ma verosimilmente al ribasso guardando alla seconda metà dell’anno (e al 2019). In generale, i rischi sull’orizzonte congiunturale, che giudicavamo verso l’alto solo qualche mese fa, ci appaiono ora bilanciati. 

 Ribadiamo anche la nostra idea che l’evoluzione dello scenario politico possa avere un impatto trascurabile sulla crescita 2018 (ma sarà evidentemente cruciale in merito alle prospettive del ciclo nel 2019, soprattutto con riferimento alle scelte di politica fiscale che farà il prossimo esecutivo).

Fonte : BondWorld.it


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