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Italia: risale l’inflazione (almeno su base annua), ma non è un’inversione di tendenza

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A gennaio, i prezzi al consumo sono calati di due decimi su base mensile secondo l’indice nazionale e di -2,2% m/m in base all’armonizzato Ue. La principale differenza sta nel fatto che l’armonizzato tiene conto delle variazioni temporanee di prezzo e ha risentito nel mese dei saldi invernali (-22% m/m il prezzo di abbigliamento e calzature)………


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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo 


– L’inflazione annua è lievemente salita a 0,3% sul NIC e a 0,4% secondo l’IAPC (da 0,1% precedente su entrambi gli indici). I dati sono risultati in linea con le attese per quanto concerne l’indice nazionale e di un decimo al di sopra delle aspettative di consenso per ciò che riguarda l’armonizzato.

– La flessione nel mese (sull’indice NIC) è dovuta per tre quarti (-0,15%) ai trasporti, che hanno registrato il quinto calo mensile consecutivo sulla scia degli ulteriori ribassi dei carburanti. Comunque i cali dei prezzi risultano generalizzati: vanno da tempo libero/cultura e servizi ricettivi/di ristorazione (-0,4% e -0,3% m/m rispettivamente, anche per via di una stagionalità negativa a gennaio) al capitolo “abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-0,3% m/m, per via del taglio delle tariffe di luce e gas, rispettivamente di -1,2% e -3,3%) – si tratta principalmente dell’effetto del passato calo delle quotazioni energetiche, che si trasmettono con ritardo sulle tariffe applicate al consumatore finale (in tal senso, non sono da escludere ulteriori ribassi nei prossimi mesi). In diminuzione (di un decimo), per il secondo mese consecutivo dopo i rincari autunnali, anche i prezzi degli alimentari (su cui hanno inciso soprattutto vegetali e frutta, entrambi in calo di -1,3% sul mese).

– Viceversa, sono aumentati i prezzi delle spese per la salute (+0,3% m/m: è l’aumento più consistente da tre anni), per via dei rincari nei servizi ospedalieri (+0,9% m/m), delle comunicazioni (+0,2% m/m: è il sesto mese consecutivo di aumento), per via soprattutto degli apparecchi telefonici (+1,1% m/m), dell’abbigliamento, dei mobili/articoli per la casa e degli altri beni e servizi (un decimo ciascuno).

– Su base annua, il numero dei capitoli di spesa che conservano una tendenza deflattiva è invariato (2 su un totale di 12): i trasporti (-1,1%, in ripresa da -3,3% a/a di dicembre) e le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,1% da -0,3% a/a precedente). Anche il numero delle componenti che mostrano rincari superiori all’1% è stabile (a 2): bevande alcooliche e tabacco (+2,8% a/a) e istruzione (+1,3% a/a), entrambi invariati rispetto al mese precedente.

– L’inflazione “di fondo” (al netto di energetici e alimentari) è salita a 0,8% da 0,6% a/a precedente (stabile su base mensile). L’inflazione sui beni a più alta frequenza di acquisto (importante per le sue conseguenze sull’inflazione percepita e attesa dalle famiglie) è tornata in territorio positivo per la prima volta dallo scorso mese di giugno, a 0,2% (da zero il mese precedente).

– In sintesi, il dato non modifica in misura sostanziale lo scenario inflattivo. Il rimbalzo evidenziato dall’inflazione annua in Italia (come altrove in Europa) è dovuto a un effetto statistico sfavorevole nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno e non è l’inizio di un’inversione di tendenza. Stimiamo, a meno di un’improvvisa e rapida risalita delle quotazioni energetiche, che il CPI possa tornare a rallentare già dal mese corrente, per attestarsi in media di appena uno-due decimi al di sopra dello zero per tutta la prima metà del 2016.

– In altri termini, il lieve rialzo dell’inflazione visto in Italia e nel resto dell’Eurozona a gennaio non sembra sufficiente per distogliere la BCE da un possibile aumento dello stimolo monetario il mese prossimo.

Fonte : BondWorld.it


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