Image

Italia: sale ancora la fiducia di famiglie e imprese

Sia la fiducia dei consumatori che quella delle imprese sono salite ulteriormente a settembre………


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.

{loadposition notizie}


Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


Da un lato le famiglie sono meno preoccupate sulla disoccupazione (ovvero stanno diventando più “tangibili” i miglioramenti sul mercato del lavoro), dall’altro le imprese sono più ottimiste sulle prospettive per l’economia, facendo segnare nuovi massimi da circa un decennio in particolare nel manifatturiero e nelle costruzioni. Le aziende industriali segnalano un ulteriore aumento degli ordini dall’estero nonostante il recente apprezzamento del tasso di cambio; in effetti, vi sono diverse ragioni in base alle quali riteniamo che oggi l’elasticità dell’economia italiana alle variazioni del tasso di cambio sia inferiore rispetto a quella vista in passato. In sintesi, i dati sulla fiducia di imprese e famiglie segnalano che, anche dopo la recente revisione al rialzo da noi effettuata sulla stima per il PIL italiano 2017 (a 1,4%), i rischi sullo scenario di crescita, almeno su un orizzonte di breve termine, restano decisamente verso l’alto.

– La fiducia dei consumatori secondo l’indagine Istat è aumentata per il quarto mese consecutivo a settembre. Non accadeva dall’autunno del 2015. L’indice è salito a 115,5 da 111,2 precedente. Il dato è stato migliore delle attese, che erano per un lieve calo. Nel dettaglio:

  1. a) Il miglioramento è diffuso, e riguarda più il clima economico nazionale che la condizione personale degli intervistati, e più le aspettative per il futuro che la situazione corrente.
  2. b) In particolare, le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione, che erano rimaste relativamente elevate i mesi scorsi nonostante il rimbalzo della fiducia, sono calate decisamente a settembre, a 11,7 da 30,5 (per trovare un valore più basso occorre risalire a gennaio del 2016 quando si veniva da un anno di decontribuzione in forma piena sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato).

– Anche l’indice composito di fiducia delle imprese diffuso dall’Istat è salito ulteriormente a settembre, a 108 da 107,1 di agosto (la nostra previsione era per una salita, ma meno pronunciata). Il morale delle imprese è aumentato in tutti i principali settori con la sola eccezione dei servizi (dove è rimasto stabile). Nel manifatturiero e nelle costruzioni l’indice ha toccato un nuovo massimo rispettivamente da agosto 2007 e da aprile 2008.

– In particolare, nel manifatturiero il clima di fiducia è cresciuto ancora (a sorpresa), a 110,4 da 108,5 precedente. È il quarto aumento consecutivo e il nono negli ultimi dieci mesi (e si tratta come detto di un record da oltre dieci anni). Il miglioramento è dovuto alle valutazioni correnti delle imprese su ordini (sia dal mercato domestico che dall’estero) e produzione, mentre le attese su commesse e output sono invariate (su livelli elevati). Le aspettative delle imprese sull’economia sono migliorate sensibilmente a 14,6 da 7,8 precedente: si tratta di un massimo da quasi due anni. In aumento pur marginale anche le attese sull’occupazione. Nel mese, il clima è salito in maggior misura nel settore dei beni intermedi, mentre il miglioramento è solo marginale per i beni di consumo.

– In sintesi, i dati sulla fiducia di imprese e famiglie a settembre sono migliori delle attese e molto incoraggianti circa le prospettive dell’economia almeno nel breve termine.

  1. a) Il morale delle famiglie, dopo un trend di calo durato oltre un anno, è ora in una fase di deciso rimbalzo, in qualche misura sorprendente per la sua entità, che ci induce a essere meno pessimisti sull’evoluzione dei consumi di quanto non fossimo qualche mese fa;
  2. b) L’ulteriore aumento della fiducia delle imprese segnala che nei prossimi trimestri il maggiore contributo alla crescita potrebbe arrivare dagli investimenti delle aziende, dopo i dati parzialmente deludenti visti nella prima metà dell’anno. In particolare, l’indagine relativa al settore manifatturiero suggerisce che almeno per il momento non si vede un impatto del recente apprezzamento del tasso di cambio sugli ordini esteri (che toccano un massimo da dieci anni e mezzo).

– In effetti, ci sono diverse ragioni per cui riteniamo che l’elasticità della crescita italiana al cambio sia diminuita nel periodo più recente:

  1. a) una strutturale: il diminuito impatto sull’economia dei movimenti del tasso di cambio potrebbe essere spiegato soprattutto dall’aumento del fenomeno della fatturazione in valuta locale delle importazioni nonché dall’internazionalizzazione delle catene produttive (ovvero dalla crescita del contenuto di import dell’export);
  2. b) la seconda più ciclica: la trasmissione all’economia dei movimenti nel tasso di cambio dipende in misura cruciale dalla situazione ciclica (e dalla risposta di politica monetaria): in una fase di espansione come quella attuale, è possibile che le aziende (appartenenti a Paesi al di fuori dell’area euro) che esportano verso l’Italia siano in grado di alzare i prezzi nella propria valuta (beneficiando così di maggiori margini) senza perdere quote di mercato; infine, l’attuale fase di ripresa in Italia (a differenza che in passato, e in misura maggiore che nel resto dell’eurozona) è guidata principalmente dalla domanda interna (il contributo degli scambi con l’estero al PIL è stato negativo in media per tutto il quadriennio 20142017), il che spiega come gli effetti del tasso di cambio sulla crescita siano oggi inferiori a quelli che si sono avuti ad esempio nel 2010-11, quando la ripresa dopo la grande recessione del 2008-09 era quasi interamente exportled.  In prospettiva, i dati sulla fiducia di imprese e famiglie segnalano che, anche dopo la recente revisione al rialzo da noi effettuata sulla stima per il PIL italiano 2017 (a 1,4%), i rischi sullo scenario di crescita, almeno su un orizzonte di breve termine, restano verso l’alto.

Fonte : BondWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.