La disoccupazione è tornata a salire a gennaio, a 11,1% da 10,9% (rivisto al rialzo) precedente…..…
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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo
Tuttavia, il dato, al contrario del mese precedente, è meno negativo di quanto appaia, in quanto evidenzia un aumento degli occupati e un calo degli inattivi. Conforta inoltre il nuovo minimo da oltre 6 anni per la disoccupazione giovanile. Tuttavia, preoccupa che la nuova occupazione sia tutta di natura temporanea. In prospettiva, pensiamo che il tasso dei senza-lavoro possa riprendere un trend al ribasso nei prossimi mesi.
La disoccupazione è tornata a salire a gennaio, all’11,1%. Il dato di dicembre è stato rivisto al rialzo a 10,9% da un 10,8% precedentemente stimato.
Ci aspettavamo una risalita a gennaio (mentre le attese di consenso erano per una disoccupazione invariata), in quanto segnalavamo un mese fa come l’indagine di dicembre fosse meno brillante di quanto appariva a prima vista, in quanto il calo dei senza-lavoro era dovuto all’aumento degli inattivi e la creazione di posti di lavoro era confinata all’occupazione temporanea e ai lavoratori più anziani.
Tuttavia, al contrario che a dicembre, il dato di gennaio è meno negativo di quanto appaia, in quanto l’aumento della disoccupazione è dovuto al calo degli inattivi (-83 mila unità ovvero -0,6% m/m), che è stato più pronunciato rispetto all’aumento degli occupati (+25 mila unità ovvero +0,1% m/m).
Da notare che nel mese sia la flessione degli inattivi che la salita degli occupati riguarda esclusivamente la componente femminile.
Peraltro, una nota di cautela viene dal fatto che ancora una volta (come avvenuto in pratica per tutto l’ultimo anno) la creazione di posti di lavoro è limitata ai dipendenti temporanei (+66 mila unità), mentre i dipendenti permanenti registrano un ulteriore calo (-12 mila unità), così come i lavoratori autonomi (-29 mila unità). Su base annua, l’occupazione resta in progresso (pur perdendo velocità rispetto al mese scorso: +156 mila unità ovvero +0,7%), ma il miglioramento è interamente dovuto all’occupazione temporanea (+409 mila unità, +16,3%), in presenza di un calo per le altre tipologie contrattuali.
Una nota positiva viene comunque dal calo del tasso di disoccupazione giovanile, in flessione per il quarto mese consecutivo, a 31,5% da 32,8% precedente. Si tratta di un nuovo minimo dal 2011.
Nel mese, la creazione di posti di lavoro è limitata alle classi di età estreme, mentre i gruppi centrali registrano un calo degli occupati. Su base annua e al netto della componente demografica, l’unica classe di età che fa segnare un calo degli occupati (e un aumento degli inattivi) è quella dei 35-49enni.
In sintesi, il dato di gennaio, al contrario di quello di dicembre, è meno negativo di quanto appaia a prima vista, in quanto la salita del tasso dei senza-lavoro è dovuta all’aumento della partecipazione. Conforta anche il nuovo minimo da oltre 6 anni della disoccupazione giovanile.
Tuttavia, dopo l’esaurirsi deli incentivi contributivi sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato, la nuova occupazione creata nell’ultimo anno è interamente di natura temporanea. Inoltre, il gruppo di età tra i 35 e i 49 anni non sembra ancora vedere un miglioramento delle condizioni occupazionali.
In prospettiva, pensiamo che la disoccupazione possa riprendere un trend in calo nei prossimi mesi, sulla scia soprattutto delle elevate intenzioni di assunzione delle imprese secondo le indagini di business confidence (in particolare nel settore manifatturiero). Anche le famiglie nei mesi più recenti sono diventate più ottimiste circa l’evoluzione del mercato del lavoro.
Stimiamo che il tasso di disoccupazione possa attestarsi al 10,7% in media nel 2018, dopo l’11,3% del 2017.
Fonte : BondWorld.it
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