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Italia: torna a salire la disoccupazione, ma non è l’inizio di un trend

Il tasso di disoccupazione è salito a sorpresa di due decimi all’11,7% a marzo (dopo essere calato di tre decimi a febbraio)..…


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


Tuttavia, il dato è a nostro avviso meno negativo di quanto appare a prima vista, in quanto l’aumento dei disoccupati deriva non dal calo degli occupati ma dal fatto che gli inattivi sono tornati a scendere dopo l’aumento di febbraio. Inoltre, mentre nei mesi scorsi i progressi occupazionali riguardavano pressoché esclusivamente gli ultracinquantenni, a marzo la creazione di posti di lavoro coinvolge le altre classi di età e soprattutto i più giovani: il tasso di disoccupazione giovanile è calato per il quarto mese consecutivo e, pur rimanendo assai elevato (34,1%), è ai minimi da oltre cinque anni. Infine, l’occupazione permanente torna a crescere più di quella a termine (anzi al ritmo più elevato dalla fine della decontribuzione piena sulle nuove assunzioni a fine 2015). In prospettiva, anche tenendo conto delle indicazioni positive sul morale delle imprese in particolare nell’industria (il PMI manifatturiero è salito ad aprile ai massimi da sei anni), riteniamo che la disoccupazione possa nei prossimi mesi riprendere un trend di calo, che pure sarà lento e soggetto alla volatilità su base mensile del numero di inattivi. Confermiamo la nostra stima di un tasso di disoccupazione medio nel 2017 all’11,5% ovvero in calo di appena due decimi sia rispetto al valore di marzo che rispetto alla media 2016.

– Il tasso di disoccupazione è aumentato a sorpresa all’11,7% a marzo, dall’11,5% di febbraio.

– Tuttavia, il dato è a nostro avviso meno negativo di quel che appare a prima vista, per tre ragioni principali:

1) Ancora una volta, l’aumento del tasso dei senza-lavoro non è dovuto a un calo degli occupati (poco variati nel mese: -7 mila unità dopo l’aumento di circa 20 mila registrato nei due mesi precedenti), ma piuttosto all’aumento della forza lavoro derivante dal fatto che gli inattivi sono tornati a calare (34 mila unità) dopo l’aumento di febbraio (+35 mila).

2) Il tasso di disoccupazione giovanile (nella fascia di età 1524 anni) è sceso per il quarto mese consecutivo, a 34,1% dal 34,5% di febbraio. Si tratta di un minimo da oltre cinque anni. In generale, lo spaccato per classi di età è più confortante che nei mesi scorsi: mentre per tutto il periodo più recente i progressi occupazionali riguardavano quasi esclusivamente gli ultracinquantenni, nel mese di marzo si nota una crescita dell’occupazione in tutte le classi di età con l’unica eccezione proprio di quella più anziana (l’aumento degli occupati è anzi decrescente al crescere dell’età).

3) Al contrario rispetto al mese precedente, la nuova occupazione è soprattutto stabile: l’aumento dei dipendenti permanenti torna ad essere superiore a quello dei dipendenti a termine (anzi cresce al ritmo maggiore da novembre del 2015, quando era ancora in vigore la decontribuzione piena sulle nuove assunzioni: +41 mila unità); peraltro, l’aumento dei dipendenti (sia permanenti sia in minor misura a termine) è compensato da un calo all’incirca della stessa entità (il più accentuato dallo scorso luglio: -70 mila unità) dei lavoratori indipendenti.

– In prospettiva, riteniamo che la tendenza per il tasso di disoccupazione resti al ribasso, anche se il trend (come peraltro da nostre attese) si sta confermando molto lento e “sporcato” dalla volatilità su base mensile soprattutto degli inattivi più che degli occupati.

– Ciò che ci induce a un moderato ottimismo è soprattutto la tendenza al deciso recupero evidenziata nei mesi più recenti dalle indagini di fiducia delle imprese, soprattutto nell’industria, che segnalano tra l’altro maggiori intenzioni di ampliare gli organici. Ad aprile, l’indice Istat di fiducia delle imprese manifatturiere ha toccato un nuovo record da fine 2007, con intenzioni di assunzione stabili ai massimi da quanto è disponibile la serie ovvero da almeno 15 anni. Anche l’indagine PMI Markit, sempre relativa al settore manifatturiero, diffusa oggi, ha mostrato un morale delle imprese ai massimi da 6 anni (in salita a 56,2 ad aprile, da 55,7 di marzo), con la componente occupazione in lieve frenata (a 55 da 55,3 precedente) ma su livelli più che espansivi e anzi vicini ai massimi dal 2000.

– Confermiamo perciò la nostra stima di un tasso di disoccupazione medio nel 2017 all’11,5% ovvero in calo di appena due decimi sia rispetto al valore di marzo che rispetto alla media 2016.

Fonte : BondWorld.it


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