J.P. Morgan AM Bond Bulletin : I recenti rincari del petrolio legati al conflitto in Medio Oriente e l’autosufficienza energetica degli Stati Uniti hanno dato sostegno di breve periodo al Dollaro, ma il rimpatrio dei risparmi e la diminuzione degli investimenti offshore suggeriscono che questo supporto potrebbe attenuarsi.
A cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management
Nel Bond Bulletin di questa settimana analizziamo come il riorientamento del ciclo globale potrebbe esercitare una pressione al ribasso sul Dollaro statunitense.
Fondamentali
Nel breve termine, prezzi del petrolio più elevati e l’autosufficienza energetica degli Stati Uniti rappresentano uno shock positivo sui rapporti di scambio per il Dollaro rispetto alle altre valute di riserva. Il biglietto verde è stato inoltre usato come strumento di copertura in momenti di avversione al rischio nell’attuale contesto, anche se non ci aspettiamo che questa situazione persista. Le dinamiche belliche tipicamente catalizzano il rimpatrio dei risparmi per finanziare la difesa interna e le scorte strategiche; di conseguenza, i bacini globali di capitale che hanno finanziato il disavanzo delle partite correnti degli Stati Uniti probabilmente verranno reindirizzati verso i mercati domestici e le scorte di beni reali. Il Consiglio di Cooperazione del Golfo ne è un chiaro esempio: prima di ricostruire le riserve e rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, è improbabile che questi investitori impieghino somme ingenti di attivi esteri di natura discrezionale, riducendo una fonte strutturale di domanda di dollari statunitensi. Storicamente, in episodi simili i risparmi sono stati rimpatriati per finanziare priorità nazionali. Allo stesso tempo, il ciclo globale si sta spostando verso una leadership della crescita non statunitense. Quando il resto del mondo sovraperforma e l’azionario globale (Stati Uniti esclusi) traina i mercati, la crescente diversificazione dei flussi comporta un tendenziale indebolimento del Dollaro. La valutazione elevata del Dollaro è stata sostenuta dal suo status di valuta di riserva, da un’ampia base di depositi e dalla credibilità delle istituzioni; tuttavia, mantenere questo premio richiede allocazioni incrementali continue. Con il peggioramento della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti, il venir meno del supporto di carry e una narrativa meno convincente sulla crescita degli utili azionari, il Dollaro potrebbe dover adeguarsi al ribasso per riequilibrare i conti con l’estero degli Stati Uniti. Sul fronte interno, i dati sul mercato immobiliare statunitense continuano a mostrare una certa debolezza e la Federal Reserve probabilmente manterrà un orientamento accomodante man mano che la disinflazione salariale persiste, riducendo così il potenziale vantaggio di carry degli Stati Uniti rispetto ai pari.
Valutazioni quantitative
L’impulso immediato del petrolio, derivante dal conflitto in Medio Oriente, ha sostenuto il Dollaro statunitense, con l’indice del Dollaro (DXY) in rialzo di circa l’1,4% dall’inizio degli eventi (misurato dalla chiusura delle contrattazioni del 27 febbraio 2026 a quella dell’11 marzo 2026). Tuttavia, i venti contrari sulle valutazioni potrebbero tornare in seguito a una de‑escalation, in particolare se la crescita globale al di fuori degli Stati Uniti dovesse rimanere solida e la leadership azionaria statunitense dovesse venir meno. Una quota significativa del capitale globale è confluita negli Stati Uniti grazie alla leadership tecnologica, il che rende il Dollaro particolarmente sensibile ai ai cambiamenti del sentiment sul tech, alla dinamica degli utili e a potenziali deflussi. La performance relativa dei mercati azionari e una riaccelerazione ciclica al di fuori degli Stati Uniti rafforzano ulteriormente un bias valutativo sfavorevole al Dollaro.
Fattori tecnici
I flussi netti dei Mercati Sviluppati si stanno spostando dai listini statunitensi, mentre le allocazioni ai Mercati Emergenti sono sensibilmente inferiori ai picchi del 2021, con margini per un’ulteriore normalizzazione favorevole agli attivi non statunitensi. Inoltre, il fatto che i flussi di diversificazione siano proseguiti, nonostante il contesto di forte incertezza politica, suggerisce che i rischi di sviluppi negativi non stanno ostacolando la riallocazione degli investimenti.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
Con il mutare del ciclo economico e geopolitico mondiale, la recente forza del Dollaro statunitense potrebbe rivelarsi temporanea. Ci aspettiamo, invece, che il rimpatrio dei capitali, il rallentamento degli investimenti offshore e il consolidamento della crescita fuori degli Stati Uniti favoriscano la diversificazione e la riduzione della domanda strutturale di Dollari.
Fonte: InvestmentWorld.it
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