Abbiamo spesso analizzato l’andamento del bund, il cui rendimento oscilla tra minimi in torno a 1,25% e massimi verso 1,7% da una decina di mesi, quando assunse definitivamente il ruolo di safe asset, in un’Europa in cui le fasi tranquille si alternano a mercati più burrascosi…….
Jacopo Ceccatelli
Come evidente nel grafico allegato sotto la parte superiore del range di oscillazione, ovvero quota 1,7% 1,75% rappresenta anche graficamente uno spartiacque per il mercato poiché il suo eventuale superamento potrebbe ingenerare una buona estensione del movimento almeno in direzione del 2% e probabilmente oltre.
Fonte: Bloomberg. Rendimento Bund da inizio 2011 e area di resistenza a 1,7%-1,75%.
Ma questo scenario nell’immediato futuro sembra difficilmente realizzabile, soprattutto ora che sono stati resi noti gli ultimi dati sull’economia e sull’inflazione tedesca che tutto lasciano indicare fuorché una repentina ripartenza della crescita.
Dopo uno sfolgorante 2010 in cui la Germania mise a segno un rialzo del Pil del 4,2% e un ottimo 2011 che vide un +3%, il dato finale per l’anno appena concluso è decisamente deludente e realizza un +0,7% a fronte di una stima ben superiore visto che solo a settembre 2011 il FMI si attendeva un Pil per la Germania con un incremento doppio (+1,3%) di quello appena conteggiato.
L’istituto di statistica nazionale tedesco comunicherà il prossimo mese l’andamento dell’ultimo trimestre anche già una prima stima parla di una contrazione dello 0,5% tra ottobre e dicembre 2012.
A ruota, perfettamente in linea con altri già usciti in precedenza, segnaliamo i deludenti dati sul settore industriale tedesco che sta sopportando un calo di ordinativi particolarmente evidente sul comparto estero, in particolare verso l’Eurozona, ma anche come vedremo nel grafico che qui sotto abbiamo allegato, anche dalle aree extra-emu.
Fonte: Goldman Sachs e Ministero economia tedesco
La flessione degli ordini all’industria per i paesi dell’Eurozona è un trend ancora in atto che, dopo il grande recupero del 2009 e del 2010, comincia a manifestarsi a metà del 2011, anche in coincidenza con l’aggravarsi della crisi europea e permane tuttora.
A rischio di ripeterci su concetti che più volte in passato abbiamo espresso, delle ingenti misure di sostegno finanziario messe in campo dalla Bce hanno beneficiato moltissimo i mercati finanziari ( vedi i nostri interventi sui titoli obbligazionari qui e qui) ma l’economia reale mostra una contrazione che non sembra prossima all’esaurimento.
Proprio ieri sono usciti anche i dati di produzione industriale relativi all’Eurozona, dati che anche nella scomposizione per paese confermano quanto già evidenziato precedentemente ovvero che fino a pochi mesi fa il dato globale dell’eurozona veniva “tenuto in piedi” pressoché dalla sola Germania ( e grazie soprattutto alla componente export) mentre ora che la contrazione si accentua Berlino stessa viene risucchiata nel rallentamento, difficilmente arginabile solo con la domanda proveniente dai paesi extra-Ue.
Nel grafico sottostante, che abbiamo preso da uno studio di Pictet, queste tendenze emergono chiaramente.
Fonte:Pictet. Andamento della produzione industriale dal 2005.
Al rallentamento dell’attività produttiva si affianca un’inflazione stabilmente intorno al 2% in Germania e di poco superiore nell’Eurozona (ultimo dato uscito a dicembre 2,2% anno su anno) che non contribuisce certo a creare pressioni rialziste sulle scadenze lunghe della curva dei rendimenti.
Fonte:Istituto di statistica tedesco
In conclusione, riteniamo quindi che al momento riteniamo improbabile che i rendimenti dei titoli tedeschi possano essere soggetti a bruschi rialzi, quanto piuttosto al mantenimento della fascia di oscillazione attuale già evidenziata nel primo grafico del pezzo, e compresa largo circa tra rendimenti minimi a 1.3% e massimi a 1,7%.
Non tanto per la ricerca di investimenti sicuri, ovvero caratterizzati da flussi in acquisto ( il classico “flight to quality”) dettati dall’avversione al rischio del mercato, quanto piuttosto da un quadro economico in costante impoverimento. Per gli investitori più dinamici e aggressivi riteniamo anzi che i livelli attuali (Yield intorno a 1,6%) possano costituire una interessante area di acquisto di bund, necessariamente protetta da uno stop in caso si verificasse una estensione oltre 1,75%.
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