Sono passate poco più di due settimane dall’inizio del nuovo anno e già abbiamo assistito ad un vero e proprio boom di emissioni di titoli corporate che nel nostro paese in particolare sono stati collocati da istituti bancari.…
Jacopo Ceccatelli
Dal giorno successivo all’Epifania a ieri abbiamo assistito a nuove emissioni da parte di Unicredito, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Milano, Credito Valtellinese e Banco Popolare, per limitarci al settore creditizio.
Con il nuovo anno quindi i segnali che ci giungono dal mercato confermano quanto già accaduto negli ultimi due mesi del 2012 con una corsa sfrenata da parte degli investitori, per lo più istituzionali verso le emissioni corporate, con interesse per i nostri titoli anche da parte degli investitori esteri.
La scorsa settimana lo stesso Financial Times ha dedicato ampio spazio al ritorno degli investitori statunitensi nei confronti degli istituti bancari dell’Eurozona, citando proprio l’appetibilità di un’emissione di Intesa Sanpaolo nei confronti di un’emissione in contemporanea da parte di Bank Of America che, pur detenendo lo stesso rating della banca italiana ( Baa2), ha offerto titoli a 3 e a 5 anni con cedole pari a 1,2% e a 2% contro un ben più ricco 3,125% e 3,875% dei titoli di Intesa. Il successo del collocamento di Intesa presso gli investitori Usa è testimoniato da una domanda che ha raggiunto gli 11 miliardi di dollari contro i 3,5 offerti in sottoscrizione. Ma quello di Intesa non è un caso isolato, e non riguarda solo i collocamenti sui mercati esteri.
I maggiori istituti bancari italiani sono stati quindi complessivamente ben accolti dagli istituzionali esteri, tanto che le domande sui titoli sono risultate 3 o 4 volte superiori all’offerta determinando in tutti i casi una riduzione dello spread su asset swap (ovvero sul rendimento finale), rispetto a quanto preventivato.
La flessione è stata nell’ordine dei 30-50 punti base, un differenziale notevole che ancora una volta palesa la “fame” di rendimenti da parte degli investitori.
Il recente collocamento di Popolare Milano (lotto minimo 100.000 euro), chiusosi lunedì 21, conferma una domanda di titoli pari a circa 5 miliardi di euro, contro l’1,25 mld offerti e segnala ancora una volta una massiccia presenza di richieste dall’estero. La richiesta è stata tale da permettere anche per questo titolo una notevole riduzione dello spread su asset swap dai 350 punti inizialmente stimati agli effettivi 310.
Per comprendere quanto siano calati i rendimenti di tali titoli in pochi mesi, abbiamo allegato qui sotto un grafico che riporta il rendimento di un titolo Unicredit emesso nel luglio 2009 con scadenza di sette anni, un titolo quindi perfettamente paragonabile all’ultima emissione fatta da Unicredit (scadenza 2020).
Fonte: Bloomberg. Rendimento Bond Unicredit 29 luglio 2016. ( Isin IT0004511959)
E’ evidente, così come lo sarà anche per molti dei grafici che mostreremo successivamente, quanto siano scesi i rendimenti bancari anche degli istituti italiani, per lo più a partire dal famosissimo intervento di Draghi del luglio 2012.
Considerando che il merito di credito di Unicredit è tra i più alti fra gli istituti bancari italiani siamo andati a confrontare il rendimento dei suoi bond con quello dei titoli con pari caratteristiche emessi dagli istituti finanziari europei assimilabili per merito di credito.
Nel grafico sottostante possiamo vedere quindi che a questo punto i rendimenti si equivalgono. Segnaliamo per necessaria precisione che lo yield sottostante è il rendimento medio offerto da tutti i titoli in circolazione di istituti finanziari europei con merito di credito Investment Grade e scadenze comprese tra 3 e 5 anni.
Fonte: Bloomberg. Indice Merrill Lynch. Rendimento titoli finanziari Euro con merito di credito Investment Grade e scadenze comprese tra 3 e 5 anni.
Non può a nostro avvio passare inosservato anche un altro fattore per noi rilevante, ovvero la perfetta sincronia dell’andamento medio dei titoli europei rispetto ad un titolo guida (quasi una proxi del mercato italiano) come Unicredit.
Ovvero: non si rileva negli ultimi 18 mesi uno specifico rischio paese ascrivibile all’Italia, visti anche i massimi di rendimento coincidenti con quel 6% fatto segnare a dicembre 2011 in entrambi i grafici.
Così come già abbiamo sostenuto nelle nostre previsioni per il mercato dei bond per il 2013 anche qualora infatti il movimento dovesse temporaneamente proseguire i margini di apprezzamento dai livelli attuali ci risultano ormai alquanto limitati.
Proprio per questo motivo appare a nostro avviso particolarmente indicato fare attenzione alle singole emissioni prima di sceglierle per il proprio portafoglio di investimento.
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