Vi ricordate quel gioco che si faceva da bambini in cui ci si doveva velocemente sedere quando la musica cessava e il numero di sedie era necessariamente inferiore a quello dei partecipanti? Se non fosse per i risvolti finanziariamente …
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JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management
drammatici che la vicenda potrebbe assumere, la disputa legale tra l’Argentina e i suoi creditori sembra assomigliargli molto. Entro poche settimane vedremo chi resterà senza sedia.
Dopo che la corte Suprema americana ha intimato al paese sudamericano di procedere al pagamento di 1,5 miliardi di dollari a favore dei fondi NML Capital, Aurelio e Blue Angel, si è aperto uno scenario particolarmente complesso che investe anche quei creditori che nel 2005 e nel 2010 hanno accettato le pur pesantissime condizioni imposte da Buenos Aires, con una perdita secca intorno al 70% del capitale investito.
Vediamo di dipanare brevemente l’aggrovigliata matassa degli scenari possibili cercando anche di capire quali possono essere le conseguenze per i risparmiatori italiani che si ritrovano in larga parte tra coloro che hanno accettato la ristrutturazione ( circa 400 mila) e coloro che invece l’hanno respinta ( circa 50 mila) e stanno portando avanti una causa legale che proprio nei prossimi giorni giungerà alle sue battute conclusive.
La sentenza emessa dal giudice Thomas Griesa si fonda sul principio del pari passu, una clausola contenuta nella documentazione originale del bond che prevede che i creditori siano trattati di pari passo: in soldoni ogni volta che viene pagata una cedola a coloro che hanno accettato i nuovi bond, devono essere pagati anche coloro che non hanno accettato la ristrutturazione per l’ammontare pattuito dal bond originario, ovvero il totale visto che il titolo è scaduto.
Sino ad ora la premier argentina Cristina Fernandez de Kirchner si è platealmente rifiutata di trattare con i fondi sopra citati (definiti letteralmente fondi avvoltoio, visto che avevano rastrellato a bassissimo prezzo i vecchi bond) ed ha più volte ribadito il suo disprezzo verso questi investitori definiti estorsori con i quali non avrebbe mai trattato, né tanto meno pagato. Negli ultimi giorni però sembra essersi aperto un pertugio per una trattativa e questa è senza dubbio un passo avanti nel muro contro muro anche se si aprono molte questioni.
La prima e più importante riguarda l’eventualità che altri creditori che non hanno aderito alla ristrutturazione possano pretendere il rimborso completo come NML capital e gli altri. Le cifre a questo punto sarebbero infatti molto diverse: onorare la sola sentenza comporterebbe infatti l’esborso di una cifra di soli 1,5 mld dollari, una cifra molto contenuta rispetto ai 28-30 miliardi di $ delle riserve attuali. Ma secondo il ministro dell’economia Axel Kicillof se anche gli altri creditori pretendessero il pagamento, i numeri salirebbero velocemente fino a 15 miliardi di dollari rendendo impensabile e impraticabile la via del rimborso totale e immediato. Anzi, in via d’urgenza , il ministero starebbe studiando una via legale per trasferire la giurisdizione dei vecchi bond dal foro di New York ad un tribunale argentino per continuare ad onorare propri debiti nei confronti dei creditori che hanno aderito al concambio, e di continuare a non pagare i “ribelli”. Di fatto questa via sembra particolarmente difficile da percorrere, sia per i tempi strettissimi per un suo perfezionamento legale, sia per l’elevato numero di risparmiatori da raggiungere e convincere, sia perché il cambio di giurisdizione potrebbe per alcuni essere una condizione vincolante per non accettare. Secondo alcuni osservatori le dichiarazioni in base a cui l’Argentina potrebbe cercare di migrare la competenza legale dei bond sarebbe solo un tentativo di prendere tempo per intraprendere un negoziato con i fondi “avvoltoio”.
Un punto non chiarito riguarda però la cosiddetta clausola RUFO (Rights Upon Future Offers, ovvero i Diritti sulle offerte future) che scade il 31 dicembre 2014 e che l’Argentina teme le si possa ritorcere contro qualora accordasse ai creditori ribelli il pagamento totale dei bonds: a questo punto tutti i creditori che hanno accettato la precedente ristrutturazione potrebbero legittimamente pretendere gli stessi diritti, ovvero il pagamento in toto, vanificando di fatto la ristrutturazione del debito operata da Buenos Aires e provocando un nuovo default.
Secondo NML questo argomento portato avanti da Buenos Aires è solo una provocazione: a loro avviso la clausola Rufo varrebbe solo se l’Argentina proponesse volontariamente condizioni migliorative ad alcuni dei suoi creditori: ma in questo caso sarebbe solo onorata una sentenza imposta da un tribunale e quindi nessun altro creditore ristrutturato potrebbe vantare alcun diritto…
Come si vede la matassa è ben aggrovigliata, nonostante il tempo scorra velocemente. La soluzione migliore sarebbe forse quella dell’apertura di un negoziato, con un versamento parziale ed un congelamento della scadenza: è un compromesso di cui facciamo però fatica a vedere i termini.
I risparmiatori italiani “ribelli” che stanno portando avanti la propria causa presso l’ICSID potrebbero avvantaggiarsi della favorevole sentenza della Corte Suprema di New York, grazie al precedente creatosi, ma quelli che in precedenza hanno aderito alla ristrutturazione potrebbero anche rimanere danneggiati. Qualora infatti l’Argentina venisse oltremodo messa all’angolo e costretta a pagare tutto e subito, potrebbero delinearsi i presupposti di un ulteriore default sul debito già ristrutturato, ipotesi quest’ultima che la premier Fernandez ha per ora categoricamente smentito.
Se guardiamo agli indicatori di mercato, Cds, rendimenti dei Bonds in Usd e listino azionario, gli investitori non paiono particolarmente preoccupati. Tutti questi indicatori infatti segnalano un ritorno di relativa quiete dopo la grande volatilità, come è riscontrabile nei grafici che seguono. E’ ragionevole dunque che mutamenti repentini nei trend dei mercati rappresenterebbero un potenziale rischio che al momento non viene giudicato particolarmente elevato.
Non ci resta dunque che attendere pochi giorni o settimane per vedere chi resterà senza sedia, quando la musica terminerà.
Fonte: Bloomberg. Cds a 5 anni sul debito argentino
Fonte: Bloomberg. Listino azionario argentino. Indice Merval
Fonte: Bloomberg. Listino azionario argentino. Indice Merval
Fonte: BONDWorld.it
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