JCI: Outlook della settimana. Abulia

La Fed non ha portato sorprese. Chi sognava una ripetizione, su maggiore scala per le dimensioni dei mercati coinvolti, della volatilità portata una settimana prima da Carney, il governatore della BoE, è rimasto deluso.  Difficile non …


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continuare a vedere la guida di Janet Yellen nel solco della continuità con l’epoca Bernanke. La Fed per ora rimane quanto più accomodante possibile ci si possa aspettare con un’economia che continua a sfornare dati più che discreti se non brillanti. Comunque, a questi livelli, la curva dei tassi americani fa fatica a scendere più di tanto e così pure il dollaro. Salvo improbabili ricadute verso la stagnazione lo spazio per rimanere così ‘dovish’ ci sembra però ora in via di esaurimento. La novità ci sembra essere la salita dei TIPS, ovvero di quelle obbligazioni destinate a proteggere contro il rischio di inflazione, che a 10 anni stimano ormai un inflazione realizzata di circa 2.30%, dopo aver rotto a 2.25% la parte alta del range degli ultimi mesi. Forse qualcuno sta iniziando a pensare che la Fed si stia prendendo qualche rischio di troppo e che si possa in futuro ritrovare in ritardo nella gestione di potenziali rischi inflazionistici. Da questo punto di vista siamo ovviamente agli antipodi rispetto agli avvenimenti europei dove l’ECB si vede man mano costretta ad essere sempre meno convenzionale per contenere il rischio di deflazione. Questa divergenza prosegue in ogni caso con enorme lentezza e il mercato sembra quasi anestetizzato e incapace di reagire in qualsivoglia direzione. Le tensioni geopolitiche continuano ininterrotte. La situazione in Ucraina è stabilizzata ma non risolta. Quella in Iraq sembra invece in rapido e costante peggioramento con il rischio di un allargamento a macchia d’olio a tutta la regione, Siria in primis. Il mercato azionario americano non reagisce neanche più a queste cattive notizie, quasi abulico nella sua lenta ma costante ascesa. D’altro canto la bassa volatilità, con il contorno di banche centrali accomodanti quasi ovunque, sembrava l’ecosistema perfetto per la partenza di un trend estivo favorevole al ‘carry trade’. Anche in questa direzione però si vede ben poco movimento: valute emergenti, borse europee (dove la banca centrale ha dato prova di maggior aggressività monetaria ultimamente) e lo stesso BTP, sono rimaste, nelle ultime sessioni, ferme al palo. Di solito queste fasi di bassissima volatilità e assenza di trend possono durare a lungo ma sono anche foriere di movimenti importanti. Al momento non se ne vedono però le avvisaglie. Speriamo di continuare a goderci i mondiali.

Dati macro. US: già usciti oggi meglio delle attese il PMI manifatturiero Markit e le vendite di case esistenti; nei prossimi giorni ancora parecchi dati di seconda fascia, fiducia dei consumatori, vendita di case nuove e indice dei prezzi delle case Case-Shiller (martedì), crescita GDP Q1 (terza lettura) e ordini di beni durevoli (mercoledì), consumi e redditi personali (giovedì). EuroZona: indice tedesco IFO (martedì) e CPI tedesco e spagnolo (venerdì). Altro: CPI giapponese, crescita GDP UK (terza lettura) e bilancia commerciale neozelandese (venerdì).

Banche centrali. Solo banche minori in agenda. I tassi dovrebbero essere rimanere invariati in Israele (0.75%, lunedì), Repubblica Ceca (0.05%, giovedì) e Taiwan (1.875%, giovedì) mentre dovrebbero subire un ritocco ribassista in Turchia (da 9.50% a 9.00%, giovedì) e Ungheria (da 2.40% a 2.30%, giovedì).

Fonte:  BONDWorld.it

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