JCI: Outlook della settimana. Braveheart Yellen

Sarà una settimana movimentata, perlomeno nella sua seconda parte. Due eventi su tutti stanno monopolizzando l’attenzione dei mercati. Mercoledì sera ci sarà il comunicato della Federal Reserve, accompagnato dalla pubblicazione …


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delle proiezioni economiche dei membri del comitato e dalla conferenza stampa di Janet Yellen. Poco più di 24 ore dopo, nella notte tra giovedì e venerdì, sapremo se la Gran Bretagna perderà la Scozia. Eventuali tassi negativi anche in Svizzera e quale sarà la richiesta delle banche europee per il primo, nuovo, T-LTRO (entrambi in programma per giovedì mattina) sono eventi, seppur rilevanti, destinati a passare in secondo piano.

La riunione delle Fed è cresciuta d’importanza nel radar degli investitori nelle ultime sessioni. Una serie d’interviste, di articoli di giornale e di produzione accademica hanno fatto trapelare un certo fastidio, da parte di numerosi membri del FOMC (anche note ‘colombe’ come Rosengren), rispetto alle aspettative del mercato sui futuri rialzi dei tassi. Queste aspettative infatti sarebbero troppo blande rispetto alle discrete notizie che continuano a giungere sul fronte economico e occupazionale. Un mercato troppo lontano nelle sue previsioni da quello che è il percorso più probabile (agli occhi della Fed), è un mercato più vulnerabile a successivi ‘shock’ di aggiustamento. Questo è il concetto che parrebbe la Fed voglia far passare, cercando una gestione delle aspettative simile a quella che era stata messa in atto nel 2013 in occasione dell’inizio del ‘tapering’: un tentativo di vaccino preventivo che riduca l’effetto del virus quando arriverà. Il mercato ha prontamente reagito con tassi in salita, borse in leggera difficoltà e dollaro sugli scudi. Gli occhi di tutti saranno in particolare su due dettagli.

In primo luogo, l’eventuale rimozione nel comunicato della frase ‘considerable time’ come periodo previsto tra la fine del tapering (ottobre) e il primo rialzo, dove questo ‘considerable time’ è un lasso di tempo finora stimato in circa sei mesi, o poco più, a valle di alcuni chiarimenti forniti dalla stessa Yellen in passato. Rimuoverlo e ribadire una maggiore dipendenza dei dati da future azioni è sicuramente fonte di nervosismo per gli investitori assuefatti allo ZIRP (zero interest rate policy).

In secondo luogo, nelle proiezioni economiche dei membri del comitato, verrà guardato con attenzione quanto lontano dall’attuale curva di mercato si disporranno i ‘dots’ rappresentanti il futuro andamento dei tassi ufficiali nel 2017 (prima volta che la previsione di estende oltre il 2016). Il tutto potrà eventualmente trovare ulteriore precisazione nel tono che verrà tenuto nel Q&A dal governatore, le cui parole finora hanno spesso contato di più dello stringato testo del comunicato o dei ‘pallini’ delle proiezioni. Dopo il recente movimento è probabile che la Fed non voglia esagerare con la ‘hawkishness’ e che per l’estensione dei trend in atto (tassi e dollaro su) bisognerà aspettare conferme dai dati economici.

Potenzialmente in grado di muovere molto più il mercato sarà il referendum scozzese. I sondaggi, che negli ultimi 10 giorni hanno mandato nel panico i politici inglesi, hanno dato grande visibilità a quest’evento, ma al momento il mercato sembra comunque pensare che il NO (all’indipendenza) resti ampiamente favorito, che, per inciso, è anche la mia impressione. Un eventuale SI provocherebbe parecchi sussulti, e non solo alla sterlina, ma con ogni probabilità agli asset periferici europei e ai ‘risky asset’ in generale. Una Scozia indipendente non sarebbe certo una catastrofe economica ma sicuramente a livello psicologico potrebbe avere ramificazioni difficili da prevedere. Le cinghie di trasmissione che sembrano più evidenti consistono nel gettare benzina sul fuoco dei movimenti indipendentisti europei (Catalunia in primis) e dell’euro-scetticismo in generale con un r-UK (=rest of UK) a maggior rischio di uscita dall’Unione Europea. Anche una vittoria strettissima del NO non sarebbe una notizia particolarmente positiva per i mercati, lasciando aperta la porta a future richieste di consultazione popolare sul tema negli anni futuri.

Se la Fed si riterrà soddisfatta degli anticorpi creati nelle ultime sessioni evitando di esagerare spaventando ulteriormente il mercato e se gli unionisti prevarranno con qualche margine sconfessando i sondaggi, potrebbe essere una buona occasione per tornare a comprare, fiduciosi che la strada dell’ECB verso il pieno e incondizionato supporto monetario è solo agli inizi.

Per ora accontentiamoci del fatto che non si parli più solo di Ucraina.

Dati macro in secondo piano in una settimana in cui scelte monetarie e politiche conducono il gioco. US: già usciti oggi l’indice manifatturiero NY Fed (buono) e la produzione industriale (deludente), attendiamo PPI (martedì), CPI (mercoledì), indice Philly Fed (giovedì). Europa: indice tedesco Zew e CPI UK (martedì), PPI tedesco (venerdì).

Banche centrali. Sulla Fed ci siamo già dilungati. Le altre riunioni dovrebbero partorire tassi invariati con il rischio più evidente che giovedì la Swiss National Bank varchi anch’essa il confine dei tassi negativi. Tailandia (2.00%, martedì), Norvegia (1.50%, giovedì), Sud Africa (5.75%, giovedì) gli altri meeting in programma.

Fonte:  BONDWorld.it

 

 

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