Spesso in passato abbiamo analizzato l’antagonismo tra gli scenari macroeconomici e quelli ‘micro’, tipicamente riguardanti i risultati aziendali trimestrali, in grado spesso di esercitare effetti contrastanti sui mercati. In questa fase ..
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sembra invece che i venti contrari a buone trimestrali spirino da una situazione geopolitica che continua a mostrare un’instabilità strutturale. Come analizzato nell’ Analisi Outlook ‘Nubi Geopolitiche’, i tragici eventi riguardanti il volo MH17 non hanno portato una maggiore disponibilità al dialogo. Sembrano quasi aver spinto Putin a giocare le sue carte in maniera più aggressiva, sfidando una maggiore determinazione europea a rendere più significative le sue sanzioni. Questa settimana ne sapremo di più sull’effettiva capacità del fronte europeo di trovare un accordo e di mostrare maggiormente i muscoli, intraprendendo eventualmente la strada americana nel boicottare l’accesso di un limitato numero di società russe al mercato dei capitali. Intervenire sui flussi di capitale, rispetto a quelli di merci, rischia spesso di essere più efficiente, come ben descritto oggi sull’FT da Wolfgang Münchau in “The west risks collateral damage by punishing Russia”. Se le misure ci saranno e risulteranno efficienti, sicuramente avranno un impatto anche sulla zoppicante crescita europea: con sanzioni ridicole la produzione industriale tedesca ha già subito un calo significativo negli ultimi due mesi, da questo punto di vista la situazione può solo peggiorare. Intanto dell’Iraq e dell’ISIS si parla poco. Il prezzo del petrolio che fatica a salire è un buon segno, ma ovviamente la situazione, pur essendosi stabilizzata, ha ulteriormente spalancato un vaso di pandora il cui coperchio è stato tolto da tempo con il disimpegno americano in Medio Oriente. Anche l’escalation incontrollata di Gaza va letta in questo contesto per nulla piacevole.
E’ in questo scenario che a nostro avviso va interpretata la difficoltà che le borse stanno avendo a far segnare nuovi massimi nonostante dati economici americani solidi, banche centrali sempre accomodanti (virate improvvise della Fed sembrano meno probabili dopo il morbido CPI di settimana scorsa), trimestrali incoraggianti e curve dei tassi sempre molto benigne. Micro (i risultati delle aziende europee sono assai meno entusiasmanti), macro (anche l’economia è tornata a fare più fatica) e maggiore vicinanza economica e politica alle zone geopoliticamente calde (soprattutto l’Ucraina) suggeriscono maggior cautela rispetto ai mercati azionari europei nei confronti di quello americano. La sottoperformance è evidente già da più di un mese ma probabilmente non è terminata.
Anche il posizionamento conta. I mercati emergenti, di cui i portafogli di tutto il mondo sono maggiormente scarichi, continuano a soffrire meno. Soprattutto l’Asia che sfrutta anche la percezione, forse non del tutto fondata, di un rimbalzo ciclico cinese.
Nella seconda metà della settimana con il FOMC di mercoledì e, soprattutto, il rapporto sull’occupazione di venerdì, il fattore ‘macro’ dovrebbe tornare a prendere il sopravvento su ‘geo’ e ‘micro’.
Dati macro. US: settimana lenta fino a venerdì quando al rapporto sull’occupazione farà seguito l’indice ISM manifatturiero. Nell’attesa: indice dei prezzi delle case Case/Shiller e fiducia dei consumatori (martedì) e dato preliminare sulla crescita GDP Q2 (mercoledì). EuroZona: CPI preliminare per Germania e Spagna (mercoledì), seguito dal complessivo europeo (giovedì), vendite al dettaglio e disoccupazione tedesca (giovedì), indici PMI finali di luglio (venerdì). Cina: indice PMI manifatturiero (entrambe le versioni, ufficiale e HSBC, venerdì). Altro: vendite al dettaglio e disoccupazione giapponese (martedì), produzione industriale giapponese e crescita GDP svedese (mercoledì), crescita GDP canadese (giovedì).
Banche centrali. Il FOMC di mercoledì dominerà la scena, pur non essendo certo uno dei più attesi degli ultimi mesi, nel suo formato ridotto al semplice comunicato, senza proiezioni e conferenza stampa. Tra gli altri meeting in agenda, dopo il taglio a sorpresa in Israele oggi (da 0.75% a 0.50%), si attendono rialzi in Filippine (da 3.50% a 3.75%, giovedì) e Colombia (da 4.00% a 4.25%, giovedì), mentre i tassi verranno lasciati invariati in Repubblica Ceca (0.05%, giovedì).
Trimestrali. E’ l’ultima settimana ‘importante’ per le trimestrali americane. Da segnalare: Pfizer (martedì), Conoco Phillips, Exxon Mobil, Time Warner (mercoledì), Berkshire Hathaway (venerdì). Finora, con 228 nomi su 500 e quasi il 60% di capitalizzazione, i risultati sono stati molto buoni, con il 78% di aziende con profitti e il 66% con ricavi sopra le attese. Meno florida la situazione in Europa (55% sui profitti, 52% sui ricavi dopo 127 nomi su 600) dove questa settimana avremo molti grandi nomi finanziari: UBS (martedì), Barclays (mercoledì), BNP (giovedì).
Fonte: BONDWorld.it
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