JCI: Outlook della settimana. I nostri scenari al test di Draghi e dati US

La doppietta ECB – NFP (Non Farm Payrolls) che spesso arriva in due giorni consecutivi, il giovedì e il venerdì della prima settimana del mese, è spesso un buon banco di prova per testare i propri scenari attesi per l’evoluzione economica globale e dei mercati finanziari….


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Ovviamente un singolo dato e una singola conferenza di Draghi non possono stravolgere tutto ma possono dare qualche indicazione se la realtà sta potenzialmente imboccando una strada diversa rispetto a quanto riteniamo plausibile.

A costo di essere ripetitivi, ricordiamo che la nostra aspettativa in Europa è da tempo per un progressivo impegno da parte della banca centrale nel fare tutto il possibile per alleviare dinamiche deflattive sempre più evidenti. Riteniamo inoltre che questo attivismo sia però destinato ad avere un impatto poco significativo sull’economia reale in mancanza di cambiamenti strutturali negli assetti istituzionali dell’Eurozona, e che, di conseguenza, si rendano necessarie nel tempo misure incrementali sempre più importanti. Una preferenza per le classi obbligazionarie rispetto a quelle azionarie, nonostante i bassissimi livelli dei tassi, è figlia di questa attesa “giapponesizzazione” del vecchio continente, con i dovuti distinguo (che in genere rendono la nostra situazione ancora più precaria). Gli eventi di giovedì, con Draghi saldamente in sella nel fare tutto il possibile, non ci sembrano negare un simile scenario.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti è da tempo che la nostra aspettativa base è per una crescita moderata, incapace di diventare esplosiva e, soprattutto, di generare pericolose spinte inflattive. Questo può permettere alla Fed di rimanere tranquilla e non mostrarsi troppo aggressiva. Il rovescio della medaglia di un’economia discreta ma non straripante è quello di rendere la crescita globale molto più a rischio (soprattutto quando Europa, Cina e altre economie emergenti rallentano più del previsto) o almeno di rendere il mercato molto più timoroso nei confronti di questo pericolo. Questo è proprio quello che è accaduto nella prima metà di ottobre. Proprio la prontezza delle banche centrali nel reagire è stata sufficiente a stabilizzare il mercato, e auspicabilmente lo sarà ancora in futuro, anche se non possiamo fare a meno di osservare che l’impatto delle iniezioni di liquidità sugli asset finanziari è sempre meno potente. La crescita americana, buona ma non troppo inflattiva, è di supporto al dollaro (per mancanza di alternative valide), ai mercati azionari (non europei) e ad alcuni mercati emergenti con buoni fondamentali o buone valutazioni. Anche in questo caso, il dato di venerdì non fa nulla per contraddire questo scenario: si creano nuovi posti di lavoro, la disoccupazione scende (e non per ragioni deteriori come la discesa del tasso di partecipazione) ma l’inflazione salariare non accenna ad aumentare.

Trimestrali. Il calendario comincia a rallentare, con il picco del reporting è alle spalle negli Stati Uniti. Wal-Mart e Cisco tra i nomi degni di menzione durante questa settimana. Ancora affollata l’agenda europea con 67 nomi (su 600), tra cui SAB Miller e Vodafone.

Dati macro. La settimana post-payrolls è tipicamente leggera. Stavolta lo sarà ancora di più con la vacanza US (Veterans Day) di domani martedì 11 novembre. US: vendite al dettaglio (venerdì), Eurozona: produzione industriale (mercoledì, pubblicata oggi quella italiana peggiore delle attese), CPI finale di ottobre (giovedì e venerdì), prima lettura del GDP Q3 italiano, tedesco, francese e portoghese (venerdì). Cina: produzione industriale, vendite al dettaglio e investimenti fissi (giovedì). Altro: bilancia commerciale giapponese e CPI svedese (martedì), occupazione UK (mercoledì), produzione industriale giapponese (giovedì).

Banche centrali. L’evento principale di una settimana povera è il rapporto sull’inflazione della BoE (mercoledì). Si riuniscono inoltre le banche centrali in Indonesia, dove è possibile un rialzo (da 7.50% a 7.75%, giovedì), Corea del Sud (2.00%, giovedì) e Perù (3.50%, giovedì) dove è probabile i tassi rimangano invariati.

Fonte:  JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management BONDWorld.it

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