JCI: Outlook della settimana. L’enigma dei mercati americani

Nel pomeriggio di venerdì l’ulteriore deterioramento della situazione ucraina – siamo sull’orlo del baratro della guerra civile, se non ci siamo già caduti dentro – ha confuso le acque dopo i dati sull’occupazione americana che si possono …

certamente considerare, pur nella loro complessità, positivi. Proprio il precipitare della situazione nelle regioni orientali dello stato ex-sovietico è stato una causa importante del rimbalzo, quasi furioso, del reddito fisso US dopo un primo iniziale tentativo ribassista a seguito degli ottimi dati, specialmente nella parte a lunga della curva. In realtà, la difficoltà che i tassi americani incontrano quando provano a salire sotto la spinta di dati economici positivi sembra essere stata una costante nelle ultime settimane e non contingente rispetto alla normale domanda di investimenti ‘safe-haven’ – come tipicamente rimangono i titoli di stato americani – che scaturisce dall’inasprirsi di un focolaio geopolitico. Questo grafico di JP Morgan illustra la recente divergenza tra borsa (in bianco), tornata correttamente sensibile ai miglioramenti economici, e tassi (in rosso).

Come si spiega? Queste le motivazioni che ci sembrano plausibili e che vanno al di là delle contingenze russo-ucraine che, per ora, vengono trattate dal mercato globale come incidenti di percorso, per quanto gravi, relativamente ‘regionali’.
Il mercato dopo una serie di partenze false negli ultimi mesi, rimane più difficile da convincere sulle accelerazioni dell’economia US;
Il posizionamento (anche se ora è probabilmente molto meno rispetto a inizio anno) generato dal ‘consensus trade’ sulla normalizzazione (leggasi salita) dei tassi americani rende questo stesso una scommessa più problematica;
A parità di aspettative di crescita il mercato azionario ha beneficiato nelle ultime settimane di carburante aggiuntivo dal lato ‘micro’, con trimestrali buone e l’intensificarsi di un’attività di M&A solitamente di supporto ai prezzi, almeno nel breve periodo;
Flussi reali importanti da parte dei fondi pensioni continuano a supportare i titoli a lunga scadenza (come ben spiegato in questo articolo di Bloomberg http://www.bloomberg.com/news/2014-05-04/can-t-find-enough-30-year-treasuries-to-buy-here-s-why.html) in un contesto in cui l’offerta di carta sta diminuendo a seguito del deficit fiscale in forte contrazione, nonostante gli acquisti della Fed siano in progressiva diminuzione (‘tapering’).
I dati sull’occupazione sono buoni ma presentano qualche ombra significativa: l’inflazione salariale rimane molto controllata e il tasso di partecipazione alla forza lavoro ha ripreso a scendere. Ci si domanda se una spiegazione di questo articolato scenario stia in un calo duraturo della produttività. Limiti strutturali alla capacità di crescita di lungo periodo farebbero sì che, anche qualora la Fed fosse costretta ad alzare i tassi tra 12-18 mesi, il livello di arrivo della salita sia ben inferiore rispetto ai cicli precedenti. Eventualità che il più attento mercato del reddito fisso sta iniziando a scontare e che nei mesi futuri, se confermato, non può portare nulla di buono al mercato azionario.
Tutti questi fattori, da soli o congiuntamente, possono spiegare la divergenza in atto. In gran parte sono cause destinate a scomparire o ad attenuarsi nel loro effetto asimmetrico sui due mercati. Se, come crediamo, la crescita americana continuerà a mostrarsi solida e a confermare che la maggior parte della battuta d’arresto del primo trimestre sia dovuta a fattori meteorologici, continuiamo a pensare che una convergenza per via di tassi più alti (e non tanto di borsa più bassa) sia l’evoluzione più probabile dei prossimi mesi. Dati macro. Dati numerosi ma non di grande impatto, come d’abitudine la settimana dopo i payrolls americani. US: già uscito oggi, leggermente migliore delle attese, l’ISM non manifatturiero, attendiamo la bilancia commerciale (martedì). Europa: indici PMI servizi EuroZona e UK (martedì), produzione industriale tedesca (giovedì), produzione industriale inglese, bilancia commerciale inglese e tedesca (venerdì). Cina: indice PMI servizi (HSBC, mercoledì), bilancia commerciale (giovedì), CPI (venerdì). Altro: bilancia commerciale australiana e canadese, indice Ivey PMI canadese (martedì), occupazione neozelandese e vendite al dettaglio australiane (mercoledì), occupazione australiana e CPI svizzero (giovedì), CPI norvegese e occupazione canadese (venerdì). Banche centrali. In una settimana relativamente povera di dati economici rilevanti, l’audizione di Janet Yellen di fronte alla commissione economica congiunta del Congresso (mercoledì) e la conferenza stampa di Draghi post riunione dell’ECB saranno seguite con attenzione, nonostante non ci si aspettino novità particolari. I numerosi meeting delle altre banche centrali non dovrebbero sortire movimenti sui tassi ufficiali: Australia (2.50%, martedì), Romania (3.50%, martedì), Repubblica Ceca (0.05%, mercoledì), Polonia (2.50%, mercoledì), Norvegia (1.50%, giovedì), Filippine (3.50%, giovedì), UK (0.50%, giovedì), Indonesia (7.00%, venerdì), Sud Corea (2.50%, venerdì), Perù (4.00%, venerdì).

Fonte : JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management

 

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