JCI: Outlook della settimana. Quelli che aspettano…l’ECB

All’ultimo meeting di inizio maggio Draghi ha praticamente garantito che azioni concrete sarebbero state annunciate a quello successivo. Da allora non ci sono state novità….


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particolari che possano far dubitare che questo stia per avvenire, anzi. Le elezioni europee hanno mandato l’atteso messaggio che la ricerca della crescita deve tornare ad essere prioritaria lasciando però la politica europea indebolita. L’ECB potrebbe vedere una simile situazione come un’opportunità (o un obbligo) ad evolvere verso una proattività ancora maggiore di quanto abbia già mostrato sotto la guida di Draghi. Inoltre i recenti dati (ieri e oggi) sull’inflazione non hanno certo fugato i timori che l’Eurozona si trovi su un pericoloso piano inclinato verso un’inesorabile deflazione. La riunione di giovedì non sarà quindi interlocutoria. Il mercato, nel frattempo, ha però alzato l’asticella delle attese. Ecco quello che potremmo definire uno scenario ‘centrale’:

·      Un taglio di 10-15 bp del tasso di rifinanziamento (da 0.25% a 0.10-0.15%) è considerato certo

·      Taglio di 10-15 bp del tasso di deposito (da 0.00% a -0.15-0.10%) è considerato molto probabile

·      Una qualche forma di ulteriore accomodamento è anch’essa considerata assai probabile. Assicurare che le operazioni settimanali (MRO) continueranno ad essere illimitate fino a metà 2016 (ora lo sono fino a metà 2015) sembrerebbe la strada più facile. In aggiunta, pur rimanendo una mossa meno scontata, l’ECB potrebbe eliminare la sterilizzazione dei circa 150 miliardi del programma SMP (i titoli periferici acquistati nel 2011-2012).

Il tentativo di prevedere le decisioni della banca centrale si fa ovviamente più complesso quando passiamo al possibile utilizzo di strumenti non convenzionali, quella vasta famiglia che ormai definiamo comunemente QE. Da questo punto di vista le strade che sembra più opportuno vengano intraprese sono due: l’acquisto di ABS (Asset Backed Securities) e nuove forme di LTRO ‘mirati’ (ed eventualmente a condizioni ancora più economiche) a favorire i prestiti all’economia reale, sul modello del ‘funding for lending’ utilizzato dalla Bank of England. In entrambi i casi l’attuazione concreta in tempi brevi sembra però assai complessa. Il mercato ABS, perlomeno nella sua fascia di qualità alta, è molto ridotto in Europa e le leve per svilupparlo non sono certo tutte in mano all’ECB. Inoltre è molto probabile che prima di intraprendere una strada di così aggressivo supporto al sistema bancario si intenda completare il processo dell’Asset Quality Review che durerà ancora qualche mese. Draghi dovrà fare del suo meglio per promettere e mostrare determinazione nell’intraprendere una strada che a livello pratico è ancora impossibilitato ad imboccare. Le qualità per riuscire in quest’opera di equilibrio dialettico non gli mancano lo ha già dimostrato in passato. La conferenza di giovedì sarà molto interessante ma crediamo che, in questa fase di maggiore equilibrio con la forza dell’euro sotto controllo e una certa tranquillità sul mercato dei tassi, l’ECB possa avere interesse a non sprecare cartucce, soddisfando le attese senza esagerare.

Passando all’altro lato dell’atlantico, venerdì il mercato cercherà, con la consueta frenesia, conferme che l’assenza di crescita americana nel primo trimestre sia stato solo un brutto incidente di percorso. Finora i tassi americani sono stati insensibili ai dati in netto miglioramento delle ultime settimane. Qualche segnale che si siano raggiunti livelli sotto cui è difficile scendere (2.40% sul 10 anni, 0.35% sul 2 anni), a meno di significative ricadute di crescita, è arrivato nelle ultime sessioni. La crescita sembra assestarsi su livelli di 2.5-3.0% annuo, sostenuta ma non esplosiva come in molti si aspettavano 6 mesi fa. A questo punto il dibattito più interessante sta diventando se questo tipo di crescita, agli attuali livelli di disoccupazione, ha già il potenziale per diventare inflattiva. Lo zoccolo duro della Fed (Yellen, Dudley) rimane per ora in questo campo: si può continuare a spingere senza rischi di generare inflazione. Ma nei prossimi mesi gli occhi del mercato saranno sempre più puntati su questo aspetto: venerdì il dato sull’inflazione salariale sarà osservato con la stessa attenzione del numero di posti di lavoro creati o del tasso di disoccupazione.

Dati macro. Con la settimana (per noi italiani) corta ci siamo già lasciati alle spalle l’inflazione europea più bassa delle attese e dati US solidi (ISM manifatturiero e ordinativi di fabbrica). I prossimi tre giorni non saranno comunque vuoti. US: indice ISM servizi, bilancia commerciale e il Beige Book della Fed (mercoledì), rapporto sull’occupazione (venerdì). Eurozona: seconda lettura per la crescita GDP Q1 (mercoledì), indici PMI servizi, vendite al dettaglio europee e ordinativi di fabbrica tedeschi (giovedì). Altro: crescita GDP australiana (mercoledì), bilancia commerciale australiana e indice PMI servizi HSBC cinese (giovedì), CPI svizzero e occupazione canadese (venerdì).

Banche centrali. Il palcoscenico sarà tutto per l’ECB. Le altre riunioni sono numerose ma non dovrebbero partorire cambiamenti: Canada (1.00%, mercoledì), UK (0.50%, giovedì), Messico (3.50%, venerdì). Le riunioni si sono già consumate (con tassi invariati) in Australia (2.50%), India (8.00%) e Polonia (2.50%).

Fonte:  BONDWorld.it

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