JCI: Outlook della settimana.Un rombo nella giungla: Bank of Japan

Il 30 ottobre è stato il quarantesimo anniversario dell’incredibile incontro (“rumble in the jungle”) di boxe con cui a Kinshasa, contro ogni pronostico, Muhammad Alì riconquistava il titolo mondiale contro George Foreman….


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In un pregevole editoriale Peter Tasker ha paragonato la tattica del governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda, di ‘stancare’ le aspettative del mercato per poi colpire a sorpresa quando l’attenzione è bassa, massimizzando la reazione degli operatori, proprio all’atteggiamento passivo prima del contrattacco fulmineo che aveva caratterizzato quella vittoria dell’inarrivabile campione.

L’impatto è stato evidente, ovviamente amplificato dall’effetto sorpresa. Per i mercati avere qualcuno che si sostituisca alla Fed in maniera chiara e insindacabile è certamente una buona notizia. E gli importi di BoJ non sono certo irrisori: 80 trillioni di yen all’anno sono circa 60 miliardi di dollari al mese. La Fed ne faceva 85 al mese, primi di iniziare a ridurre il suo QE3, ora terminato, con un’economia tre volte più grande di quella nipponica, mentre al momento il nuovo CBPP3 (programma di acquisto di covered bonds) viaggia a una media di 15 miliardi al mese se calcolati in dollari. In ogni caso l’euforia derivante da questo evento va presa con le pinze. In primo luogo, quello che sta succedendo in Giappone è abbastanza lontano dai nostri mercati e l’investitore globale, anche quello giapponese, al momento preferisce diversificare su asset americani rispetto a quelli europei. Quindi l’effetto di pompaggio di liquidità rischia di non avere rilevanza significativa sui mercati europei. Tra l’altro la caduta dello yen annacqua la chiara tendenza all’indebolimento che la moneta unica ha mostrato negli ultimi mesi. Per l’industria tedesca il Giappone è un competitor primario e, nello specifico, con l’Eur/Jpy ai massimi da aprile, il cambio sta lavorando contro e non a nostro favore. Inoltre più volte abbiamo sottolineato come la capacità della politica monetaria nel sostenere i mercati abbia mostrato effetti decrescenti negli ultimi mesi. In qualche modo il timore che l’attivismo delle banche centrali sia scarsamente rilevante per l’economia reale, in particolare in mancanza di certi presupposti politico-istituzionali, sta lentamente prendendo corpo nella psicologia dell’investitore. Draghi ha stupito a giugno e ci è riuscito ancora a settembre. In entrambi i casi però l’effetto sui listini è stato abbastanza effimero. Riuscirà a stupire ancora, anche se probabilmente non già questa settimana. Gli attriti nei confronti dei falchi dell’ECB e del sistema politico tedesco sono aumentati nelle ultime settimane e il governatore ha probabilmente bisogno di un ulteriore peggioramento delle aspettative d’inflazione e/o dei dati di crescita economica per riuscire a cementare nuovamente un consenso sufficiente a spingere nuovamente sull’acceleratore.

Fonte Blommberg. Clicca sull’immagine per ingrandirla

Con queste premesse, in mancanza di un cambio di rotta politico-istituzionale o di un rilevante miglioramento dei fondamentali economici che non vediamo all’orizzonte, consigliamo prudenza sugli asset europei mentre siamo più possibilisti sull’azionario americano, giapponese e sul dollaro.

Quasi nessuno parla delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti (risultati nella notte tra martedì e mercoledì) perché il risultato del passaggio del Senato ad una maggioranza repubblicana (la Camera lo è già) è abbastanza scontato e dalle limitate implicazioni politiche.

Trimestrali. Il calendario rimane intenso con 84 nomi dell’S&P 500, tra cui Walt Disney e Time Warner, e 101 nomi dello Stoxx 600, tra cui HSBC, Santander e Astra-Zeneca.

Dati macro. La settimana è parecchio affollata con un crescendo che culminerà con i non-farm payrolls di venerdì. US: dopo l’indice di attività manifatturiera ISM che oggi ha sorpreso positivamente avremo la bilancia commerciale (martedì), l’ISM non manifatturiero (mercoledì) e, come anticipato, l’attesissimo rapporto sull’occupazione (venerdì). Eurozona: PMI servizi e vendite al dettaglio (mercoledì), produzione industriale e bilancia commerciale tedesca (venerdì). Cina: ha appena deluso il PMI manifatturiero, attendiamo il PMI servizi (mercoledì) e la bilancia commerciale (sabato). Altro: vendite al dettaglio australiane e bilancia commerciale canadese (martedì), occupazione neozelandese (mercoledì), occupazione australiana, produzione industriale inglese e PMI canadese (giovedì), bilancia commerciale inglese, vendite al dettaglio e disoccupazione svizzera, occupazione canadese (venerdì).

Banche centrali. Piatto forte la conferenza di Draghi giovedì, con i tassi destinati a rimanere comunque fermi (0.05% il refi) ma molto da elaborare sull’evoluzione delle politiche non convenzionali. Altrove tassi ufficiali attesi invariati in Australia (2.50%, martedì), Tailandia (2.00%, mercoledì), Repubblica Ceca (0.05%, giovedì), UK (0.50%, giovedì), Nuova Zelanda (3.50%, giovedì), Colombia (4.50%, giovedì). Probabile un taglio da 2.00% a 1.75% in Polonia (mercoledì) e un rialzo da 8.00% a 8.50% in Russia (venerdì).

Fonte:  JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management BONDWorld.it

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