Anche se i movimenti di mercato (e le quote degli allibratori) lasciavano presagire un NO quasi certo all’indipendenza scozzese, i mercati hanno tirato un grosso sospiro di sollievo nell’evitare un esito le cui conseguenze….
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JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management
erano molto difficili da prevedere, forse limitate ma forse potenzialmente catastrofiche.
Si sarebbero innescati determinati effetti contagio provocati dal risveglio delle ‘piccole patrie’? Non lo sapremo mai e per molti è sicuramente meglio così.
Gli eventi che riguardavano le due maggiori banche centrali mondiali sono stati più ambigui. La Fed è stata letta inizialmente come più ‘hawkish’ rispetto alle attese, con un movimento rialzista non trascurabile nelle proiezioni dei membri del comitato sui tassi futuri – i cosiddetti ‘dots’, vedi immagine – e in una maggiore disponibilità da parte del governatore a vedere come strutturale la diminuzione del tasso di partecipazione alla forza lavoro, con conseguenti maggiore potenziale inflattivo nell’ulteriore eventuale diminuzione nel tasso di disoccupazione. Alla fine però il tono di Janet Yellen è stato considerato sufficientemente rassicurante nei confronti di chi temeva brusche accelerazioni / anticipi nelle mosse monetarie, e la curva US si è mossa poco lasciando spazio solo a un moderato ‘flattening’.
FOMC – Settembre 2014 – Come si sono mossi o ‘DOTS’ rispetto a 3 mesi prima: non sono i falchi ma i ‘centristi’ che hanno alzato le proiezioni. Se non vedi l’immagine, clicca qui.
Ancora più varie sono state le letture sulla scarsa partecipazione del sistema bancario europeo a questo primo T-LTRO di settembre (82 miliardi contro attese del mercato nell’intervallo di 110-150). Le banche partecipano poco perché il sistema privato è ancora in fase di pesante de-leveraging e quindi non c’è domanda di credito? Perché le stesse banche sono avanti nella fase di riduzione degli asset per cui il gap di liquidità tra depositi e prestiti non necessita più di essere colmato? Perché il carry-trade che si può fare adesso non è certo così allettante come tre anni fa? La risposta a queste domande può far dare interpretazioni più o meno negative al comportamento degli istituti di credito in questo frangente. In ogni caso quasi tutti concordano sul fatto che solo al T-LTRO di dicembre, ad Asset Quality Review concluso, potremmo trarre delle conclusioni e sul fatto che, avendo dato l’ECB una sorta di aumento-obiettivo alle dimensioni del suo stato patrimoniale (tornare ai livelli di inizio 2012), un T-LTRO snobbato è destinato ad innescare nuovi interventi dell’ECB.
La settimana non ha quindi portato sconvolgimenti in quello che da tempo è il nostro scenario centrale: la liquidità abbondante, fornita da una Fed non costretta a frenare e da una politica monetaria europea che si conferma impotente, non sembra correre rischi immediati di riduzione.
I mercati non riescono a festeggiare più di tanto perché una nuova preoccupazione inizia a serpeggiare: i policy-makers cinesi sembrano sempre meno disposti a contrastare attivamente il rallentamento della loro economia. E in un mondo che torna a temere più la deflazione dell’inflazione (recentemente anche le aspettative di inflazione US, nonostante la crescita solida, stanno perdendo terreno), non è una preoccupazione da poco. Il PMI cinese di stanotte, ed eventuali reazioni istituzionali, saranno seguiti con attenzione.
Dati macro: settimana leggera in cui i PMI manifatturieri (Cinese ed Europei, martedì) saranno il punto focale. US: appena pubblicate le vendite di case esistenti, attendiamo il dato sulle case nuove (mercoledì), gli ordini di beni durevoli (giovedì), la terza lettura della crescita GDP Q2 e la fiducia dei consumatori (venerdì). EuroZona: indice PMI manifatturiero per Germania, Francia e complessivo area Euro (martedì), indice tedesco IFO (mercoledì). Cina: indice PMI manifatturiero HSBC (martedì). Altro: vendite al dettaglio canadesi (martedì), bilancia commerciale neozelandese (mercoledì), CPI giapponese (venerdì).
Banche centrali. Poco o nulla. Giovedì sono attesi tassi invariati a Taiwan (1.875%), in Turchia (7.50% – 8.25% – 11.25%) e Repubblica Ceca (0.05%). Dal punto di vista della politica monetaria US, parleranno in molti tra i componenti del FOMC (Kocherlakota, Bullard, Powell, George, Mester, Evans e Lockhart) e, a valle della riunione di settimana scorsa, saranno certamente ascoltati con attenzione.
Fonte: BONDWorld.it
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