La galoppata al ribasso dei rendimenti dei governativi periferici dell’Eurozona ha portato con sé una compressione degli spread particolarmente ampia, che ha portato il Btp a rendere solo 150 punti base in più del cugino tedesco, mentre solo nell‘estate del 2012 era oltre tre volte tanto.…
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Se osserviamo il grafico sottostante possiamo vedere che dopo l’andamento “da cardiopalma” dei dodici mesi incorsi tra l’estate del 2011 e quella dell’anno successivo, la riduzione del differenziale si è successivamente esplicitata in modo costante fino ad oggi, ed ha raggiunto ora l’area 150, un livello che non si registrava dal giugno del 2011.
Fonte: Bloomberg. Andamento dello spread tra Btp e Bund negli ultimi 3 anni.
Più volte abbiamo avuto modo di ribadire che il contesto attuale risulta particolarmente favorevole ad una buona performance del mercato del reddito fisso, vista la crescita molto stentata, l’inflazione estremamente contenuta nonché la predisposizione della Bce ad intervenire a sostegno del sistema finanziario con misure straordinarie. Misure straordinarie alla cui temporaneità non crede ormai quasi più nessuno: “nulla è più definitivo del provvisorio” scriveva Ennio Flaiano ed oggi abbiamo la misura di quanto quegli strumenti che tre anni fa Jean Claude Trichet definiva temporanei non solo siano divenuti ormai strutturali, ma abbiano rappresentato solo uno step intermedio in un sentiero in cui altri probabilmente se ne aggiungeranno. La portata delle nuove misure non-convenzionali sarà resa nota dal prossimo giovedì durante la conferenza stampa mensile della Bce, con Draghi che fornirà maggiori dettagli di un’azione già annunciata tre settimane fa.
Proprio perché a volte la memoria fa difetto giova ricordare che prima della crisi del debito europeo le emissioni governative dei paesi dell’eurozona avevano tutte il medesimo rendimento: gli spread erano contenutissimi e si limitavano a poche decine di punti base, in occasioni spesso limitate nel tempo come riscontrabile nel grafico che sotto abbiamo allegato.
Fonte: Bloomberg. Rendimento dei titoli decennali di Germania (nero), Italia (blu elettrico), Spagna (blu scuro),Portogallo (fucsia) e Francia (azzurro) nel quinquennio 2003-2007, prima della crisi
Alla fine del 2007 (vedi i valori a destra del grafico), quando le avvisaglie della crisi si limitano ancora ai soli Stati Uniti, si può notare che i rendimenti sono tutti compresi tra minimi a 4,33% e massimi a 4,65%, ovvero in una manciata di 30 punti base.
E’ plausibile che oggi, pur nel contesto estremamente accomodante dei mercati, si possa ritornare a differenziali così ridotti? Diciamo subito che a nostro avviso tale ipotesi appare alquanto improbabile: difficilmente gli investitori potranno riprendere a pensare che Grecia e Germania siano simili dal punto di vista della solidità finanziaria, dopo tutto quanto è successo negli ultimi anni. Detto questo è verosimile che il movimento di riduzione in atto possa proseguire.
Vediamo dunque di seguito quali potrebbero essere i possibili futuri obiettivi, concentrandoci in modo particolare sul nostro Btp, di cui riportiamo nel grafico sottostante lo spread nei confronti del bund.
Fonte: Bloomberg. Spread Btp Bund dal 2008 ad oggi.
Come accennavamo poco sopra per ritrovare differenziali di rendimento in area 150 punti base o inferiori occorre tornare alla primavera 2011 o poco prima.
Se lo spread scendesse sotto quota 150 potremmo ipotizzare un’ulteriore riduzione verso quota 120, area che a nostro avviso potrebbe per ora rappresentare un traguardo molto importante e significativo e difficilmente oltrepassabile.
Qualora si verificasse un improbabile ulteriore calo sotto l’area 115/120 la riduzione del differenziale potrebbe spingersi verso quota 100 e sotto addirittura in area 70, ipotesi che al momento, lo ribadiamo, ci sembra alquanto remota.
Per quanto riguarda la parte superiore, riteniamo che il trend al ribasso possa proseguire a patto che eventuali temporanei allargamenti si limitino all’area 200, così come successo la scorsa settimana.
Oltre i 200 punti base infatti il proseguimento del calo verrebbe negato almeno temporaneamente, in favore invece di un ritorno verso quota 240/250.
Fonte: BONDWorld.it
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