Julius Baer – Una settimana accorciata dalle festività ma altamente movimentata ha visto i mercati oscillare da uno stress guidato dalla guerra a un drammatico rally di rimbalzo dovuto al cessate il fuoco, con il petrolio in crollo, posizioni smontate e dubbi persistenti sulla tregua.
A cura di Christian Gattiker, Head of Research, Julius Baer
La settimana del 6 aprile ha registrato una delle svolte più drammatiche dell’anno, ancora una volta incentrata sulla guerra con l’Iran, ma questa volta culminata in un cessate il fuoco all’ultimo minuto che ha ribaltato completamente la narrativa di mercato. Ciò che era iniziato come un’altra settimana di tensioni geopolitiche elevate e timori di interruzioni dell’offerta si è concluso con una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran e la riapertura condizionata dello Stretto di Hormuz, segnando una potenziale “via d’uscita dopo l’escalation”. La reazione dei mercati è stata immediata e potente.
I prezzi del petrolio, che erano scambiati intorno o sopra i 110 dollari statunitensi, sono crollati bruscamente verso la fascia bassa dei 90 dollari, innescando un rally di rimbalzo generalizzato sui mercati azionari e un calo dei rendimenti obbligazionari. Il movimento è stato amplificato da un massiccio smontaggio delle posizioni e da coperture corte, dopo settimane di posizionamento difensivo e riduzione del rischio. In questo senso, i mercati sono passati da uno “shock a una compressione” nel giro di poche ore. Tuttavia, nonostante il sollievo, la fiducia nella tenuta del cessate il fuoco resta limitata.
L’accordo è esplicitamente temporaneo e condizionato, con il conflitto ancora descritto come irrisolto e soggetto a una nuova escalation. I mercati rimangono saldamente in una “terra dei trader”, guidati dal sentiment e dal posizionamento piuttosto che da convinzioni solide. È importante notare che i nostri analisti del petrolio sostengono che il picco della crisi dell’offerta energetica globale sia probabilmente ormai alle spalle. Anche al culmine del conflitto, i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz non si sono mai completamente fermati, con rotte alternative e meccanismi di riapertura parziale che hanno attenuato lo shock.
Ciò rafforza l’idea di un picco breve ma intenso, piuttosto che di una crisi energetica prolungata, suggerendo che il peggio dello shock petrolifero potrebbe ormai essere alle nostre spalle. I dati macroeconomici hanno svolto un ruolo secondario ma stabilizzante. Gli indicatori globali continuano a indicare un’economia che “si piega senza spezzarsi”, con gli indici PMI dei servizi e i dati sull’attività statunitense complessivamente resilienti nonostante i maggiori costi energetici. Allo stesso tempo, la trasmissione dei prezzi dell’energia all’inflazione rimane un punto di attenzione chiave, in particolare per le banche centrali alle prese con l’incertezza di politica monetaria.
La settimana è stata inoltre accorciata da festività pubbliche in molti mercati, riducendo la liquidità ma probabilmente amplificando l’entità dei movimenti – rendendola ancora più movimentata. Il flusso di notizie societarie è rimasto relativamente contenuto a causa del periodo di blackout in corso, anche se sono emersi alcuni spunti rilevanti. Tuttavia, gli sviluppi specifici delle aziende sono stati in gran parte oscurati dalle forze macroeconomiche e geopolitiche.
Fonte: InvestmentWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




