Jupiter AM : Dalla riunione di giugno, la Federal Reserve (Fed) ha continuamente ricordato ai mercati di voler normalizzare la politica monetaria,
A cura di Mark Nash, Head of Fixed Income Alternatives di Jupiter AM
discutendo apertamente di piani hawkish sia per il tapering sia per i rialzi dei tassi. Il comportamento del mercato ha evidenziato un certo scetticismo, che è comprensibile a causa della persistenza storica della validità della “Fed put”, ovvero dell’idea che la Fed farà tutto ciò che è in suo potere per continuare a supportare gli asset più rischiosi. Poiché però, a ogni riunione la Fed ribadisce e rafforza il tapering e il suo piano di normalizzazione, i mercati potrebbero essere costretti ad accettare che si stia avvicinando una nuova fase, stia per sorgere il sole e la lunga notte della festa con la “Fed Put” stia per concludersi. Ma la Fed ha già compiuto svolte impreviste in passato, e non è troppo tardi per farlo di nuovo.
L’aumento dell’inflazione di lungo termine dai minimi toccati a marzo 2020 è stata una delle tendenze più sorprendenti degli ultimi due mesi. Questo rally si è esteso a tal punto da portare anche il pricing dell’inflazione in euro 15y/15y ai suoi massimi dall’inizio del 2019 e sopra il 2%. Quindi il mercato sta prezzando l’inflazione a lungo termine in Europa a livelli storicamente più “normali”, anche tenendo conto di quando gli attuali vincoli sul lato dell’offerta si allenteranno.
La nostra view è che le preoccupazioni per il rallentamento della crescita e l’aumento dei casi della variante Delta hanno reso inutile, in retrospettiva, la sorpresa hawkish della Fed a giugno. Le posizioni di molti membri del Federal Open Markets Committee sono probabilmente influenzate dai loro ricordi di quegli anni in cui l’inflazione era elevata, e la combinazione del profilo di crescita previsto e dei livelli elevati dei prezzi nell’economia li ha chiaramente spaventati a giugno.
Resta da vedere se la Fed andrà avanti o meno con i primi rialzi dei tassi, e se lo farà ci aspetteremmo che lo faccia lentamente. È da notare che anche altre banche centrali si stanno allontanando da una politica estremamente accomodante – ad esempio, ci si aspetta adesso che la Banca d’Inghilterra aumenti i tassi all’inizio del 2022[1], mentre la Banca centrale europea rallenterà il suo programma di acquisto di obbligazioni[2]. Questa tempistica ha più senso per noi, dato che in effetti riteniamo che il sentiment sulla crescita abbia toccato il fondo dopo il rallentamento estivo e sia pronto per un miglioramento nel 2022. L’inflazione transitoria rimarrà probabilmente duratura e, quando scenderà, incontrerà l’inflazione ciclica in aumento, presentando tempi più difficili per i mercati e le banche centrali.
Per quanto ci riguarda, a inizio anno avevamo un approccio ribassista all’obbligazionario. Da allora non è successo nulla che ci facesse cambiare idea sul tenere tale approccio, al contrario la conseguente svolta hawkish delle banche centrali rafforza la nostra convinzione. Crediamo che i rendimenti globali obbligazionari siano ancora troppo bassi e inizieranno il sell-off sulla parte lunga della curva, accompagnati da un dollaro in qualche modo più debole, che rafforzerà il caso per i mercati emergenti.
Fonte: BondWorld.it
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