La banca centrale russa lascerà inalterato il tasso di riferimento

Oggi si riunirà la Banca Centrale di Russia, che probabilmente deciderà di mantenere inalterato il tasso di riferimento all’11%. I banchieri sono preoccupati per il livello, ancora molto elevato, dell’indice sui prezzi al consumo, pari al 15,8% su base annua. Per il momento, l’inflazione non mostra chiari segnali di un trend al ribasso e…


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la banca centrale attenderà ulteriori dati sull’inflazione prima di proseguire con il ciclo di allentamento. La Russia non ha molto spazio di manovra, l’inflazione elevata e la crescita negativa non permettono modifiche ai tassi d’interesse. Il PIL annualizzato riferito al secondo trimestre si è attestato a un preoccupante -4,6%.

L’inflazione viene alimentata dall’indebolimento della valuta russa. La coppia USD/RUB attualmente passa di mano intorno a 67 rubli per dollaro, ciò porta sicuramente inflazione in Russia perché aumenta il costo dei prodotti importati. Inoltre, la Russia soffre a causa dei persistenti prezzi bassi del petrolio. La sovrapproduzione dell’OPEC e il timore che l’Iran inondi il mercato pesano sui prezzi. Ciò nonostante, riteniamo che la Russia fosse consapevole di queste problematiche ancor prima che emergessero. L’accordo firmato nel 2014 con la Cina per bypassare il dollaro USA è stato chiaramente un primo segnale. Nel giro di un anno, la coppia USD/RUB è quasi raddoppiata. È sicuramente in corso una guerra delle valute. 

Operatività di fascia per l’EUR/USD in vista della decisione della Fed (di Peter Rosenstreich)

Chi opera sul forex dovrebbe evitare il clamore attorno alla “tempistica” del rialzo della Fed e giocare sulla fascia dell’EUR/USD. La riunione di politica monetaria del 16-17 settembre della Fed è diventata il principale catalizzatore dei prezzi sul forex. Tuttavia, questo dibattito senza vincitori continua a concentrarsi su un rialzo del tasso a settembre o dicembre. Il sentiment dei consumatori misurato dall’Università del Michigan in uscita oggi dovrebbe scendere marginalmente, da 91,9 a 91,1 punti, ma le conseguenze di un esito simile sulla più ampia discussione sulla politica monetaria dovrebbero essere limitate. Poiché da qui a giovedì non sarà annunciata una soluzione ottimale e visto che il dibattito appare equilibrato, i movimenti direzionali dell’USD dovrebbero essere contenuti. La Fed ha affermato che le condizioni per il primo rialzo dei tassi dopo 9 anni dipendono principalmente dal mercato del lavoro e dalle aspettative d’inflazione. Poiché la disoccupazione è scesa al 5,1% e il mercato del lavoro ha creato costantemente 200 mila posti di lavoro (con un lieve calo ad agosto, con 173 mila unità), gran parte degli osservatori tende a sostenere che si è raggiunta la piena occupazione. Tuttavia, il barometro preferito dalla Fed per monitorare l’inflazione, il PCE a/a, continua a indebolirsi e a luglio è scivolato all’1,2%. Evidentemente, l’inflazione è molto lontana dall’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, e ciò giustificherebbe la decisione della banca centrale di aspettare. Inoltre, la debolezza della Cina e il calo dei prezzi del petrolio fanno aumentare i rischi disinflazionistici. I futures sui fondi federali puntano a un rialzo a dicembre, anche se settembre rimane indubbiamente un’opzione probabile. Potenzialmente, ciò che conterà maggiormente sarà l’effetto non quantificabile che avrà sui membri della Fed la volatilità cinese e il suo impatto sulla crescita globale. In assenza di indicazioni chiare sulla tempistica, l’EUR/USD rimbalzerà intorno alla fascia attuale. La resistenza di fascia a 1,1365 dovrebbe frenare il rialzo, mentre la base a 1,1087 dovrebbe fungere da supporto.

Fonte: BONDWorld.it


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