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La Fed colomba lascia invariati i tassi

Previsioni sul rapporto IPC in Canada (di Arnaud Masset): Come emerge dall’ultimo sondaggio, gli economisti prevedono che nel mese di agosto le pressioni sull’inflazione di fondo si siano indebolite. L’indice, che esclude le otto componenti più volatili..


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e le imposte indirette, ad agosto dovrebbe essere sceso al 2,1% a/a dal 2,4% del mese precedente, mentre l’IPC primario dovrebbe rimanere stabile all’1,3% a/a. Su quest’ultimo indicatore siamo un po’ più pessimisti e prevediamo che la continua debolezza dei prezzi del greggio, e delle materie prime in generale, peserà sui livelli d’inflazione. Inoltre, la recente debolezza del dollaro canadese non è riuscita a compensare le pressioni disinflazionistiche dovute alla persistenza dei prezzi bassi.

Alla luce del fatto che la Federal Reserve ieri non ha premuto il grilletto e delle ridotte pressioni sull’inflazione in Canada, riteniamo che non si possa più escludere un taglio del tasso sui prestiti overnight dalla BoC. Crediamo che già a ottobre la BoC darà una spinta all’economia canadese e perciò siamo pessimisti sul CAD, anche se nel breve termine non si possono escludere dei movimenti al rialzo.

La Fed rinvia il rialzo del tasso (di Yann Quelenn)

Il FOMC ha deciso di lasciare i tassi invariati in una forchetta che va dallo 0% allo 0,25%. La presidente della Fed Janet Yellen ha dichiarato che, malgrado il miglioramento del mercato del lavoro, la Fed è ancora preoccupata perché l’inflazione è molto inferiore all’obiettivo di lungo termine del 2%. Yellen ha aggiunto che i persistenti bassi prezzi del greggio e i prezzi all’importazione più deboli hanno esercitato ulteriori pressioni al ribasso sull’inflazione. Si è detto inoltre che la Federal Reserve è intenzionata ad aumentare i tassi non appena ci saranno un ulteriore (addirittura!) miglioramento nel mercato del lavoro e altri segnali che l’inflazione raggiungerà l’obiettivo del 2%. In effetti, negli USA i livelli di lavoro a tempo parziale sono elevati e la crescita delle retribuzioni rimane dimessa.

A nostro avviso, la politica dei tassi allo zero e l’allentamento quantitativo si sono dimostrati inefficienti. Avevamo previsto che non ci sarebbe stato un rialzo del tasso, perché i dati in entrata erano stati contrastati e continuiamo a credere che un quarto allentamento quantitativo non sia lontano. Yellen ha aggiunto che, anche se ci sarà un rialzo del tasso, la politica monetaria rimarrà accomodante. Ciò denota la forte preoccupazione della Federal Reserve per la sostenibilità della cosiddetta ripresa negli USA. Tuttavia, è anche emerso che i membri della Fed hanno rivisto al rialzo le proiezioni sulla crescita economica, per l’anno in corso si stima una crescita del 2,1% e del 2,3% per il 2016.

Dopo l’annuncio, il complesso USD si è indebolito, anche se i mercati avevano già parzialmente scontato il mancato intervento sul tasso. Ciò nonostante, ora ripartiranno le previsioni su un rialzo a ottobre e dicembre; la fiducia nella prima economia mondiale, che ancora permane, sosterrà il dollaro su livelli elevati.

Elezioni anticipate in Grecia (di Peter Rosenstreich)

Poiché i mercati si sono concentrati unicamente sul FOMC, gli eventi in Europa sono passati in secondo piano. Il 20 settembre, in Grecia si terranno per la quinta volta nel giro di sei anni le elezioni politiche. L’impegno nei confronti dei creditori ad attuare le severe misure di austerità, dopo essere salito al potere promettendo di rifiutare l’asservimento finanziario, ha eroso il supporto popolare di Tsipras. L’opposizione pro-europea ha accusato Tsipras di non aver negoziato in modo efficace e di aver utilizzato strategie di negoziazione troppo estreme, invece la sinistra anti-austerità ritiene che Tsipras abbia tradito il chiaro “no” popolare uscito dal referendum. I sondaggi (in passato non accurati) mostrano un pareggio fra il partito di sinistra Syriza, guidato dall’ex primo ministro Alexis Tsipras, e il partito di destra Nuova Democrazia, il cui leader è Vangelis Meimarakis. I voti decisivi sono nelle mani dei greci, ormai sfiniti e privati dei loro diritti, quindi i risultati sono relativamente incerti. La maggioranza ritiene che le elezioni di domenica siano un non-evento, perché, qualsiasi sarà il nuovo governo eletto, la Grecia dovrà rispettare le misure di austerità accordate. I mercati finanziari non mettono in conto il rischio di una possibile deviazione dal processo delle riforme, anche se c’è una remota possibilità che la bassa affluenza porti a un parlamento frammentato. Se i partiti principali perdessero dei seggi, si potrebbero aprire le porte a gruppi più estremisti, come Unità Popolare o Alba Dorata. Un esito simile, con il governo di coalizione che ne conseguirebbe, potrebbe mettere a rischio il pacchetto di riforme o per lo meno prolungare l’incertezza politica, fattore negativo per l’economia greca e per l’Europa. Altrove, sempre sul fronte politico, ricordiamo che il 27 settembre la Catalogna eleggerà il suo parlamento regionale. È probabile che, dopo la vittoria, il governo catalano spingerà per la secessione dalla Spagna.

Fonte: BONDWorld.it


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