Inbona Clément La Financière de l'Echiquier

La Financière de l’Echiquier – Dal rischio senza tassi al rischio senza premio

La Financière de l’Echiquier – In 14 mesi appena la Federal Reserve (Fed) statunitense ha realizzato ben dieci rialzi dei tassi di riferimento, per un totale di 500 punti base, portandoli dallo 0% al 5%. E non è probabilmente finita anche se è bastato per stravolgere il mondo finanziario in tempi record.


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A cura di Clément Inbona, Gestore La Financière de l’Echiquier


Sembrano lontani i tempi in cui i tassi di riferimento erano pari a zero negli Stati Uniti e addirittura negativi nell’Eurozona, un tempo in cui era necessario prestare più di quanto ci sarebbe stato restituito investendo in obbligazioni tedesche, anche con scadenza a 10 anni. Un tempo in cui la ricerca del rendimento spingeva gli investitori ad assumere sempre più rischi, fino a portare alle stelle alcuni titoli cosiddetti “growth“, a volte non redditizi.

Quest’epoca, oggi, è alle spalle. Con un rischio di insolvenza prossimo allo zero, una sensibilità nulla ai tassi di interesse e un’importante liquidità, gli investimenti del mercato monetario rendono il 3,4% in euro e oltre il 5% in dollari. In questo contesto, sembra difficile considerare le azioni alla stregua di un investimento interessante, come in passato. Se analizzate attraverso la lente del premio di rischio, ossia il rendimento aggiuntivo atteso rispetto al tasso privo di rischio, le azioni – obiettivamente – non sono interessanti. Negli Stati Uniti, questo premio non c’è: è pari a zero sull’S&P 500. In Europa, si attesta al 5% sull’Euro Stoxx 50, un livello ancora chiaramente positivo in termini assoluti ma molto contenuto in una prospettiva storica. Ora, le azioni comportano un rischio di mercato maggiore e il loro posto nella struttura del capitale dà meno protezioni. 

Tra tasso senza rischio e rendimento potenziale delle azioni in un determinato momento, il copione è ormai scritto. Eppure, se si misura il premio di rischio azionario sulla base degli utili a 12 mesi divisi per il prezzo dell’azione meno il tasso senza rischio a 1 anno, quale parametro potrebbe deporre a favore delle azioni in un futuro immediato?

Gli utili, innanzitutto, tenderebbero a sottostimare questo premio se dovessero essere più alti del previsto. Le pubblicazioni aziendali per il secondo trimestre saranno già un buon indicatore. Ma con margini generosi e un’attività economica che sta rallentando, difficilmente si potranno prevedere degli utili molto più alti del previsto.

In secondo luogo, i prezzi delle azioni contribuirebbero a ricostruire il premio per il rischio – a scapito purtroppo degli azionisti esistenti – in caso di correzione. 

I tassi di interesse, infine. A giudicare dalle dichiarazioni dei banchieri centrali, non sembrano ancora aver raggiunto il massimo livello. Tutto induce a pensare che già a luglio la Fed e la BCE aumenteranno i tassi di un altro 0,25%, con un’ulteriore compressione di un premio azionario già parecchio esiguo.

Dal rischio senza tassi al rischio senza premio: benvenuti in un nuovo mondo, dove il rischio obbligazionario sta tornando alla ribalta.

Fonte: BondWorld.it


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