La Financière de l’Echiquier – Colpiti da poco più di un anno ormai da un’ondata di rialzi dei tassi di riferimento da parte della Federal Reserve (Fed) statunitense, gli investitori hanno ora gli occhi puntati sulla prossima riunione di politica monetaria.
A cura di Clément Inbona, gestore di La Financière de l’Echiquier
Il presidente Jerome Powell si trova a dover affrontare un dilemma: mantenere la rotta con un rialzo dei tassi per evitare una recrudescenza dell’inflazione o gettare l’ancora alla luce di una recessione del settore manifatturiero? Nonostante il netto ribasso dell’inflazione a giugno, il presidente della Fed sembra propendere per la prima opzione e mantenere la rotta, per paura di assistere a una nuova accelerazione dell’inflazione.
Dal canto suo, il mercato prevede un rialzo di 25 punti base nel corso della prossima riunione di politica monetaria del 26 luglio. Sembra finalmente in linea con l’atteggiamento restrittivo di Jerome Powell, anche se è sempre più difficile mantenerlo. Solo poche settimane fa, il mercato si aspettava un ulteriore rialzo a settembre. Nulla è però meno sicuro dopo la sorpresa positiva degli ultimi dati sull’inflazione negli Stati Uniti. Bisognerà quindi aspettare il discorso che seguirà la riunione della Fed per avere qualche chiarimento sul prosieguo.
La Banca centrale europea (BCE) dovrebbe, nel frattempo, seguire un percorso più chiaro. Nel suo ultimo discorso, Christine Lagarde ha ribadito l’intenzione di continuare ad aumentare i tassi di riferimento aggiungendo che c’è ancora “un pezzo di strada da fare“. Nonostante i livelli di crescita deludenti nell’Eurozona, le aspettative del mercato non sono cambiate: si prevede un rialzo di 25 punti base a luglio e altrettanto almeno a settembre. Avendo iniziato a lottare contro l’inflazione molto più tardi della Fed, la BCE non sembra pronta a cambiare rotta. La banca centrale dovrebbe continuare ad alzare i tassi anche dopo l’estate, poiché gli ultimi dati sull’inflazione – al netto di cibo ed energia – non sembrano mostrare chiari segnali di arretramento. La BCE sta navigando a vista, ma fino a che punto?
Mentre la maggior parte delle banche centrali stanno adottando un atteggiamento restrittivo per combattere l’inflazione, la Banca del Giappone è una delle poche a rimanere estremamente accomodante. Grazie ai suoi tassi negativi (-0,1%) e al controllo della curva dei tassi, ha permesso all’inflazione di salire al 3,3% a giugno, un record da oltre 41 anni. Nonostante la nomina recente di Kazuo Ueda a governatore della Banca del Giappone, il mercato non sembra aspettarsi un cambio di paradigma, anche se si amplificano sempre di più le voci sull’abbandono del controllo della curva dei tassi.
L’obiettivo delle tre banche centrali è chiaro: tornare a un contesto economico sano. Da un lato, la Fed e la BCE si stanno muovendo, con velocità diverse, verso un’inflazione del 2%. Dall’altro, il Giappone sta cercando di riallacciare con un’inflazione sostenibile, stimolata dai salari, per uscire dalla deflazione in atto da decenni ormai.
Di fronte a condizioni mutevoli e poco prevedibili, navigare in un mare di liquidità richiede la giusta strumentazione e una capacità di adattamento costante.
Fonte: BondWorld.it
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