Il PIL italiano è tornato a crescere nel 1° trimestre 2015, dopo essere rimasto invariato a fine 2014. L’attività economica è anzi cresciuta più del previsto, di 0,3% t/t, superando le aspettative di consenso (0,2% t/t). Il PIL azzera così il calo su base annua (le attese nostre e di consenso si posizionavano a -0,2% a/a)...
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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo
La crescita nel trimestre è il primo dato positivo per il PIL italiano da un anno e mezzo, ed è un massimo da ben quattro anni. In termini congiunturali, il PIL italiano è cresciuto in linea con quello tedesco a inizio 2015 (ma meno rispetto a Francia e Spagna).
Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso il prossimo 29 maggio). In ogni caso, secondo quanto riportato dall’Istat, la ripresa è il risultato di una crescita del valore aggiunto nell’agricoltura e nell’industria (comprese le costruzioni), in presenza di una sostanziale stazionarietà nei servizi.
Il contributo dell’industria è stato decisivo, come era lecito attendersi dopo il dato comunicato dall’Istat venerdì scorso che aveva mostrato una crescita superiore al previsto della produzione industriale a marzo. D’altra parte, non sorprende che il manifatturiero sia trainante in questa fase, visto che è il comparto che maggiormente beneficia degli shock positivi su tasso di cambio e prezzo dell’energia. Si tratta anche tipicamente di un settore anticipatore, pertanto riteniamo che sia solo questione di tempo affinché possa vedersi una ripresa diffusa anche ai servizi (le indagini di fiducia nel settore vanno in questa direzione).
È interessante, ed è un segnale di sostenibilità della ripresa, il fatto che essa non venga dall’export ma dalla domanda interna, il cui contributo positivo (al lordo delle scorte) ha prevalso su quello, negativo, dalla domanda estera netta. Riteniamo comunque che nel trimestre possano essere cresciuti entrambi i flussi commerciali (ma evidentemente la crescita dell’import è stata più significativa di quella dell’export).
Sul fronte interno, stimiamo possano essere cresciuti nel trimestre sia i consumi che gli investimenti. Mentre per la spesa delle famiglie potrebbe essere stato il settimo trimestre consecutivo di (sia pur modesta) espansione, era dal 2010 che non si vedevano due trimestri consecutivi di crescita degli investimenti. È possibile che la ripresa riguardi non solo la spesa in macchinari e attrezzature delle imprese, ma anche gli investimenti in costruzioni, visto che per la prima volta da diversi anni si intravedono i primi segnali di recupero nel settore (visibili sia dalle indagini di fiducia dei costruttori che dall’andamento della produzione nel comparto).
Infine, le scorte, dopo aver dato un contributo fortemente negativo (che segnalavamo come “anomalo”) al PIL a fine 2014 (-0,6% t/t), potrebbero stavolta aver contribuito positivamente (non accadeva dal 2013).
In sintesi, il dato certifica il tanto atteso ritorno alla crescita per l’economia italiana, su ritmi che non si vedevano da quattro anni. Pur evitando facili trionfalismi (il livello del PIL resta del 9,3% inferiore ai picchi pre-crisi, e perché la ripresa sia maggiormente percepibile occorre un miglioramento tangibile del mercato del lavoro che come sempre è un indicatore ritardato del ciclo), tuttavia il dato non ci appare come sporadico ma segna l’inizio di un trend. In effetti, sulla base degli indici anticipatori, è possibile una accelerazione della crescita già dal trimestre in corso. Ciò apre la strada a un processo di ulteriore revisione al rialzo delle stime sul PIL italiano nel 2015.
Fonte : BondWorld.it
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