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L&G: L’oro è più a rischio bolla dell’AI

L&G : È molto difficile identificare una bolla di mercato in tempo, ma l’andamento dei prezzi dei metalli preziosi mostra tutti i tratti distintivi

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Commento di Tim Drayson, Head of Economics di L&G


Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di bolle nel mercato dell’intelligenza artificiale, con il timore che la crescita esplosiva di questo segmento possa generare contrazioni altrettanto ripide. Tuttavia, una dinamica speculativa emerge molto di più dalle recenti oscillazioni dei prezzi dei metalli preziosi.

Cosa ha causato l’aumento della domanda

Come accaduto con quasi la totalità delle bolle in passato, il boom di queste commodity è più che giustificato, soprattutto nel caso dell’oro. Con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, questo si è liberato dei legami con il dollaro e con i rendimenti reali e l’incertezza geopolitica che si è sviluppata, assieme con il debito statunitense sempre più insostenibile, hanno spinto molti investitori a cercare alternative agli asset in USD, avviando un trend che secondo molti è appena all’inizio. A spingere ulteriormente il metallo giallo ci hanno pensato poi le banche centrali, che nella loro opera di diversificazione delle riserve valutarie si sono dimostrate insensibili al rialzo dei prezzi. Inoltre, forti spinte al rialzo sono arrivate dalla Cina e del comparto cripto delle stablecoin.

Parallelamente, anche l’argento ha seguito un percorso simile, ma con una narrativa forse ancora più allettante, in quanto, non solo può approfittare del “debasement trade” in quanto asset reale, ma sta beneficiando anche della rapida crescita dell’AI. Infatti, l’argento è una commodity fondamentale per quanto riguarda lo sviluppo dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, che va dai semiconduttori alla distribuzione di energia elettrica, fino allo stoccaggio e alla gestione del raffreddamento dei data center. Per di più, a inizio anno la Cina lo ha riclassificato come asset strategico, imponendo vincoli commerciali e anche generando voci sull’istituzione di riserve nazionali.

A questo repentino aumento della domanda sia di oro, sia di argento, si contrappone un’offerta particolarmente inelastica. La quantità del primo è molto limitata, mentre il secondo è un sottoprodotto di altre attività estrattive e ciò rende la fornitura meno sensibile al prezzo. Il valore dell’oro estratto ai prezzi attuali si aggira tra i 30 e i 40 trilioni di dollari e corrisponderebbe idealmente a un cubo di 22,5 metri di lato. Il valore totale del mercato dell’argento, invece, è più piccolo ed è stimato in 6-7 trilioni di dollari. Quindi, basta un modesto aumento degli investimenti o della domanda industriale per far oscillare i prezzi.

Le contraddizioni del mercato

Che gli Stati Uniti abbiano un debito pubblico fuori controllo e che questo avrebbe portato a un ribasso del dollaro e a un sostegno all’oro non è una novità; sono le tempistiche del picco dei prezzi a essere strane. L’outlook macroeconomico è andato migliorando nei mesi recenti e gli economisti hanno visto a rialzo le previsioni di crescita, senza esprimere nuovi dubbi circa l’andamento dell’inflazione. Anche gli asset più rischiosi appaiono notevolmente ben posizionati e, dal Liberation Day, gli Usa hanno ritirato alcuni dazi, scongiurando una guerra commerciale globale. Eppure, l’indebolimento del dollaro non è stato così significativo.

Tutto questo non basta a dire che c’è una bolla nel mercato dei metalli preziosi, che sono un asset su cui è particolarmente difficile fare questo tipo di valutazione, in quanto non generano reddito e la loro valutazione è possibile solo al momento della vendita. Eppure, la sovraperformance di oro e argento rispetto alle azioni è più difficile da spiegare. I confronti sono sensibili al mercato scelto e all’orizzonte temporale, ma anche considerando i rendimenti totali dell’S&P 500 (uno dei mercati azionari più forti dal 2000), i risultati restano significativamente superiori.

Conclusione

Il consenso attuale evidenzia forti venti strutturali in favore dell’oro, ma non spiega appieno i movimenti di prezzo degli ultimi giorni, che invece riflettono un ulteriore livello di speculazione, con gli acquisti guidati dal momentum che vengono amplificati dalla paura di perdere un’occasione. Pertanto, una curva dei prezzi in lieve discesa può generare un’ultima ondata di acquisti intensi, con l’analisi razionale lascia il posto a ulteriori speculazioni e clamore.

È impossibile dire per quanto questo quadro possa protrarsi, ma dato l’intensificarsi della speculazione, unitamente ai venti favorevoli strutturali che non mostrano segni di inversione, il rischio di crolli improvvisi è probabilmente maggiore di una prolungata fase ribassista.

Fonte: InvestmentWorld.it


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