L&G : Da inizio anno a oggi, i mercati privati si sono trovati al centro di un vortice di forze contrastanti, ovvero tensioni geopolitiche, pressione inflazionistica persistente e una rivoluzione tecnologica arrivata come un’onda grazie al progredire dell’intelligenza artificiale.
Commento di Lushan Sun, Head of Private Markets di L&G
Tuttavia, al momento la risultante di queste dinamiche restituisce un quadro incoraggiante, con dati che mostrano una certa robustezza relativa per questo settore.
Nell’attuale clima di incertezza, i fondamentali che sostengono il private credit, le infrastrutture e le immobiliare sono rimasti intatti, tanto che la domanda che gli investitori si dovrebbero porre non è se ci siano dei rischi (quelli ci sono sempre), ma come ognuna di questa asset class riesce ad assorbirli e rispondere. In questo senso, la capacità di selezionare è diventata più importante che mai, vista la crescente dispersione tra settori, strategie e aree geografiche.
Credito privati: non lasciarsi ingannare dai titoli dei giornali
Nonostante i media continuino a dipingere un quadro negativo, il rischio associato al credito privato continua ad apparire piuttosto benigno, con il tasso di default e di pagamenti in natura (PIK) che dall’ultimo trimestre del 2025 a oggi sono rimasti sotto la soglia di guardia. Inoltre, è interessante notare come i prestiti relativi al settore tecnologico e del software non mostrano livelli di stress significativamente superiori rispetto al mercato nel suo complesso.
Questa stabilità è molto importante dato che le aspettative di un futuro deterioramento sono in crescita. La rivoluzione dell’AI pone rischi evidenti per alcuni modelli di business, mentre una eventuale ondata di stagflazione potrebbe pesare sui flussi di cassa aziendali. Sapere che le condizioni di partenza sono comunque positive permette di sostenere l’ipotesi per cui un qualsiasi peggioramento futuro sarà gestibile e non si espanderà a tutto il sistema.
Anche le dinamiche di mercato stanno cambiando: i rendimenti sono aumentati, gli spread si stanno finalmente ampliando dopo anni di compressione e le condizioni di prestito sono diventate più favorevoli per i creditori, riflettendo un contesto in cui chi concede i prestiti si è fatto più prudente. Tuttavia, questo non significa che non vi siano segmenti a cui approcciarsi cautamente. Le società di sviluppo aziendale (BDC), ad esempio, hanno registrato un aumento dei deflussi netti che potrebbero avere un impatto sulla liquidità e sulle prestazioni a lungo termine se le richieste di rimborso dovessero rimanere elevate nei prossimi mesi; pertanto, come L&G riteniamo che convenga comunque prediligere le allocazioni che mostrano una maggiore adattabilità quando si parla di private credit. La disciplina nella sottoscrizione e la gestione del rischio determineranno come i portafogli affronteranno questo periodo di incertezza.
Infrastrutture: normalizzazione non significa debolezza
Si può affermare che le infrastrutture si trovino al centro del dibattito geopolitico e macroeconomico. Sebbene la raccolta di fondi e i volumi delle transazioni abbiano subito un rallentamento nel primo trimestre del 2026, ciò è arrivato a seguito di una chiusura del 2025 molto positiva. A nostro avviso, questo suggerisce una normalizzazione piuttosto che l’inizio di una recessione. La dispersione dei rendimenti tra asset class è ora particolarmente pronunciata nei mercati infrastrutturali dell’area EMEA, suggerendo che i trend specifici per questo settore stanno influenzando sempre di più i rendimenti europei e sottolineando la crescente importanza di allocazioni più strategiche e mirate per ottenere guadagni aggiuntivi.
Considerato il conflitto in Medio Oriente, riteniamo le utility potrebbero rivelarsi più resilienti in un regime di inflazione potenzialmente più elevato, mentre altri campi come la logistica, che sono più sensibili ai volumi circolanti, sono più esposti ai rallentamenti della domanda. Inoltre, il conflitto ha anche rafforzato l’importanza strategica della sicurezza energetica, rafforzando la tesi iniziale.
Oltre all’energia, anche la domanda di infrastrutture digitali rimarrà verosimilmente elevata. La crescente richiesta di maggiore potenza di calcolo per lo sviluppo dell’AI continua a superare l’offerta disponibile, con le grandi aziende tecnologiche stanno portando avanti ingenti piani di investimento. Sebbene i costi possano aumentare da qui in poi, la crescita strutturale dei data center e delle infrastrutture correlate dovrebbe comunque rimanere solida.
Immobiliare: focus sul reddito
Il mercato immobiliare ha iniziato l’anno con un solido slancio e, sebbene riteniamo che l’aumento dei tassi di interesse presenti rischi al ribasso per il valore del capitale, si è dimostrato meno sensibile rispetto ai fondi di investimento immobiliare quotati (REIT), con molti segmenti che hanno beneficiato di rendimenti iniziali più elevati a seguito della revisione dei prezzi del 2022.
Le prospettive future, tuttavia, sono diventate più complesse in questo contesto di incertezza diffusa, rendendo più appropriata un’analisi basata su scenari ampi e meno su previsioni puntuali. Questo perché lo scenario positivo – ovvero di un impatto limitato sull’economia e un ritorno a una relativa stabilità – rimane possibile, ma più passa il tempo e meno è probabile. Al contrario, la stagflazione sta diventato sempre più plausibile, soprattutto considerando gli elevati prezzi dell’energia, pur non essendo ancora lo scenario di base.
La capacità di adattamento del real estate risiede nella sua flessibilità operativa. Una gestione attiva degli asset, sia in termini di reddito che di caratteristiche fisiche, offre potenziali leve preziose, mentre la qualità della posizione e la selezione degli operatori stanno diventando sempre più cruciali, soprattutto nei segmenti in cui l’aumento dei costi può essere efficacemente trasferito agli utenti finali. Un ulteriore elemento da prendere in considerazione è l’offerta. La redditività delle costruzioni potrebbe deteriorarsi con l’aumento dei costi dei materiali e dell’energia e se da un lato questo rappresenta una sfida per i costruttori, dall’altro rafforza la carenza strutturale di immobili di alta qualità, che ha il potenziale per sostenere la crescita degli affitti nel medio termine.
Fonte: InvestmentWorld.it
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