Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
Anthony Doyle M&G
di sotto dei livelli attuali nel breve e medio termine; Rimane debole la fiducia che la Banca Centrale Europea riuscirà nel medio termine a mantenere l’inflazione entro i limiti stabiliti.
Gli italiani si aspettano un’inflazione intorno al 3.0% da qui a un anno, stando ai risultati pubblicati oggi dell’ultimo report trimestrale della M&G YouGov Inflation Expectations Survey, l’indagine M&G sulle aspettative di inflazione in alcuni Paesi europei e asiatici. I risultati si sono mantenuti in linea con quelli registrati nel mese di giugno. In altri Paesi, in Inghilterra, Austria e Germania si è invece riscontrato un aumento nelle aspettative di inflazione a un anno rispetto ai risultati rilevati nel precedente trimestre. In generale, le aspettative di inflazione degli intervistati rimangono al di sopra del target delle banche centrali nella maggior parte dei Paesi oggetto dell’indagine.
Le aspettative di inflazione nel medio termine (cinque anni) in Italia hanno visto un aumento dal 3.0% al 3.3% in soli tre mesi. Gli intervistati si aspettano ancora un’inflazione più alta di quella attuale (in Italia siamo all’1.2%) e quindi superiore al target della BCE del 2%, a dimostrare una mancanza di fiducia nelle capacità della BCE di mantenere il livello di inflazione entro il target nel medio termine.
“Secondo la nostra indagine, la percezione dei consumatori riguardo all’inflazione nel breve e medio termine è rimasta piuttosto stabile in Italia – afferma Jim Leaviss, Head of Retail Fixed Interest in M&G. “Gli italiani si aspettano ancora che l’inflazione vada oltre il target della BCE e questa persistente preoccupazione per la stabilità dei prezzi è una preoccupazione per i banchieri centrali perché i consumatori continuano ad avere scarsa fiducia nel loro operato”.
“A dispetto del recente miglioramento nell’economia, gli intervistati di Italia (68%), Francia (70%), Austria (71%), Hong Kong (76%), Spagna (77%) e Inghilterra (44%) non credono che le loro banche centrali stiano mettendo in atto le politiche economiche più adatte” conclude Leaviss.
In tutti i Paesi dell’Unione Monetaria Europea ci si aspetta un’inflazione uguale o superiore al target inflattivo CPI della BCE del 2.0% nei prossimi dodici mesi e cinque anni. Tutti questi Paesi si aspettano un’inflazione superiore a quella attuale nei prossimi cinque anni.
In totale, cinque Paesi si aspettano un’inflazione del 3.0% o oltre da qui a un anno, sono: Italia, Inghilterra, Austria, Hong Kong e Singapore. Tuttavia, le aspettative di breve termine di Singapore e Spagna proseguono nel loro trend al ribasso rispetto ai risultati della precedente rilevazione, registrando il terzo trimestre consecutivo di aspettative al ribasso.
Con un orizzonte di cinque anni, le aspettative di inflazione in Italia, Austria, Germania, Spagna e Svizzera sono cresciute rispetto all’ultima rilevazione. Le aspettative di inflazione per la Svizzera rimangono ai livelli più bassi nell’indagine al 2.8%, sebbene ci sia stato un aumento rispetto al 2.5% registrato a febbraio. Hong Kong e Singapore hanno le più alte aspettative di inflazione con il 5.0%, sebbene il risultato registrato a Hong Kong sia inferiore rispetto al 5.8% di tre mesi fa.
Altri risultati significativi mostrano che l’inflazione è una preoccupazione per la maggior parte degli intervistati e delle loro famiglie in Italia (79%), Singapore (79%), Hong Kong (78%), Francia (75%), Spagna (75%), e Inghilterra (61%). La Francia (49%) è stata l’unico Paese in cui la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di aspettarsi un rendimento netto inferiore nei prossimi dodici mesi, mentre negli altri Paesi – tra cui l’Italia – prevale l’aspettativa di un rendimento netto nei prossimi dodici mesi uguale a quello attuale. Si tratta di un miglioramento rispetto alla rilevazione del precedente trimestre dove gli intervistati di tre Paesi, Italia (43%), Francia (47%) e Spagna (43%) si aspettavano un rendimento netto inferiore nello stesso periodo.
La maggior parte degli intervistati in tutte le regioni, fatta eccezione di Singapore e Svizzera, non credono che le loro rispettive banche centrali stiano perseguendo le politiche migliori per ottenere l’obiettivo della stabilità dei prezzi nel medio termine.
Infine, la risposta più diffusa riguardo le politiche economiche dei rispettivi governi in Italia (69%), Austria (48%), Francia (62%), Hong Kong (45%), Spagna (68%) e Inghilterra (44%) è stata che non si ritiene che i governi stiano seguendo le giuste politiche economiche.
La M&G YouGov Inflation Expectation Survey, la cui prima edizione è stata lanciata a giugno 2013, è la prima indagine a rilevare l’opinione dei consumatori italiani, francesi, inglesi, austriaci, tedeschi, spagnoli, svizzeri e di Hong Kong e Singapore sulle aspettative di inflazione.
1 YouGov ha intervistato i seguenti campioni di persone nei seguenti Paesi tra il 23 e il 28 agosto 2013. Le indagini sono state condotte online e i dati sono rappresentativi di ciascun Paese in rapporto alla popolazione.
Metodologia delle aspettative d’inflazione: Il team Retail Fixed Interest di M&G analizza i dati statistici per le risposte alla prima e alla seconda domanda dell’indagine (ossia i tassi d’inflazione annua attesi per i prossimi 12 mesi e 5 anni). A tal fine, tutte le risposte sono inizialmente classificate in ordine ascendente e in seguito vengono determinati vari percentili. In questo contesto, i percentili sono tassi d’inflazione attesi al di sotto dei quali è possibile trovare una certa percentuale di risposte. Per esempio, il 50° percentile, la cosiddetta mediana, è il valore medio della distribuzione, che suddivide l’insieme dei dati in un 50% inferiore e uno superiore. Se vi è un numero pari di valori, la mediana è determinata calcolando la media dei due valori medi. Nell’analisi statistica dell’indagine, abbiamo scelto di usare la mediana anziché la media aritmetica perché la mediana è meno influenzata dai valori estremi. Al fine di determinare la dispersione delle risposte, si assume la differenza tra il 75° e il 25° percentile. Infine, il numero di risposte “non so”, viene diviso per il numero totale di risposte e la percentuale risultante viene rilevata come un indicatore del livello di incertezza in merito all’inflazione riscontrato tra gli intervistati. L’elaborazione dei dati per le domande rimanenti (dalla 3 alla 6) è curata da YouGov. In questo caso, i valori percentuali per ogni opzione di risposta vengono calcolati dividendo il numero di risposte rispettive per il numero totale di risposte.
Fonte: BONDWorld – M&G Investments
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




