Proponiamo qualche riflessione veloce sugli avvenimenti della settimana scorsa…..
Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
{loadposition notizie}A cura di Steven Andrew, M&G Income Allocation
Contributo a cura di Jim Leaviss – M&G
Secondo punto: i piani annunciati dal governo danese per consentire ai negozi di non accettare più pagamenti in contanti. Ufficialmente, la misura ha lo scopo di ridurre “gli oneri amministrativi e finanziari” e fa parte di un programma di riforme volto a dare impulso alla crescita: ci sono prove che l’uso abbondante di contanti in un’economia ha un effetto frenante sulla crescita del PIL. L’articolo cita McKinsey secondo cui negli Stati Uniti, l’impiego di contanti sottrae all’espansione del PIL uno 0,47% per anno. Al di là del fatto che gestire i liquidi è costoso e i pagamenti in contanti possono facilmente sfuggire alla rete di raccolta fiscale, potrebbe esserci anche un altro motivo per cui la Danimarca sta incoraggiando il passaggio totale alla moneta elettronica. I tassi d’interesse danesi attualmente sono negativi, con il tasso di deposito al -0,75%. In un mondo di contante fisico, molti partecipanti all’economia possono evitare un tasso d’interesse negativo semplicemente ritirando i soldi dal sistema bancario e tenendoli in una cassetta di sicurezza o sotto il materasso. In Svizzera (un altro Paese con tassi negativi), il 60% delle banconote in circolazione è detenuto nel taglio più grande di 1000 franchi svizzeri, forse per facilitarne la conservazione al di fuori del sistema bancario. Solo eliminando la moneta fisica e passando a quella elettronica una banca centrale può avere pieno controllo della politica monetaria. Peraltro questo studio di Trond Andresen, della Norwegian University of Science and Technology (che rimanda esplicitamente al lavoro di Krugman sulla moneta elettronica), suggerisce che l’uso della moneta elettronica consentirebbe alle banche centrali di controllare anche la velocità della moneta, anziché solo l’offerta. Un mondo di tassi d’interesse negativi è destinato ad accelerare il movimento verso l’abolizione della moneta cartacea da parte delle autorità.
Infine, Tesla. Sono stufo dei prezzi del petrolio che fanno andare su e giù i miei investimenti obbligazionari in base ai capricci di dittatori e cartelli che decidono di incrementare o ridurre la produzione. Forse a breve potremo buttarci alle spalle tutte queste assurdità. La settimana scorsa Tesla ha annunciato di aver ricevuto 38.000 ordinativi (pari a un valore di 800 milioni di dollari) per i suoi nuovi accumulatori di energia per uso domestico e aziendale: i prodotti sono esauriti fino alla metà dell’anno prossimo e l’azienda sta cercando di incrementare la capacità produttiva per fare fronte alla domanda. Ogni batteria domestica può fornire energia a un’abitazione per 5 ore (non molto) e ha un costo elevato (fino a 2300 sterline), ma il ritmo dei miglioramenti su entrambi i fronti è davvero incoraggiante. Credo che sia un passo avanti enorme per la sicurezza energetica del mondo: avevo riposto le speranze nella fusione nucleare ma ultimamente se ne parla poco. Invece l’Europa, zitta zitta, ha installato una quantità enorme di pannelli solari. Nel 2014 sono stati aggiunti pannelli solari per 7,3 GW, di cui 2,2 GW su tetti di abitazioni. Per dare una misura, una grande centrale nucleare produce 1,6 GW di energia (anche se funziona 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, e non solo quando splende il sole). La capacità di immagazzinare energia in modo sempre più efficiente e meno costoso produrrà enormi vantaggi economici. E non c’è solo l’apripista Tesla: anche Samsung sta costruendo batterie molto più grandi (come un camion a rimorchio, per intenderci), attualmente impiegate dalle compagnie che producono elettricità. Per me, non è solo la minore dipendenza dai combustibili fossili ad essere attraente, ma anche la dipendenza ridotta dalla rete nazionale. Significa che le possibilità di sopravvivenza del genere umano a una catastrofe (guerra nucleare, meteorite, attacchi di zombie) aumentano enormemente se la microgenerazione elimina la necessità di fare affidamento su una manciata di centrali elettriche e reti di distribuzione altamente complesse. Con l’energia solare e le batterie non dovremo ripartire da zero, con la scienza e la tecnologia, se dovesse succedere il peggio. O quanto meno, potremo guardarci i DVD di House of Cards in tv mentre aspettiamo l’ondata successiva di attacchi zombie.
Fonte: BONDWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it



