Belo Horizonte, Brasile, 8 luglio 2014. Semifinale dei mondiali di calcio. La Germania batte il Brasile, ospitante, per 7 a 1. Anche il più spregiudicato dei bookmaker avrebbe sorriso con sufficienza nel prendere la scommessa, al di là…
Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
{loadposition notizie}
Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
della più fantasiosa immaginazione. Tanto che alcuni bookmaker hanno “graziato” gli scommettitori.
Eppure, l’improbabile si è realizzato, materializzando già nella prima mezz’ora di gioco il peggior incubo di ogni brasiliano e la più inconfessabile soddisfazione dello sparuto gruppo di tedeschi (e non solo di quelli) che hanno attraversato l’oceano per andare a vedere la partita.
Qualche hanno fa, nel 2009, quando l’indice azionario SP500 valeva 666 punti, neanche Warren Buffet o Ennio Doris, rialzisti per antonomasia, hanno osato prevedere che l’indice triplicasse di valore in meno di 5 anni. Eppure…

Dal 2012, apice della crisi dei debiti sovrani, alcuni BTP italiani hanno quasi raddoppiato di valore.

In meno di 6 mesi, da novembre 2013 ad aprile 2014, i prezzi dei futures sul caffè sono raddoppiati, passando da 100 a 215 dollari.

I futures sui Fed Funds e i depositi Eurodollaro, Titoli di Stato USA a breve termine, sono inchiodati sui massimi dal 2009 e rendono meno dello 0.25%, non proteggendo dall’inflazione dichiarata, ora al 2% negli USA, né dall’inflazione reale che è ben superiore. Chi avrebbe immaginato tassi d’interesse reali negativi? Eppure…..

Per quanto riguarda la crescita dei listini azionari, la cosa più incredibile di questo rally del mercato, uno dei maggiori dal 1929, è il fatto che, mentre nei casi passati la crescita di valore delle azioni era accompagnata da periodi di boom economico, oggi no, l’economia stenta ancora a riprendersi.
Tra il 1935 e il 1937, il rally del 132% del mercato azionario fu preceduto da una crescita del prodotto interno lordo USA di oltre il 10% nel 1934 e dell’8.9% nel 1935.
Tra il 1942 e il 1946, in piena Guerra Mondiale, la Borsa USA salì del 150%, con tassi di crescita dell’economia di circa il 18% tra il 1941 e 1943 e tassi d’inflazione elevata, 13% nel 1942. Sebbene il paragone sia difficile con un periodo di guerra, con tassi di crescita e inflazione di quel tipo gli investitori avevano buone ragioni per
comprare azioni.
Nel periodo post bellico, il mercato al rialzo durò per quasi vent’anni, con l’indice Dow Jones che salì da 160 a 1000, dal 1948 al 1966, e fu sostenuto negli anni ’50 da tassi di crescita dell’economia del 7-8%, con un picco dell’8.7% nel 1950.
Superata la crisi petrolifera dei primi anni ’70 e la breve recessione del 1980 (con tasso d’inflazione superiore al 13%), dal 1981 iniziò un lunghissimo bull market con l’indice Dow Jones che da 807 del 1981 salì fino a 11750 del 2000, sostenuto da tassi di crescita tra il 3.8 e il 4.8%, inflazione media al 5.5% negli anni ’80 e al 3% medio tra il 1990 e il 2000, oltre alle aspettative sul settore internet e “.com” allora agli albori.
Il Dow Jones si trova ora sui massimi di tutti i tempi, a 17.000 punti, ma dal 2009, il miglior dato sulla crescita USA è un 2.8% del 2012. Nel primo trimestre 2014, i dati indicano una nuova contrazione dell’economia USA al tasso del -2.9% su base annua. La disoccupazione è scesa, ma è ancora al 6.1% e l’inflazione ha raggiunto il 2.1%
in maggio 2014.
Nei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, comunicati ieri al mercato, emergono riferimenti preoccupati sulla “compiacenza” degli investitori e, più importante ancora, si indica in ottobre 2014 la possibile fine del Quantitative Easing USA, il principale propulsore della crescita dei mercati azionari e obbligazionari negli ultimi anni.

Sul mercato delle valute, è significativo il fatto che il cambio Euro/Dollaro USA, sul quale avviene il maggior volume di negoziazioni, sia praticamente immobile, con un’oscillazione del 3.67% tra il minimo e il massimo dell’anno.
Segue a ruota il cambio Dollaro USA/Yen Giapponese, con un’oscillazione del 4.4% tra minimo e massimo da gennaio 2014 a oggi.
Il mercato è ancora delle mani della banche centrali. Cambi e obbligazioni attendono uno spunto per muoversi.
Dopo molto che non piove, quando il temporale arriva di solito è più violento.
Nello stesso modo, periodi prolungati di volatilità estremamente bassa sui mercati precedono fasi di turbolenza.
“Di doman non c’è certezza” scriveva Lorenza de’Medici nel Trionfo di Bacco e Arianna, ma guardando al passato, possiamo dire che le condizioni (economiche e di tassi d’interesse) nelle quali si è verificato il rialzo dei mercati azionari e obbligazioni sono assolutamente straordinarie, come statisticamente poco rappresentativo, ma
impattante, è il 7 a 1 di Germania-Brasile.
Lasciamo al lettore la seguente riflessione.
Strategicamente, ha senso, dopo un rialzo del 300% del mercato azionario, preoccuparsi di una possibile salita o discesa del 10%, dopo un raddoppio delle quotazioni di molte obbligazioni, curarsi del +1 –1% ? O di uno 0.3% sul cambio euro/dollaro? O ha più senso occuparsi dell’ombrello da scegliere per il prossimo temporale?
Fonte: BONDWorld.it
Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it



