MC: Come nel ’97? Segnali di allerta dall’Asia e dai Titoli di Stato

Fu una combinazione tossica ad innescare la crisi finanziaria delle “Tigri Asiatiche” nel 1997. Rialzo dei tassi d’interesse negli USA e stretta fiscale in Giappone. Ingredienti molto simili a quelli di oggi…..


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


Nel marzo del ’97, la Banca Centrale USA alzò i tassi d’interesse dal 5.25 al 5.5%, sorprendendo gli investitori, e un mese dopo, in aprile, il Giappone alzò la tassa sui consumi dal 3% al 5%. Alla fine del quarto trimestre del 1997 l’economia giapponese cadde in una fase di recessione, da molti attribuita all’aumento dell’imposizione fiscale al quale i giapponesi non erano abituati.  
 
Il graduale rialzo dei tassi d’interesse negli USA dal 3% del 1994 al 5.5% del 1997 aveva portato a un deflusso di capitali dai Paesi del Sud Est asiatico, Thailandia, Indonesia, Filippine e Corea del Sud, a favore del dollaro USA,  fenomeno simile a quello a cui abbiamo assistito l’anno scorso, quando le valute dei Paesi emergenti hanno toccato i minimi nei confronti di Dollaro ed Euro, dopo l’inizio del “tapering” da parte della Federal Reserve.
 
Il Dollaro si rafforzò nei confronti di tutte le principali valute asiatiche.  
 
Il cambio Dollaro USA/Yen giapponese salì da 79 del 1995 a 123 del 1997. Breve e incisiva correzione tecnica da 123 dell’aprile 1997 a 110 del giugno 1997, dopo le misure di stretta fiscale in Giappone favorevoli allo Yen. Risalita del dollaro USA da 110 in giugno 1997 a 145 in luglio del 1998.  

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Nel ’97 il deflusso di capitali esteri dai Paesi del Sud-Est asiatico si sommò a una situazione di forte indebitamento del settore privato e delle banche, che si erano esposte bel al di là dei propri mezzi, investendo a leva il denaro fino ad allora arrivato dall’estero. Ne seguì una serie di default a catena che portò a un crollo delle quotazioni del mercato azionario e immobiliare. Il Bath thailandese crollò di oltre il 40% dopo che la banca centrale fu forzata a lasciarlo libero di fluttuare contro il dollaro nel luglio ’97.   
La crisi delle Tigri asiatiche ebbe un impatto anche sui mercati azionari occidentali, con l’indice Dow Jones che tra luglio e ottobre del 1997 perse circa il 15%, calo che fu poi rapidamente riassorbito nei mesi successivi, ma che creò le premesse per una discesa più profonda l’anno seguente, nel 1998, con la “crisi del rublo russo”.  
 
Recentemente, da quando la Banca Centrale USA ha iniziato a parlare di “tapering” nel 2011, il cambio Dollaro USA/Yen Giapponese è salito da 75 a 105 del gennaio 2014, muovendosi in modo analogo al 1997.  Nello stesso periodo, il Dollaro USA è salito nel confronti della Rupia indiana da 44 (luglio 2011) a 61 e si è rafforzato nei confronti di tutte le principali monete del Sud Est asiatico.   
 
In Cina, riporta Bloomberg, nel primo trimestre 2014 le banche cinesi hanno avuto il maggior numero di prestiti non restituiti dal 2005, dopo che il rallentamento della terza economia mondiale, la Cina, ha causato un aumento del numero di default.  La situazione evoca l’indebitamento e l’uso della leva finanziaria della Thailandia del 1997.  
 
L’indice della Borsa cinese CSI300 si trova sui minimi dal 2009.  
 
Nel mese di aprile 2014, dopo una lunga serie di misure di stimoli monetari, il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe ha annunciato il primo aumento degli ultimi 17 anni dell’imposta sui consumi, dal 5 all’8 per cento, quasi raddoppiandola, come avvenne nel 1997. La misura, penalizzante per i consumi, mira ad arginare con  le maggiori entrate fiscali l’indebitamento pubblico giapponese che è il più alto (in rapporto al prodotto interno lordo) di tutti i Paesi industrializzati.  
 
La Banca Centrale USA sembra intenzionata a continuare il programma di uscita dagli stimoli monetari (QE) e un rialzo dei tassi d’interesse è già prezzato nei futures sui tassi dei depositi Eurodollaro con scadenza marzo-giugno 2015.  
 
L’attenzione europea  è  rivolta alle elezioni del Parlamento Europeo settimana prossima, all’evolversi della situazione in Ucraina,  oltre che alla riunione della BCE di giugno in cui si dà per scontato un intervento sui tassi d’interesse europei, che probabilmente sarà un tasso di deposito negativo per le banche europee presso la BCE.
 
L’indice Zew che misura il  sentiment economico in Germania è calato da 43.2 del mese scorso a 33.1 di questa settimana. Il prodotto interno lordo del primo trimestre segnale un progresso dello 0.8% solo in Germania.  In Italia, Pil in calo dello 0.1% rispetto all’ultimo trimestre 2013. In Francia crescita zero.  

I Titoli di Stato USA e tedeschi, considerati beni rifugio, hanno avuto un rally nelle scorse settimane (a scapito dei rendimenti in discesa)  cosa che mal si concilia con l’apparente tranquillità degli indici azionari europei e USA, che da mesi navigano sui massimi degli ultimi anni.  
 
Nella giornata di ieri lo spread BTP-Bund ha avuto la più grossa impennata degli ultimi 15 mesi, segnalando una minore propensione al rischio.  

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Guardando alla storia per trarre un’indicazione sul prossimo  futuro,  aumentano le probabilità di veder un Dollaro USA  in recupero.   Lo Yen giapponese, altra valuta rifugio, potrebbe apprezzarsi nel breve periodo, in seguito all’aumento dell’imposta sui consumi in Giappone.   
 
Sui mercati azionari sembra avvicinarsi il momento di una correzione.  
 
Forse, quest’anno tornerà buono il vecchio adagio di Wall Street: “Sell in may and go away!”  

Fonte: BONDWorld.it

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