Dal Pemberton French Wine alla Coca-Cola Atlanta, 1865. Il farmacista John Stith Pemberton, reduce dalla Guerra Civile americana (1861-1865), iniziò a far ricerche sulla cura dalla dipendenza da morfina, …
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
sostanza cui era dedito a seguito di una ferita subita durante la guerra. I suoi esperimenti lo portarono a testare una combinazione di vino e foglie di coca, bevanda già di moda in Europa, e alla creazione del Pemberton’s French Wine Coca, una medicina a base di vino, foglie di coca, caffeina e noce di cola, pubblicizzata come “per signore e per tutti quelli il cui lavoro sedentario provoca prostrazione nervosa”.
La bevanda ebbe un successo immediato, sia fra i veterani della guerra, sia come tonico per signore depresse. Inizialmente venduta come medicinale, fu prodotta su larga scala fino al 1886, anno in cui in Georgia fu emanata una legge che proibiva il consumo di alcolici, ma non la cocaina. Il vino venne sostituito con uno sciroppo a base di zucchero e acqua gasata, e il nome fu cambiato da Pemberton French Wine Coca a Coca-Cola. L’invenzione del nome Coca-Cola è attribuita a Frank Mason Robinson, il contabile della Pemberton Chemical Company, che beneficiò dell’invenzione molto più di John Pemberton, che morì a soli 57 anni.
Fino al 1903, la Coca-Cola conteneva circa 9 milligrammi di cocaina per bicchiere e fu venduta e consumata liberamente, anche da donne e bambini.
La cocaina fu dichiarata illegale nel 1914.
Quantitative easing, duello pilotato fra BCE e Germania
Sui mercati finanziari, il tonico miracoloso è l’enorme liquidità immessa nel sistema dalla banche centrali. Il denaro a basso costo e la possibilità delle banche centrali di stampare denaro in quantità (teoricamente) illimitata sono l’elisir magico, panacea di tutti i mali. Nella “nuova normalità” i mercati, esilarati e intontiti, accolgono positivamente quasi tutti i dati macroeconomici. Quando il dato è positivo, si festeggia perché è positivo. Quando è negativo, si festeggia perché potrebbe indurre le banche centrali a nuovi stimoli monetari.
Nel mese di ottobre la discesa dei mercati azionari è stata prontamente bloccata dall’intervento delle banche centrali. In sequenza, prima James Bullard della Fed ha detto che, all’occorrenza, la Fed potrebbe riprendere il Quantitative Easing, poi la Banca del Giappone ha annunciato un incremento del Quantitative Easing e, ultimamente, i discorsi del Presidente BCE Mario Draghi, con cadenza settimanale, hanno convinto i mercati di un prossimo Quantitative Easing europeo. “Faremo ciò che dobbiamo per far aumentare l’inflazione e le aspettative d’inflazione il più velocemente possibile” ha detto Draghi a Francoforte il 21 novembre, “potremo ampliare i canali attraverso i quali intervenire alterando la misura, il ritmo e la tipologia di acquisti”.
La Germania, che nonostante il rallentamento degli ultimi mesi è il Paese europeo in migliori condizioni, sta cercando di temporeggiare il più possibile l’attuazione del QE. Prima di concedere il Quantitative Easing, la Merkel vuole veder attuate le riforme nei Paesi più a rischio, Italia in primis. La Bundesbank tedesca ha circa il 18% del capitale della BCE. La Banca di Francia il 14%. La Banca d’Italia il 12% e il Banco di Spagna l’8%.
La partita è aperta, con un gioco di alleanze ed equilibri complessi.
Christine Lagarde del Fondo Monetario Internazionale ha sollecitato la BCE a intervenire, mentre Weidmann, Presidente della Bundesbank sostiene che “non è così che si crea la ripresa. Mentre la politica monetaria può influenzare la domanda a corto termine, non è in condizione di spingere all’infinito le prospettive di crescita”.
Gli effetti sui mercati
Nel frattempo, i rendimenti dei Titoli di Stato dell’Eurozona vanno di minimo in minimo storico, mentre i mercati azionari tornano sui massimi di luglio/settembre 2014.
Il Titolo di Stato Decennale USA dal massimo del dicembre 2013 al 3.03% è sceso al minimo di ottobre 2014 all’1.86%
Il Decennale Germania dal massimo di dicembre 2013 all’1.92% è calato al minimo di 0.71% in ottobre 2014.
In Italia, il BTP decennale da dicembre 2013 a oggi ha dimezzato il rendimento, passando dal 4.24% al 2.12%

USA Germania Italia
La concentrazione dei Titoli di Stato nelle mani delle banche centrali ha reso il mercato meno liquido. Lo si è visto chiaramente sul mercato dei Treasury Bond USA in occasione del ribasso dei mercati azionari a metà ottobre 2014, quando le ricoperture di posizioni ribassiste sui Treasury USA hanno generato la più forte oscillazione dell’ultimo quarto di secolo.
http://www.bloomberg.com/news/2014-11-18/flash-boys-invade-treasury-bond-market-in-new-era-of-volatility.html

Al contrario, i rendimenti si sono alzati sui corporate bond ad alto rendimento.
L’elisir delle banche centrali non sarà per tutti, ma solo per i Titoli “investment grade”, ragion per cui i corporate bond high yield (rating speculativo) diventano meno interessanti.
Grafico dell’andamento dello spread di rendimento fra Treasury USA e settore High Yield

Il cambio Euro/Dollaro USA, che da settimane staziona tra 1.2350 e 1.26 (ora 1.2470), sta aspettando la conferenza della BCE giovedì 6 dicembre per prendere una direzione.
Operativamente e per concludere
Tutte le mode, per definizione, passano. È possibile che, prima o poi, come la cocaina nella Coca-Cola, anche il Quantitative Easing venga dichiarato illegale. La Bundesbank ci sta già provando. Difficile dire se a quel punto le Borse saranno salite a livelli stellari o, con o senza QE, saranno già scese per motivi esogeni. L’importante sarà gestire nel frattempo la “nuova normalità” che, probabilmente, diventerà sempre più volatile, già dai prossimi mesi.
Sul cambio Euro/Dollaro USA consideriamo il livello 1.20-1.21 area di acquisto di Euro, e area 1-2750-1.2850 livello di vendita, mantenendoci neutrali nel mezzo.
Sui Titoli di Stato, attendiamo rendimenti più attraenti per comprare.
Sui mercati azionari e sui corporate bond, in attesa di maggiore volatilità nei prossimi mesi, suggeriamo una strategia di trading con progressiva riduzione dell’esposizione.
Prendere rischi maggiori, ma con somme più piccole.
Buon fine settimana a tutti!
Fonte: BONDWorld.it
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