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MC: Premio al rischio, Russia e Turchia 4 rischi per i prossimi due anni e prospettiva storica

Il risk premium, o premio al rischio, concetto finanziario fondamentale, è l’extra rendimento che un investitore si aspetta da un investimento, rispetto al tasso privo di rischio….


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


Più informalmente, “quanto ci si aspetta di guadagnare da un investimento, per essere disposti a correrne il rischio”? Il 25 novembre, nel Financial Stability Review, la BCE ha evidenziato i 4 principali rischi per i prossimi due anni.

Al primo posto, c’è la “possibilità di un improvviso aumento del premio al rischio a livello globale, che potrebbe essere innescato da un aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, amplificato dalla bassa liquidità del mercato secondario”.

Al secondo posto, i rischi potrebbero derivare dalla “profittabilità delle banche ancora debole, in un contesto di bassi tassi d’interesse e gran quantità di non performing loans in alcuni Paesi”.

Al terzo posto,“rischi derivanti dalla sostenibilità dell’alto indebitamento che rimane alto nel settore privato e pubblico”.

Al quarto posto, “lo shadow-banking finanza non bancaria, che continua a crescere e pone delle sfide che si traducono in rischi di liquidità”.

 Il discorso di Mario Draghi di venerdì 20 novembre a Francoforte ha convinto i mercati di una forte azione della BCE nella riunione di giovedì 3 dicembre. Azioni e obbligazioni europee sono salite, mentre l’Euro si è depresso fino in area 1,0565 contro Dollaro USA.

I mercati azionari europei sono balzati di un +5,5% nell’arco di 10 giorni, con l’Eurostoxx ora in area 3500 punti. I mercati USA, più cauti in vista della Fed e chiusi per la festività del Thanksgiving Day, sono saliti del 3,5% con l’S&P500 in area 2090. I Titoli di Stato europei stanno salendo di prezzo/scendendo di rendimento, come era accaduto tra gennaio e marzo 2015, nella trepidante attesa del quantitative easing europeo. Oggi, oltre un terzo dei Titoli europei, 453 miliardi, hanno perforato al ribasso la soglia del – 0,3% di rendimento, riporta Bloomberg.

In Asia, i mercati azionari cinesi hanno invece chiuso in rosso la settimana scorsa dopo il calo del 5,5% nella giornata di venerdì, appesantiti dalle inchieste e arresti dei principali broker, accusati di “violazione delle regole” di trading, e di aver causato il crash di agosto.

La ragione dei nuovi stimoli monetari che molto probabilmente la BCE comunicherà giovedì sta nella debolezza della ripresa e nella difficoltà di risvegliare l’inflazione. Le parole di Draghi, il 20 novembre a Francoforte, sono state molto chiare e altrettanto allarmanti:

“Il programma APP (Asset Purchasing Programme ndr) della BCE è stato lanciato nel contesto del Comprehensive Assessment (la valutazione dello stato di salute dei principali 131 gruppi bancari europei, tra cui le maggiori 15 banche italiane, realizzata nel 2014 ndr) che ha assicurato che le banche fossero nella posizione più forte possibile per accelerare l’erogazione del credito.

1. I rischi al ribasso sono aumentati negli ultimi mesi a causa del deterioramento del contento esterno. La domanda globale, specialmente nei mercati emergenti, è diminuita. La crescita globale quest’anno è la più debole dal 2009.

2. La forza della ripresa è modesta. Prendendo il Purchasing Managers’ Index la presente tendenza al rialzo che è iniziata nel 2013 è il rimbalzo più debole per l’Area Euro dal 1998, cosa che colpisce considerando che siamo nella prima fase di una ripresa in cui ci si aspetterebbe di veder una ripartenza più rapida. Tanto più che oltre agli stimoli monetari, i prezzi più bassi dell’energia.

3. la ripresa va molto a rilento sotto una prospettiva storica. Negli anni 1970, 80 e 90 si impiegarono tra 5 e 8 trimestri per recuperare i livelli pre-recessione. Nella recente recessione l’economia americana ha impiegato 14 trimestri per tornare ai livelli pre-crisi e all’Europa 31 trimestri, ovvero nel primo trimestre 2016 se le nostre previsioni sono corrette. Se si guarda poi all’altra sponda dell’Atlantico, il Dipartimento del Commercio USA ha registrato che i profitti aziendali USA sono calati di 22 miliardi di dollari nel terzo trimestre, nonostante la revisione al rialzo al 2,1% del prodotto interno lordo USA.

Storicamente, i grandi conflitti mondiali e le rivoluzioni sono stati la risposta alla difficoltà di superare in altro modo le crisi economiche. Spesso mascherate da guerre ideologiche o di religione. Non stupisce dunque la grande coalizione di forze internazionali che si sta formando per intervenire militarmente in Medio Oriente contro ISIS, né il riemergere del nazionalismo turco contro la Russia, di lunga tradizione. Dal 1500, Russia e Impero Ottomano/Turchia si sono scontrate ben 12 volte. Nel 1568-1570, ai tempi di Ivan il Terribile, per il controllo del Khanato di Astrakan sul Mar Caspio. Vittoria russa.

Nel 1686-1700, ai tempi dello zar Pietro il Grande, una guerra che coinvolse Impero Ottomano e Khanato di Crimea da una parte, contro Regno russo, Confederazione Polacco- Lituana, Sacro Romano Impero e Etmanato cosacco (ucraino) dall’altra. Vittoria russa. Nel 1710-1711, stessi schieramenti, la guerra scoppiò dopo che il re di Svezia Carlo XII fuggito dal campo di battaglia durante la Grande Guerra del Nord, si rifugiò presso la corte ottomana, convincendo il sultano Ahmed III a dichiarare guerra alla Russia. Vittoria ottomana.

Nel 1735-1739, l’espansionismo della zarina Anna vide nella crisi dei rapporti tra Persia e Impero Ottomano l’opportunità per sferrare un attacco allo storico nemico ottomano, alleandosi con l’Austria. Dopo gravi perdite da entrambe le parti, il conflitto si concluse a vantaggio della Turchia, con la mediazione della Francia. La Turchia ridusse negli anni seguenti i diritti dei commercianti russi nel Mar Nero.

Nel 1768-1774, quinta guerra russo turca, in territorio ucraino, che si concluse a favore della Russia e in cui la Crimea perse il suo stato di signoria vassalla della Sublime Porta e divenne uno stato indipendente.

Nel 1806-1812, sullo sfondo delle guerre napoleoniche, scontri tra Russia e Turchia in Moldavia, Valacchia, Armenia e Dardanelli. Vittoria russa, con annessione della Moldavia alla Russia.

Nel 1828-1829, nel contesto della guerra d’indipendenza greca dall’occupazione ottomana, l’Impero russo appoggiò i greci (stessa religione ortodossa) contro gli ottomani. Per ritorsione, il sultano decise di chiudere lo stretto dei Dardanelli, cosa che provocò la reazione dei russi, che vinsero la guerra, ottenendo la costa orientale del Mar Nero e forti indennità di guerra dai turchi.

Nel 1853-1856, la nota Guerra di Crimea, che coinvolse l’Impero russo da un lato contro Impero Ottomano, Francia, Inghilterra e Regno di Sardegna. La Russia uscì indebolita dal conflitto e dovette cedere Moldavia e Valacchia all’Impero Ottomano, oltre a territori lungo la foce del Danubio.

Nel 1877-1878 guerra russo-turca per il controllo dei Balcani, che si concluse con un vittoria russa. Nel 1914-1918 guerra del Caucaso, nel contesto della Prima Guerra Mondiale, Germania schierata con l’Impero Ottomano che portò, alla nascita di una serie di Stati Indipendenti (Repubblica democratica dell’Armenia, Georgia, Azerbaijan), alla spartizione dell’Impero Ottomano fra le potenze occidentali, alla Rivoluzione Russa e, qualche anno più tardi, nel 1923, alla fondazione della Turchia moderna con Mustafa Kemal Ataturk.

Operativamente e per concludere

Nelle elezioni di novembre 2015, Erdogan ha riconquistato la maggioranza, cavalcando l’orientamento islamico conservatore e nazionalista che, dopo un secolo di laicità, sta prendendo piede in Turchia. L’abbattimento del caccia russo da parte dell’aviazione turca e l’omicidio dell’avvocato curdo Tahir Elci negli scorsi giorni rientrano drammaticamente nella stessa logica.

In guerra, i mercati finanziari hanno storicamente reagito nelle maniere più disparate, tanto che risulta difficile identificare una correlazione fra guerra e mercati. Dipende dalla tipologia del conflitto, dalla sua durata, dalle aree geografiche e dagli schieramenti in gioco. Inutile dunque far congetture. Ciò che colpisce nella situazione attuale è, come ha evidenziato la BCE, un premio al rischio molto basso, cosa che equivale a dire che, ai prezzi correnti, i rischi sembrano sproporzionati ai potenziali guadagni. In modo particolare, sul settore obbligazionario, dove a fronte di debiti sempre più alti, gli Stati e aziende, pagano interessi spesso negativi.

In questo contesto, i mercati sono tuttora posizionati al rialzo, e potrebbero addirittura salire ancora, in caso di azione molto convincente di BCE e FED. Ma suggeriamo estrema prudenza, sia sul settore obbligazionario, sia sull’azionario, ritenendo altamente probabili bruschi aumenti di volatilità o inversioni di tendenza, come risulta dal posizionamento estremo sulle opzioni out-of-the-money sull’indice S&P500. Le opportunità ci sono, ma vanno cercate non solo al rialzo, ma anche al ribasso, imponendo un’operatività sempre più tecnica.

Sul cambio Euro/Dollaro USA ci manteniamo neutrali, in attesa delle prossime riunioni di BCE, il 3 dicembre, e Fed il 16 dicembre.

Dei tassi d’interesse negativi beneficerà il settore immobiliare, come è accaduto in Svizzera, o in Danimarca, dove i tassi di deposito sono negativi a -0,75%.

Buona settimana a tutti!

Fonte: BONDWorld.it

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