Quando i mercati sono posizionati con convinzione in una direzione, i cambiamenti di direzione possono essere bruschi, nel momento in cui la convinzione viene smentita….
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
In Turchia, il partito islamico conservatore AKP di Recep Teyyip Ergogan si riafferma con la maggioranza assoluta stravincendo le elezioni avvenute durante il week-end d’inizio novembre. La Borsa di Istanbul è salita ieri del 5%, mentre la Lira turca si è rivalutata di oltre il 2,5% nei confronti dell’Euro e di quasi il 3% nei confronti del Dollaro USA, un rally di oltre 10% dal mese scorso.
Le elezioni di giugno avevano visto salire al 12,9% il partito dei curdi, forti delle battaglie vinte contro l’Isis, mentre il partito di Erdogan aveva perso la maggioranza assoluta: la linea sempre più autoritaria dell’AKP verso la stampa e l’opposizione (ai limiti della decenza per un Paese civile) aveva spaventato l’elettorato. Era davvero difficile immaginare che l’AKP di Erdogan riconquistasse in queste elezioni la maggioranza con il 49,46% dei voti. I mercati odiano l’incertezza e, a dispetto di ogni considerazione etica sull’intimidazione della stampa da parte di Erdogan, hanno festeggiato il risultato chiaro e definito.
Il Paese è ora diviso fra: il partito islamico conservatore AKP di Erdogan, i repubblicani kemalisti del CHP (partito d’impostazione laica fondato nel 1923 da Mustafa Kemal Ataturk) all’opposizione con il 25,27%, il partito di sinistra filo-curdo HDP che ha mantenuto il 10,4% e i nazionalisti dell’MHP calati all’11,97%.
Evidentemente, i mercati erano unilateralmente posizionati contro Lira turca e hanno dovuto girarsi velocemente, cosa che ha generato il forte recupero della valuta e la risalita delle quotazioni azionarie.
Nei giorni scorsi, un altro esempio di riposizionamento del mercato è stato il forte calo dell’Euro e il rafforzamento del Dollaro USA (ora 1,0960), a seguito dei comunicati delle rispettive banche centrali. La BCE probabilmente più espansiva già a partire da dicembre. La Fed più restrittiva. Prima del meeting della banca centrale americana del 28 ottobre i futures sui Fed Funds scontavano meno del 33% di probabilità di un rialzo dei tassi d’interesse a dicembre. Ora scontano oltre il 50% di probabilità di un rialzo dei tassi nell’ultima riunione dell’anno della Fed, il 15-16 dicembre.
Evidenti anche le ricoperture sugli indici azionari, guidati dall’S&P500 che, fugate le paure estive, hanno messo a segno il migliore ottobre degli ultimi 4 anni ritornando in prossimità dei massimi storici toccati nel mese di maggio.
OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE
Settimana scorsa il Tesoro italiano ha collocato 1,75 miliardi di CTZ con scadenza 2017 per la prima volta a tasso d’interesse negativo, -0,023% all’anno. Il paradosso di pagare “per prestare denaro a uno degli Stati con il rapporto Debito/Prodotto Interno Lordo più elevato al mondo e noto per gli sperperi fiscali” non è sfuggito al Financial Times che ha titolato “Investitori nervosi pagano per prestare all’Italia”.
È evidente che i Titoli di Stato Europei sono sostenuti dalla convinzione, incurante dei fondamentali, che la BCE continuerà a sostenerli con gli acquisti previsti dal PSPP (Public Sector Purchasing Programme), il quantitative easing europeo iniziato a marzo. Sarà questo il prossimo tema su cui il mercato dovrà ribilanciarsi? Come è avvenuto su Lira Turca, Euro, Dollaro e indici di Borsa, non stupirebbe vedere una brusca correzione nei prossimi mesi anche sui Titoli di Stato europei, nel caso una BCE meno colomba del previsto deludesse le aspettative.
Mentre prima dell’estate suggerivamo di acquistare BTP dopo il forte sell-off, ora suggeriamo prudenza sui Titoli di Stato Italiani, che abbiamo venduto approfittando dei recenti rialzi di prezzo. Il rally della Lira turca, salita di circa il 10% nel mese di ottobre, ci è parsa una buona opportunità per dimezzare le posizioni in questa valuta.

Fonte: BONDWorld.it
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