Come nella teoria evoluzionista o nei mondiali di calcio, anche sui listini di Borsa avviene un processo di ‘selezione naturale’ per cui solo i migliori (e più fortunati) sopravvivono e il ‘vincitore prende tutto’. ….
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
Paul Ormerod, (“Why most things fail”, Wiley, 2007) evidenzia come delle 100 più grandi aziende al mondo nel 1912 solo 19 sono rimaste fra le prime 100 nel 1995, 48 sono scomparse e solo 28 sono diventate più grandi nel 1995 di quanto lo fossero nel 1912. Fra queste, un piccolissimo numero, eccezioni, società come Procter & Gamble e PB, sono diventate molto più grandi, e sono quelle che han fatto la differenza per gli investitori.
Fra i componenti dello Xetra Dax, la media indice rappresentativa delle 30 principali aziende tedesche, uno degli indici azionari saliti di più negli ultimi anni, balza all’occhio come il denaro degli investitori si sia concentrato su alcuni titoli, saliti alle stelle, a discapito di altri rimasti vicini ai minimi.
Alcuni fra i titoli “vincitori”, come ad esempio Continental AG, hanno più che decuplicato di prezzo. Il mercato ha premiato le aziende che, producendo e vendendo con rigore tedesco beni e servizi di alta qualità in tutto il mondo, macinando costantemente utili a doppia cifra percentuale, distribuendo agli azionisti dividendi attraenti ma oculati, reinvestendo parte degli utili in ricerca e non indebitandosi oltre i mezzi propri, hanno rappresentato un’ottima alternativa ai rendimenti risicati di obbligazioni e Titoli di Stato sui minimi degli ultimi anni.
Continental AG, settore automobilistico. Grafico settimanale dal 2006 a luglio 2014.
Dal minimi di 9.77 del febbraio 2009 a 168 euro per azione

Agli antipodi, troviamo invece alcune aziende del settore bancario, finanziario e telecomunicazioni (Commertzbank, Deutsche Bank, Deutsche Telekom) che, nonostante gli sforzi, loro e dei governi europei, per ridurre indebitamento, esposizioni a leva, investimenti rischiosi, non hanno ancora smaltito gli eccessi degli anni passati, né modificato i loro comportamenti nefasti (per tutti).
Commerzbank AG, una delle principali banche tedesche. Grafico settimanale dal 1999 a luglio 2014.
Oggi a 10.80 euro per azione, circa un trentesimo di quanto quotava prima della crisi del 2008.

Le valutazioni fondamentali, sommate all’effetto degli automatismi dei trading system che seguono la tendenza in corso comprando i titoli che salgono e vendendo i titoli che scendendo, hanno esasperato il fenomeno di cui sopra, rendendo in alcuni casi ormai “care” anche le pur buone società tedesche.
Se non si prevede un ulteriore apprezzamento dei corsi, comprare ora il titolo azionario inizia a diventare meno allettante, con dividendi che in molti casi non raggiungono il 2%. Certo molto di più del rendimento zero offerto dai Titoli di Stato a breve della Germania, ma sempre “poco” per prendersi il rischio di un investimento azionario.
Tanto più che gli ultimi dati economici indicano un rallentamento anche in Germania, con produzione e ordini industriali in calo, sentiment delle imprese positivo, ma meno di quanto previsto e vendite al dettaglio inferiori alle attese.
Ordini industriali in calo https://www.destatis.de/EN/PressServices/Press/pr/2014/07/PE14_240_421.html
Produzione industriale in calo https://www.destatis.de/EN/PressServices/Press/pr/2014/07/PE14_241_421.html
ZEW, indicatore di sentiment delle imprese in Germania http://www.zew.de/en/presse/latest
Per la Germania, vendere BMW e Volkswagen diventa meno facile all’estero, man mano che le condizioni economiche dei Paesi dell’Eurozona peggiorano e in una fase di graduale raffreddamento dei mercato cinese, dove iniziano a manifestarsi i primi default di grosse aziende nel settore delle costruzioni, finora uno dei settori trainanti dell’economia cinese. Al di fuori dell’Eurozona, il cambio dell’Euro ancora elevato nei confronti di molte valute è un ulteriore ostacolo alle esportazioni.
http://www.bloomberg.com/news/2014-07-16/huatong-road-bridge-may-miss-400-million-yuan-debt.html
A seguito dell’uscita degli ultimi dati economici in calo in Germania e sull’Eurozona, l’Euro si è indebolito nei confronti di tutte le principali valute e, con la prospettiva di nuove misure espansive da parte della BCE, dovrebbe continuare a farlo nel corso delle prossime settimane. Vendere Euro sui rimbalzi e/o investire in emissioni obbligazionarie di massimo rating in alcune valute, tra quelle che più sono scese nei confronti dell’Euro può essere una valida strategia.
Sul fronte USA, le quotazioni elevate dei listini azionari destano preoccupazioni crescenti in analisti e investitori sulla possibilità dello scoppio di un’altra bolla. Di 562 investitori, trader e analisti intervistati da Bloomberg, circa il 47% dice che il mercato si trova a livelli insostenibili, mentre un 14% considera i prezzi attuali già una bolla speculativa.
Anche la Presidente della Federal Reserve Janet Yellen in un discorso al Senato USA ha detto che le quotazioni di Borsa in alcuni settori sono “tirate” (riferendosi al settore tecnologico, dove alcune società quotano 500 volte gli utili).
http://www.reuters.com/article/2014/07/15/us-markets-stocks-idUSKBN0FK19O20140715
http://www.bloomberg.com/news/2014-07-16/bubble-paranoia-setting-in-as-s-p-500-surge-stirs-angst.html
Come in meteorologia, le previsioni sui mercati sono relativamente affidabili nel brevissimo termine e molto meno già a distanza di pochi giorni. Una perturbazione all’orizzonte è molto probabile, il che non esclude altre giornate di sole nel frattempo.
Una strategia che, all’occorrenza, preveda la possibilità di girarsi al ribasso può essere la più adatta al contesto attuale.
Per indicazioni operative, calibrate su misura, siamo a completa disposizione.
Fonte: BONDWorld.it
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