L’investitore privato italiano che, deluso dalla politica e in cerca di sicurezza, decidesse in un impeto rivoluzionario di vendere un BOT italiano e comprare uno Schatz tedesco, Titolo di Stato a due anni, (“perché la Germania è un Paese affidabile…e poi vedremo!”), al momento della …
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
Oggi, prestare denaro alla Germania, sulle scadenze brevi, non solo non rende, ma costa. Circa lo 0,07% all’anno, sulle scadenze biennali.
Sulle scadenze lunghe, il rendimento è ancora positivo, circa l’1% all’anno il Bund decennale tedesco, ma alcuni analisti (di Royal Bank of Scotland, così riporta Reuters) prevedono che in caso di Quantitative Easing europeo, tali rendimenti potrebbero scendere ulteriormente verso lo 0.65% (solo in Giappone rendono meno).
Vogliamo poi sottrarre al rendimento spese di negoziazione e il 12.5% di tassazione?
La situazione evoca logiche feudali. Nel corso del medioevo, i sovrani, non riuscendo a garantire ai cittadini la sicurezza su tutto il territorio, iniziarono a delegare parte del potere ai nobili feudatari, in cambio di un tributo annuale e della garanzia di un appoggio militare in caso di guerra. Il feudatario (dal termine germanico few che indicava la proprietà terriera dell’uomo d’armi nell’antiche comunità germaniche) manteneva a proprie spese un “esercito” (che avrebbe dato appoggio al sovrano in caso di guerra) e offriva protezione agli abitanti del feudo in cambio di fedeltà, sottomissione e corvées di vario tipo.
ITALIA.
I B.O.T. a 12 mesi rendono circa lo 0.2% lordo, all’anno. I BTP decennali rendono il 2.37%. Per quanto bassissimi, tali rendimenti appaiono interessanti alla luce dell’inflazione in discesa. Il 7% di rendimento, sfiorato dal decennale italiano durante la crisi del 2011-2012, sbiadisce se depurato dall’inflazione di allora, circa al 3.20%.
Oggi, con l’inflazione prossima allo zero, il 2.37% del decennale italiano protegge dall’inflazione (dichiarata) e rende più del doppio dell’omologo tedesco. Quanto al rischio che si corre, questa è un’altra storia…. Per farsi un’idea, basta guardare il grafico dell’andamento del debito italiano, in espansione, in rapporto al prodotto interno lordo nazionale, in contrazione.

La fiducia del mercato in un prossimo Quantitative Easing da parte della BCE continua a sostenere le quotazioni dei Titoli di Stato del Sud Europa.
Un micro-scossone alle quotazioni delle obbligazioni è arrivato settimana scorsa dopo che il nuovo piano BCE di finanziamenti alle banche mirati all’economia reale è stato sottoscritto con minore entusiasmo di quanto atteso. Il mercato si attendeva che le banche prendessero in prestito dalla BCE tra i 100 e i 300 miliardi di Euro. L’asta si è conclusa con una sottoscrizione da parte di 255 banche europee di poco più di 82 miliardi di Euro.
Il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha commentato l’esito dell’asta dicendo che andrà valutata insieme alla prossima asta di dicembre in cui ci si attende maggiore affluenza da parte delle banche europee.
L’effetto delle immissioni di liquidità con il nuovo piano di finanziamenti della BCE (T.L.T.R.O, Targeted Longer Term Refinancing Operations) è quello di un restringimento degli spread dei corporate bond e degli high yield rispetto al tasso risk free. In altre parole, se i piani di finanziamento di finanziamento della BCE vengono pienamente sottoscritti, le obbligazioni già in circolazione sul mercato dovrebbero render meno (e viceversa).
L’Euro negli scorsi anni si è apprezzato nei confronti delle principali valute.
Una strategia che stiamo adottando è quella di “incassare” l’apprezzamento dell’Euro, vendendo Euro per comprare bond in valute con un tasso di rendimento più elevato.
Oltre ai Dollari USA, troviamo interessanti valute che nel corso degli ultimi anni si sono ampiamente svalutate nei confronti dell’Euro e che offrono rendimenti superiori all’8% (Lire Turche e Rubli sono degli esempi).
Il rischio Paese viene quasi neutralizzato dall’acquisto di bond sovranazionali. Rimane il rischio valutario, cosa per cui preferiamo dedicare solo parti limitate del portafoglio, in cui concentrare rischi e opportunità.
Il cambio Euro Dollaro, in area 1.2780, si trova vicino a un supporto mensile di grande importanza (1.2750-1.2600), sul quale è lecito attendersi un possibile rimbalzo tecnico.
Se nel lungo periodo la tendenza rimane a favore di dollaro, in ottica di trading può aver senso chiudere delle posizioni in dollari per riaprile dopo il rimbalzo tecnico dell’Euro.


Fonte: BONDWorld.it
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