La vita è una questione di prospettive.
Il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day), fa notare Nicholas N. Taleb, è un evento completamente inaspettato e sorprendente per il tacchino, ma non lo è affatto per il macellaio. …
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
EURO, DOLLARO E TIMORI DI RALLENTAMENTO
Come l’Euro fino a poco fa spaventava l’Europa, perché era troppo alto, ora il rafforzamento del Dollaro spaventa la FED. Esportare con una moneta forte, è più difficile! L’economia USA potrebbe risentire di un calo delle esportazioni a seguito dell’apprezzamento del dollaro.
Viceversa, l’export europeo trarrà vantaggio dall’indebolimento dell’Euro (e gli americani verranno contenti a far vacanza in Europa, pagando un po’ meno). Lo stesso evento (il rafforzamento del dollaro) appare diverso a seconda della prospettiva da cui lo si osserva.
La possibilità di un rallentamento USA all’orizzonte ha dato lo spunto per un alleggerimento delle posizioni in Dollari, con conseguente rimbalzo del cambio Euro/Dollaro che da 1.25 ha sfiorato area 1.28, per chiudere la settimana sopra 1.26.
I timori di una frenata dell’economia USA, emersi dai verbali dell’ultima riunione della Banca Centrale USA, e le fosche previsioni del Fondo Monetario Internazionale che per la terza volta consecutiva ha tagliato le stime di crescita globale (e in particolare di Area Euro, Giappone e Brasile) hanno scosso i mercati.
MERCATI AZIONARI SPAVENTATI
Per dirla tutta, i mercati azionari hanno come al solito reagito con entusiasmo iniziale alle cattive notizie, con un rimbalzo di quasi il 2% dopo i verbali delle FED, vedendo allontanarsi il momento del rialzo dei tassi d’interesse in USA. Poi, finalmente, si sono resi conto che la sola liquidità non può sostenere all’infinito le quotazioni dei listini azionari, se consumi ed economia sono in frenata. E hanno iniziato a scendere, chiudendo la settimana sui minimi degli ultimi mesi.
L’indice USA S&P500 appena sopra la soglia dei 1900 punti.
Il Dax 30, tedesco, è sceso sotto la soglia psicologica dei 9.000 punti, chiudendo la settimana a 8788 punti, livelli che non si vedevano da ottobre 2013.
L’indice italiano FTMIB 40, dopo aver testato area 19.000, ha chiuso a 19.200 punti.
Il quadro rialzista dei mercati azionari è scricchiolante, ma ancora intatto. La discesa “vera”, arriverebbe in caso di cedimento dei minimi della scorsa settimana.
Grafico settimanale SP500 da ottobre 2011 al 10 ottobre 2014

Grafico settimanale Xetra DAX 30 da ottobre 2011 al 10 ottobre 2014

MERCATI OBBLIGAZIONARI
Lo spavento dei mercati azionari è stata la gioia degli investitori in Titoli di Stato USA e Germania che, considerati safe heaven, sono saliti di prezzo con conseguente calo dei rendimenti, al 2.28% il decennale USA e allo 0.89% il decennale Germania.
Anche il BTP decennale Italia, dopo un po’ di tensione per l’approvazione del Job Act, ha chiuso vicino ai massimi di periodo, con rendimento al 2.32%.
Grafico settimanale Bund decennale Germania da ottobre 2011 al 10 ottobre 2014

VALUTE
Il Dollaro USA si è indebolito anche nei confronti dello Yen Giapponese, altro (quasi inspiegabile) safe heaven.
Il rapporto Debito/Prodotto Interno Lordo del Giappone, oltre il 220%, è il peggiore al mondo. Il PIL Giapponese si sta contraendo a un tasso del -‐‑7.10% su base annua (dall’ultima rilevazione di settembre 2014). Il Paese è un’area altamente sismica ed è cosparso di centrali nucleari (come noto, non le più sicure al mondo….). Cosa immaginar di peggio?
Eppure, quando i mercati finanziari sono in tempesta, lo Yen Giapponese viene comprato a piene mani dagli investitori in cerca di rifugio. E, da anni, il decennale giapponese detiene il primato del rendimento più basso, lo 0.5% all’anno.
La ragione principale sta nei tassi di interesse a zero dello Yen e nelle logiche del carry trade.
Gli investitori si indebitano nella valuta a tassi bassi per comprare valute a tassi più elevati. E, quasi sempre, lo fanno a leva. Quando la paura si affaccia sui mercati, la chiusura delle posizioni speculative porta le ricoperture delle posizioni corte in Yen e al conseguente apprezzamento della divisa nipponica.
Sempre per la logica del carry trade il Dollaro USA si è indebolito meno nei confronti delle valute con tassi più elevati (Dollaro Neozelandese, Dollaro Australiano).
Il cambio Dollaro/Yen Giapponese, dopo aver sfiorato area 110 all’inizio di ottobre, è sceso in pochi giorni fino a 107.50 (primo livello di supporto).
Grafico settimanale Euro/Dollaro USA da ottobre 2011 al 10 ottobre 2014

CURDI, CALIFFI ED EBOLA. L’IMPATTO EMOTIVO
In Medio Oriente la situazione si sta complicando.
Europa e Stati Uniti si erano illusi di poter vincere una guerra senza mandare truppe sul campo. Ma, evidentemente, non è così. John Kerry, Segretario di Stato USA ha detto “sconfiggere l’Isis richiederà tempo”.
I Curdi, famigerati guerrieri già nell’Anabasi di Senofonte (400 a. C.), sono protagonisti della difesa contro l’avanzata dello Stato Islamico, ma si trovano, da sempre, isolati in un crocevia di importanza strategica e invisi agli Stati confinanti (Turchia, Siria, Iran e Iraq) che dovrebbero sostenerli, ma non lo fanno.
Il virus Ebola, uscito dall’Africa, sta comparendo anche in Europa e negli USA.
Peter Piot, esperto del London School of Hygiene and Tropical Medicine, uno dei primi medici a identificare il virus Ebola nel 1976, sostiene che “l’errore più piccolo può essere fatale: potrebbero esserci molti casi di Ebola tra medici e operatori sanitari che lavorano nei raparti di terapia intensiva, e non solo in Africa, anche nei Paesi occidentali che hanno sistemi sanitari efficienti”ʺ.
CONCLUSIONE E OPERATIVITÀ
I metodi barbari degli jihadisti e lo spettro del virus Ebola evocano immagini e timori ancestrali (da peste nera del ‘300). A secoli di distanza e nonostante i progressi medici e tecnologici, le emozioni umane sono le stesse.
I dati macroeconomici non sono incoraggianti.
Il VIX, l’indice della volatilità (e della Paura), è salito sopra a 20, livello d’allerta.
Il panorama induce alla prudenza.
Sui mercati azionari, rimaniamo cauti. La rottura dei supporti della settimana scorsa potrebbe dar inizio a un bear market. I rimbalzi tecnici dovrebbero essere opportunità per alleggerire le posizioni.
Sui bond, Treasury USA e Sovranazionali tripla AAA in alcune valute emergenti rimangono interessanti, ma pronti a proteggersi dalle oscillazioni valutarie. I corporate bond andranno selezionati con maggiore attenzione, con preferenza alle società tedesche, che si finanziano alla metà del costo rispetto alle società italiane e del Sud Europa.
Sulle valute, attendiamo un ritorno del cambio Euro/Dollaro USA in area 1.2850-‐‑1.30 per ricomprare dollari.
Buona settimana a tutti!
Fonte: BONDWorld.it
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