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Mercato del lavoro USA: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

I dati congiunturali recenti hanno dato segnali positivi, ma non modificano uno scenario di crescita moderata per il 2012. L’aumento dell’occupazione previsto, anche se incoraggiante, non dovrebbe essere sufficiente a ridurre velocemente l’esercito di disoccupati a lungo termine. …


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Alcuni fattori transitori, inoltre, hanno migliorato il quadro dell’attività (clima e accordo sui pignoramenti), soprattutto nel settore costruzioni fra fine 2011 e inizio 2012. L’aggiustamento del mercato del lavoro resterà lungo e lento, lasciando aperti spazi per ulteriore stimolo dalla Fed.
“The decline in the unemployment rate over the past year has been somewhat more rapid than might have been expected given that the economy appears to have been growing during that time frame at or below its longer-term trend; continued improvement in the job market is likely to require stronger growth in final demand and production” (B. Bernanke, 29.02.2012) La dinamica occupazionale negli Stati Uniti è migliorata recentemente e il tasso di disoccupazione è sceso da 9,1% di agosto 2011 a 8,3% a gennaio 2012. Le prospettive per il mese di febbraio sono una variazione di posti di lavoro vicina a 210 mila, di poco inferiore rispetto a 243 mila di gennaio, e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione a 8,3%. Per fine anno il tasso di disoccupazione è previsto ancora vicino all’8%: il ritmo di miglioramento di questa faccia del mercato del lavoro dovrebbe rallentare significativamente rispetto a quanto visto nei trimestri recenti. Questa previsione è basata su due fattori: da un lato riteniamo che la crescita occupazionale prosegua ma non acceleri; dall’altro si dovrebbe osservare una ripresa, se pure modesta, del tasso di partecipazione.
Benché l’occupazione sia su un trend crescente dall’autunno, anche nel 2010 e nel 2011 si era osservata un’accelerazione iniziale, seguita però da una moderazione nella parte centrale dell’anno. A inizio 2012 sono presenti inoltre alcuni elementi di sostegno di natura transitoria: un clima molto favorevole, il congelamento delle procedure per i pignoramenti (sbloccate però da marzo in poi) e l’estensione del taglio della payroll tax e dei sussidi. La spinta da questi fattori si esaurirà nei prossimi mesi. D’altra parte, il graduale miglioramento del mercato del lavoro dovrebbe determinare una modesta ripresa della partecipazione alla forza lavoro. La crescita dell’occupazione e il calo della disoccupazione sono due facce del mercato del lavoro legate dall’andamento della forza lavoro e del tasso di partecipazione. Il rapporto occupati/forza lavoro è circa stabile dal 2009 a 85,5%, mentre il tasso di disoccupazione è calato dal picco vicino al 10% di metà 2009, a 8,3% di gennaio 2012. Il tasso di partecipazione è letteralmente crollato da livelli intorno al 66% fino al 2008 al 63,7% di gennaio 2012 (v. fig.1): questo calo non è spiegato solo da fattori demografici, ma anche dall’ampia schiera di individui scoraggiati che smettono di cercare lavoro.
Nei paragrafi che seguono, giustifichiamo la nostra previsione di moderazione nel processo di aggiustamento del mercato del lavoro guardando alle due facce della medaglia: occupazione (domanda) e disoccupazione (offerta). La conclusione è che con una crescita moderata del PIL, un output gap ancora significativo e un ampio pool di disoccupati a medio termine e forte incertezza sullo scenario fiscale, nonostante una crescita degli occupati soddisfacente, l’aggiustamento della disoccupazione continuerà ad avvenire con “lentezza frustrante”, come indicato più volte da Bernanke.

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1. Occupazione: il bicchiere mezzo pieno
Sul fronte dell’occupazione gli indicatori sono coerenti con un trend di crescita dei posti di lavoro almeno ai livelli attuali, intorno all’1,5% a/a (equivalente a una crescita di 165 mila posti al mese), e in possibile accelerazione a 2% a/a (+180-200 mila posti al mese). Come appare dalla figura 2, una dinamica occupazionale del 2% a/a sarebbe in linea con il punto migliore del ciclo precedente, anche se inferiore ai picchi dei cicli del passato, che vedevano posti in crescita su picchi di 3-3,5% a/a, con dinamiche mensili di +300 mila occupati. L’occupazione tipicamente segue la crescita: in questo ciclo la crescita del PIL rimane moderata e inferiore alla media dei cicli del passato, per i ben noti lasciti della crisi finanziaria.

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Dalla fig. 3 emerge che con le nostre previsioni di crescita del PIL per il 2012 (2,3%), un’ipotesi di crescita occupazionale del 2% a/a sarebbe già ampiamente ottimistica. Questo è il motivo principale per prevedere che nei prossimi trimestri la crescita di occupati in media non sia lontana dalle 200 mila unità, nonostante il recente trend positivo osservato nei dati dei nuovi sussidi (v. fig. 4). Il settore pubblico continuerà a espellere occupati (in media circa -20 mila al mese), mentre il settore privato vedrà variazioni vicine alla media recente (160-180 mila, v. fig. 5), ma più modeste nel settore dei beni rispetto agli ultimi due mesi. Pertanto manteniamo una previsione positiva sulla dinamica occupazionale, coerente con una crescita di posti sostenuta, ma non tale da modificare in modo radicale lo scenario della disoccupazione.

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2. Disoccupazione: il bicchiere mezzo vuoto
Pur in presenza di una crescita occupazionale discreta, intorno a 200 mila posti al mese, lo scenario per la disoccupazione nel 2012 non è confortante. Questo ciclo è speciale rispetto ai precedenti storici, a parte la Grande Depressione. L’espulsione di occupati durante la recessione è stata senza precedenti nel secondo dopoguerra (v. fig. 6) e ha generato un esercito di disoccupati a lungo termine. Il calo del tasso di disoccupazione dell’ultimo anno (da 9,1% a 8,5% fra gennaio e dicembre 2011 e a 8,3% a gennaio 2012) è stato molto ampio alla luce della crescita anemica della domanda (PIL 2011: +1,7%). Un fattore importante per la riduzione del tasso di senza lavoro è stata la dinamica quasi stagnante della forza lavoro, che sembra però in fase di svolta (v. fig. 2). Dalla fig. 7 si osserva che il flusso dallo stato di “disoccupato” verso quello di “non in forza lavoro” resta estremamente elevato (circa 3 milioni) su base storica e non si è ridotto dalla fine della recessione. La percentuale di disoccupati da più di 27 settimane rimane al di sopra del 40% dall’autunno 2009 (1,98 milioni, 42,9% del totale a gennaio 2012, v. fig. 8). A fine 2011, i disoccupati da più di un anno sono pari a circa il 30% dei disoccupati totali.

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La previsione per il tasso di disoccupazione deve tenere conto dell’interazione fra il flusso di nuovi occupati e quello dei partecipanti alla forza lavoro. Secondo il CBO, il forte calo del tasso di partecipazione registrato fra il 2007 e il 2011 per circa un terzo è determinato da fattori demografici. Rimuovendo il fattore ciclico e quello demografico, il tasso di disoccupazione sarebbe più elevato di circa 1,25pp rispetto a quello effettivo. Le proiezioni del CBO per il tasso di partecipazione sono di 64,4% nel 2012 e 64,2% nel 2013, rispettivamente (v. CBO’s Labor Force Projections through 2021, Marzo 2011).
Con le ipotesi del CBO, la forza lavoro aumenterebbe di 2,4 milioni di persone quest’anno, vanificando qualsiasi effetto sul tasso di disoccupazione anche in presenza di una dinamica occupazionale di circa 200 mila nuovi posti al mese. Ipotizzando un tasso di partecipazione stabile sulla media degli ultimi sei mesi (64%), il tasso di disoccupazione sarebbe al 7,2% a fine 2012. Questi semplici calcoli danno una misura dell’incertezza sullo scenario del tasso di disoccupazione nei prossimi trimestri, ma confermano anche che le risorse inutilizzate sul mercato del lavoro resteranno lontane dalla “norma” ancora a lungo. Anche ritenendo che una parte significativa dei disoccupati a lungo termine alimenti un rialzo strutturale del tasso di disoccupazione di equilibrio verso il 6-6,5%, l’economia resterebbe lontana dalla “massima occupazione”.

3. Conclusioni
Nel 2012 la crescita dell’occupazione dovrebbe proseguire sul trend recente, sostenendo una moderata dinamica del reddito da lavoro, fra 1,2 e 1,5% a/a, in modesta accelerazione rispetto ai ritmi recenti, ma non sufficiente a sostenere una crescita autonoma del PIL molto al di sopra del 2%. La questione cruciale per la politica monetaria nei prossimi trimestri sarà la velocità con cui il tasso di disoccupazione si avvicinerà alla normalità, che secondo il FOMC è definita a un tasso di disoccupazione compreso fra il 5,2 e il 6%. Un rallentamento nel ritmo di calo del tasso di disoccupazione riaprirebbe le porte per un QE3, soprattutto se l’aumento del prezzo della benzina e l’attesa di restrizione fiscale freneranno la dinamica dei consumi. La necessità di valutare gli sviluppi macroeconomici e quelli della politica fiscale lasceranno la Fed in una fase di wait and see probabilmente fino al 2° trimestre avanzato.

Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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