Mercato del lavoro USA: boom!

L’employment report di giugno sorprende ancora una volta verso l’alto, superando non solo il consenso, ma anche le aspettative dei previsori più ottimisti….


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Tutti gli indicatori sono forti: l’indagine non ha punti deboli rilevanti.

Le uniche voci non veramente positive sono l’aumento di occupati part-time per motivi economici e una dinamica salariale ancora contenuta. Nell’insieme, il messaggio dei dati è inequivocabilmente forte anche perché basato su trend ormai consolidati.

La Fed noterà ancora con sospetto la dinamica salariale modesta, ma dovrà riconoscere due svolte importanti degli ultimi mesi: una crescita occupazionale media di 230mila posti al mese da inizio anno e indicazioni di riduzione della disoccupazione di lungo termine.

Gli  occupati non agricoli aumentano di 288 mila, i dati dei 2 mesi precedenti sono rivisti complessivamente verso l’alto di 29 mila posti  (media 3 mesi: +272 mila). Gli occupati rilevati con  l’indagine presso le famiglie, molto più volatile su base mensile, aumentano di 407 mila (media 3 mesi: +160 mila). L’aumento di occupati rilevato dall’indagine delle imprese è diffuso a tutti i settori e omogeneamente forte nel settore privato: manifatturiero +16mila, costruzioni +6mila, servizi privati +236 mila (media 3 mesi +222 mila); i dati sono solidi anche per il settore pubblico, con un aumento di 26 mila posti (governo federale 2 mila, stati ed enti locali 24 mila).
I salari aumentano di 0,2% m/m (2% a/a), le ore lavorate aggregate crescono di 0,2% m/m. Il tasso di disoccupazione scende a 6,1%, da 6,3% dei due mesi precedenti, toccando il minimo da settembre 2008. Il calo del tasso di disoccupazione è dovuto al forte aumento degli occupati rilevati dall’indagine presso le famiglie (+407 mila), a fronte di un incremento della forza lavoro modesto (+81 mila) che lascia il tasso di partecipazione invariato a 62,8% per il terzo mese consecutivo. Tutte le misure “satellite” dello stato del mercato del lavoro sono in miglioramento.

Il  tasso di disoccupazione allargato (U-6) a individui marginalmente attaccati alla forza lavoro, scoraggiati e occupati part-time per motivi  economici scende a 12,1%; l’unica indicazione modestamente negativa del rapporto è il fatto che gli occupati part-time per motivi economici aumentano a giugno. La quota di  individui disoccupati che non ha occupazione perché  ha volontariamente lasciato il lavoro sale a 9%. La durata della disoccupazione cala sia per la media (33,5 settimane da 34,5 di maggio) sia per la mediana  (a 13,1 da 14,6 settimane). La quota di disoccupati da più di 27 settimane  sul totale scende a 32,8% da 34,6% del mese precedente.  

In conclusione,  l’indagine è omogeneamente forte e dà indicazioni di un solido e persistente miglioramento del mercato del lavoro. Con l’attuale tasso di partecipazione e una crescita di occupati media di 214 mila al mese, il tasso di disoccupazione toccherebbe il 5,8% a dicembre 2013 (come nelle nostre previsioni). La riduzione della durata della disoccupazione e del tasso di disoccupazione allargato dovrà essere registrata dalla Fed, e potrebbe spostare lievemente le opinioni anche del gruppo delle colombe verso una data del primo rialzo dei tassi non oltre giugno 2015. La crescita dei salari orari, ancora modesta a 2 a/a, a nostro avviso, sarà in graduale aumento nei prossimi mesi, con la chiusura dell’output gap  e dell’employment gap, come segnalato dalle indagini presso le imprese. Infine, va rilevato che il sentiero del mercato del lavoro da inizio anno è difficilmente riconciliabile con una contrazione del PIL di -2,9% t/t ann.
nel 1° trimestre. Sembra probabile che nelle revisioni annuali dei dati ci sia un sentiero meno negativo per la crescita di inizio anno.

Per il momento,  i mercati mantengono la loro immensa compiacenza: i mercati azionari macinano nuovi massimi, quello obbligazionario registra variazioni veramente modeste, con un marginale appiattimento della curva. Le aspettative sui fed funds sono a 0,785% per dicembre 2015 e a 1,8% per dicembre 2016,  ancora ben al di sotto dei livelli del 2013 e delle proiezioni mediane  del FOMC. Con il miglioramento dei dati, sono  a nostro parere inevitabili aggiustamenti verso l’alto del sentiero dei tassi.


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