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Mercato ottimista in vista della riunione del G20

In vista della riunione del G20 a Shanghai, la quotazione dell’USD/CNY è in lieve rialzo, pari a 6,5481. Notiamo che lo yuan (CNY) rimane all’interno della normale fascia di….


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Analisi di : Swissquote

contrattazione senza grosse variazioni nel prezzo (ovvero una svalutazione). Questa strategia di controllo sui tassi dai cambi dovrebbe continuare nel breve termine, anche se i deflussi di capitale dal forex non mostrano un rallentamento significativo (deflussi forex di gennaio: ca. 90 miliardi di USD). A sostenere la nostra opinione che si tratti di normali contrattazioni bidirezionali, i regolatori cinesi hanno affermato che non si stanno compiendo sforzi per ricorrere alla svalutazione competitiva con l’obiettivo di sostenere l’economia. Il governatore della PBoC Zhou ha dichiarato che la banca centrale “non ricorrerà alla svalutazione competitiva per ottenere vantaggi nelle esportazioni”. Inoltre, Zhou ha espresso la sua inclinazione a favore di un ulteriore allentamento della politica, evidenziando che le condizioni permetterebbero un eventuale intervento aggiuntivo. Crediamo che abbia ragione e ci aspettiamo che l’economia cinese non mostri una decelerazione consistente in futuro, né che una crisi del credito minaccerà la stabilità. Oggi, i risultati solidi delle piazze asiatiche sono il prodotto di una minore volatilità dalla Cina e del miglioramento dei prezzi delle materie prime. Altrove, Kuroda (BoJ) ha mantenuto la sua linea, difendendo indirettamente la sua decisione di adottare tassi negativi. Ha anche segnalato che le potenziali distorsioni provocate da tassi inferiori allo zero saranno monitorate con attenzione.

Le banche centrali fanno fatica ad adempiere i loro mandati. Con il rallentamento della crescita globale, l’aumento delle pressioni deflazionistiche e gli attacchi ricorrenti di volatilità che agitano i mercati, gli investitori potrebbero essere tentati a orientarsi verso la riunione del G20 del fine-settimana. Noi, però, non ci aspettiamo granché. In vista della riunione del G20 a Shanghai, crescono le speculazioni su una risposta politica coordinata a livello internazionale. I canali normali sono bloccati, ma in passato gli interventi coordinati sui tassi di cambio non hanno funzionato bene. Una soluzione in grande come l’Accordo del Plaza sembra fuori portata. Ancor meno probabile di una risposta coordinata per il forex sarebbe l’espansione coordinata delle opzioni di politica fiscale. Le nazioni che fanno parte del G20 sono troppo diverse per trovare il consenso cruciale. Trovare un accordo su quali valute abbiano una quotazione sbagliata e su quali potrebbero essere “vincitori e vinti” è troppo complicato. I mercati più probabilmente otterranno un comunicato dai toni forti in cui si richiamano le nazioni a lavorare insieme, limitare l’eccessiva volatilità sul forex e astenersi dalla svalutazione competitiva. Anche se le aspettative sono basse, un messaggio forte dal G20 contribuirà a stimolare positivamente l’attuale propensione al rischio.

I prezzi del greggio sono rimbalzati alla notizia che il mese prossimo ci sarà un incontro dei ministri dell’Energia dei paesi produttori, OPEC e non-OPEC. Il WTI front month è salito del 2,9% a 33,10 USD al barile. Circolano voci secondo cui il primo argomento di discussione sarà il mantenimento della produzione ai livelli attuali. I prezzi delle materie prime sono in recupero, pur muovendosi da livelli molto bassi, perché c’è stato un miglioramento della propensione al rischio e sono scomparsi i timori legati alla domanda globale. Marginalmente ci sono degli sviluppi che si possono considerare positivi per la domanda di materie prime. Quello più importante riguarda la curva sui prezzi futuri del petrolio, che si sta muovendo in contango grazie alla decisione dell’OPEC (membri selezionati) di bloccare gli aumenti di produzione. Intanto in Cina gli ultimi dati mostrano una rinnovata domanda di minerale di ferro e rame.

Aspettative troppo elevate sul tasso di disoccupazione messicano (di Yann Quelenn)

Dopo il dato di ieri – la bilancia delle partite correnti è migliorata, il deficit si è ridotto da -8,8 miliardi a -7,7 miliardi di USD) – ora i mercati attendono con interesse il dato sulla disoccupazione in uscita oggi. Per il momento, a febbraio è sceso al minimo da sei anni pari al 4,37%. Siamo convinti che il tasso di disoccupazione possa scendere ancora.

Anche se il PIL messicano è cresciuto nel quarto trimestre del 2015, il dato sulle vendite al dettaglio dello scorso dicembre è risultato negativo, attestandosi al -1,6% m/m, e anche la produzione industriale ha mostrato il segno meno (-0,1% m/m). Il Messico evidentemente soffre perché la sua banca centrale deve seguire scrupolosamente la politica monetaria della Fed per evitare i deflussi di capitale che potrebbero derivare dalla riduzione del differenziale fra i tassi. Il Messico dipende troppo dalla salute dell’economia statunitense.

Non da ultimo, il Messico paga anche il prezzo della mancanza d’investimenti nel settore industriale e, in particolare, nell’industria petrolifera, le cui infrastrutture sono vetuste e non permettono al Messico di essere competitivo. L’economia messicana è destinata al declino. Rimaniamo ribassisti sull’USD/MXN e miriamo a 19,00.

Fonte: BONDWorld.it


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