Moneyfarm – Gli italiani e gli investimenti: tra bisogno di sicurezza e paura di sbagliare

Moneyfarm : L’84% pensa a come risparmiare, solo il 63% a come investire. Il denaro rappresenta sicurezza, serenità e possibilità di costruire il proprio futuro. 


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Andrea Rocchetti, Head of Wealth di Moneyfarm


  • Gli italiani pensano soprattutto a risparmiare, molto meno a investire: l’84% riflette regolarmente su come spendere meno, il 75% su come migliorare le proprie competenze professionali e il 71% su come aumentare le entrate, ma solo il 63% si concentra su come investire meglio i propri risparmi
  • Il 38% degli intervistati dichiara di non avere paura di investire, ma tra gli altri prevale il timore di perdere tutto (26%), di assistere a un crollo dei mercati (19%) o di seguire consigli non adeguati (17%)
  • Molti si dichiarano soddisfatti semplicemente riuscendo a evitare perdite (16%) o a recuperare l’inflazione (18%). Il 31% considera soddisfacente un rendimento annuo compreso tra il 3% e il 5%, mentre solo il 13% ritiene necessario superare il 5% per sentirsi realmente appagato
  • Nel rapporto con il denaro prevale un atteggiamento positivo, ma il 19% del campione lo associa all’ansia, percentuale che sale al 25% tra le donne e nella fascia 18-34 anni, un sentimento che si riflette anche nel modo in cui si evita di investire 
  • I risparmi vengono controllati in media 7,2 volte al mese: quasi la metà del campione lo fa almeno una volta alla settimana e il 19% addirittura ogni giorno
  • Se il 37% si sente tranquillo nel tenere i risparmi fermi sul conto corrente, il 35% prova disagio al pensiero di poter gestire meglio il proprio patrimonio (23%) o di dover sopportare gli effetti dell’inflazione (12%)

Eppure, quando si passa dalla gestione del risparmio agli investimenti, emerge un evidente cambio di prospettiva: gli italiani dedicano molta attenzione a spendere meno e ad accumulare liquidità, ma decisamente meno a metterla al lavoro.

È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da Moneyfarm, piattaforma digitale di investimento, che analizza il rapporto degli italiani con denaro e investimenti e le emozioni che influenzano le loro decisioni finanziarie.

L’84% degli intervistati dichiara di pensare regolarmente a come spendere meno, il 75% riflette su come migliorare le proprie competenze professionali e il 71% cerca modi per aumentare le proprie entrate. Solo il 63%, però, dedica attenzione a come investire meglio il proprio patrimonio, segnale di come l’investimento continui a essere percepito come un tema più complesso rispetto alla gestione quotidiana del bilancio familiare. Tra chi pensa ogni giorno a come risparmiare prevalgono le donne (36% contro il 26% degli uomini).

I risparmi vengono controllati in media 7,2 volte al mese: quasi la metà del campione lo fa almeno una volta alla settimana e il 19% addirittura ogni giorno, grazie soprattutto ad app e servizi online. Tuttavia, quando si tratta di decidere come impiegare quella liquidità, prevale spesso un atteggiamento dettato dal bisogno di sicurezza. Il 37% si sente tranquillo nel tenere i propri risparmi sul conto corrente, mentre il 35% prova un senso di disagio al pensiero di poter gestire meglio il proprio patrimonio (23%) o di dover subire gli effetti dell’inflazione (12%). «Numeri che trovano conferma a livello nazionale: secondo l’ultimo Rapporto Fabi, le famiglie italiane detengono oltre 1.600 miliardi di euro in conti correnti e depositi, a fronte di un patrimonio finanziario complessivo che ha superato i 6.480 miliardi. Una liquidità enorme, spesso lasciata ferma per un bisogno di sicurezza più emotivo che razionale: se investiti con criterio, questi fondi potrebbero generare valore nel tempo senza sacrificare la protezione dai rischi» commenta Andrea Rocchetti, Head of Wealth di Moneyfarm.

L’indagine mostra come il denaro sia vissuto anzitutto come uno strumento di protezione. Per la metà degli intervistati rappresenta soprattutto sicurezza per il futuro, mentre per un ulteriore 26% è sinonimo di benessere, inteso come realizzazione personale (13%) o fonte di felicità (13%). Parallelamente, oltre la metà del campione (51%) considera il denaro uno strumento per realizzare progetti e soddisfare esigenze concrete, mentre solo un italiano su cinque lo vive come un obiettivo da accumulare. Nel complesso prevale un atteggiamento positivo: il 73% descrive il proprio rapporto con il denaro come sereno e l’11% arriva a definirlo un vero e proprio rapporto “d’amore”. Resta però una componente di preoccupazione: il 19% associa il denaro a un sentimento di ansia, quota che sale al 25% tra le donne e tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, mentre scende al 12% tra gli over 55.

Le differenze emergono anche tra le diverse fasce d’età. I giovani sono quelli che più frequentemente provano un senso di colpa nel lasciare il denaro fermo sul conto (33%), i 35-54enni risultano i più sereni (44%), mentre gli over 55 sono i più indifferenti al tema (17%). Una prudenza che si riflette anche nella previdenza complementare: secondo la Relazione COVIP 2025, gli iscritti ai fondi pensione sono 10,4 milioni, pari a meno del 40% della forza lavoro. «Significa che più di sei lavoratori su dieci non stanno costruendo una pensione integrativa, non solo per ansia o timore verso gli investimenti, ma anche per scarsa consapevolezza dei vantaggi fiscali e contributivi, per una questione di procrastinazione nelle scelte di lungo periodo, di limitata conoscenza finanziaria o di sfiducia verso gli strumenti di investimento in generale» aggiunge Rocchetti.

Quando la ricerca di sicurezza frena gli investimenti

Le emozioni incidono in modo ancora più evidente quando si parla di investimenti. Se il 38% dichiara di non provare particolari timori, tra gli altri prevale la paura di perdere tutto (26%), seguita dal timore di un crollo dei mercati (19%) e da quello di ricevere consigli non adeguati (17%). Donne e giovani mostrano una maggiore avversione al rischio: il 31% teme di perdere tutto, contro il 21% degli uomini e il 17% degli over 55.

Anche le aspettative di rendimento riflettono questo approccio prudente. Il 16% si ritiene soddisfatto semplicemente evitando perdite, il 18% considera sufficiente recuperare l’inflazione e il 31% reputa adeguato un rendimento annuo compreso tra il 3% e il 5%. Solo il 13% ritiene necessario superare il 5% per sentirsi realmente soddisfatto. Tra gli over 55 prevale una maggiore propensione alla conservazione del capitale (42%), mentre i più giovani mostrano aspettative leggermente più ambiziose: il 36% punta a rendimenti tra il 3% e il 5%.

Sempre secondo la Relazione COVIP 2025, oltre il 45% degli iscritti alla previdenza complementare investe in comparti garantiti o obbligazionari, contro appena il 14% dei comparti azionari. «Questa cautela ha evidentemente un impatto anche sui rendimenti attesi e realizzati. Un disallineamento che vale la pena correggere, soprattutto su orizzonti di medio-lungo termine e specialmente se si ricercano rendimenti superiori all’inflazione» commenta Rocchetti. La prudenza emerge anche nell’utilizzo di un eventuale aumento di stipendio: solo il 4% spenderebbe subito l’intera somma aggiuntiva, mentre il 96% ne destinerebbe almeno una parte al risparmio. Più della metà (53%) accantonerebbe almeno un quarto o la metà delle nuove entrate e il 43% arriverebbe a risparmiarne almeno il 75%, con il 18% disposto a mettere da parte l’intero importo. «L’indagine conferma quanto il rapporto con il denaro e gli investimenti sia profondamente emotivo. Da un lato rappresentano sicurezza, libertà e la possibilità di costruire il proprio futuro, dall’altro continuano a generare preoccupazioni che condizionano il modo in cui risparmiamo e investiamo. Colpisce, in particolare, il divario tra l’attenzione quasi quotidiana che dedichiamo al controllo delle nostre finanze e la fatica ad affrontare il tema degli investimenti con serenità, tanto che quasi un italiano su cinque associa il denaro a un sentimento di ansia. Comprendere queste dinamiche è essenziale per aiutare le persone a sviluppare una maggiore cultura finanziaria e a trasformare l’incertezza in scelte informate, più consapevoli, a beneficio del proprio benessere futuro» conclude Rocchetti.

Fonte: InvestmentWorld.it


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