Monthly Outlook: La Bce mantiene il costo del denaro al minimo storico dello 0,25% ed invariato allo 0% il tasso sui depositi presso l’Eurotower

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La Bce mantiene il costo del denaro al minimo storico dello 0,25% ed invariato allo 0% il tasso sui depositi presso l’Eurotower, ma, ancora una volta, non annuncia nuove misure di stimolo. Draghi, tuttavia, ribadisce con estrema forza il convincimento unanime del ……

Mario Draghi Presidente della Banca Centrale Europea


Board circa l’utilizzo, se necessario, di misure non convenzionali oltre a quelle tradizionali, compreso un eventuale Quantitative Easing. La ripresa europea “procede” ma permangono downside risks, legati soprattutto ad un’evoluzione sfavorevole delle tensioni geopolitiche e ad oscillazioni della valuta domestica, mentre l’elevato tasso di disoccupazione rischia di divenire un elemento strutturale. Pertanto la forward guidance viene confermata, con il tasso di riferimento che rimarrà ai livelli attuali od inferiori per “un periodo prolungato di tempo”. Le aspettative sui prezzi rimangono ancorate nel medio periodo, nonostante si preveda un “prolungato periodo di bassa inflazione”, che porterà il CPI a tornare il prossimità del 2% solo a fine 2016.

L’economia americana continua ad espandersi, ma la Fed rivede al ribasso le proprie stime sulla crescita (Pil tra il 2,8-3% nel 2014 e tra il 3-3,2% nel 2015), con la presidentessa Yellen che conferma quindi la necessità di una politica monetaria ancora accomodante, nonostante la prosecuzione del tapering (gli acquisti mensili di titoli sono stati ridotti di ulteriori $10 Mld.). Tuttavia la forward guidance dell’Autorità viene aggiornata: l’avvio dell’exit strategy ancorato al raggiungimento di un target numerico sulla disoccupazione (la soglia del 6,5% è infatti ormai prossima), viene abbandonato; sarà infatti l’esito di valutazioni di tipo qualitativo sullo stato di salute dell’economia domestica a consentire l’eventuale cambio di stance di politica monetaria; tale commitment consentirà alla Fed una maggiore flessibilità nel proprio operato.

Draghi, conferma una “ripresa graduale anche se modesta” per l’Area Euro, trainata dalla locomotiva tedesca. Ma l’andamento dei prezzi in Europa resta “motivo di preoccupazione”: il CPI stimato di marzo scende allo 0,5% a/a, sui minimi dal 2009 ed il rafforzamento dell’Euro, che nell’ultimo anno e mezzo ha impattato significativamente sul livello dei prezzi, diventa una variabile che la Bce intende monitorare accuratamente, per garantire il raggiungimento dell’obiettivo sull’inflazione nel medio periodo. Procede inoltre il processo di transizione verso l’Unione Bancaria, con l’intesa raggiunta tra Parlamento e Consiglio UE sul nuovo meccanismo unico di gestione delle crisi creditizie. Ma l’esito delle recenti elezioni comunali francesi, pone l’attenzione su rinnovati sentimenti di euroscetticismo, che potrebbero ostacolare il processo di riforma della governance europea.

Secondo le anticipazioni del World Economic Outlook, il FMI stima per l’Italia un Pil non oltre lo 0,6% nel 2014, e all’1,1% nel 2015, a riprova del lento recupero economico che attende il Paese. Nonostante produzione ed ordini tornino ad avanzare su base congiunturale a gennaio ed i leading indicators si mostrino in lieve miglioramento, con un mercato del lavoro in profonda sofferenza (la disoccupazione è al record del 13%), una domanda interna ancora debole e prezzi in caduta, le possibilità di ripresa dipendono necessariamente dall’implementazione dell’ambizioso programma di riforme strutturali del nuovo Governo; da tali misure dipenderà anche la possibilità di contrattare con l’UE non tanto parziali esenzioni al rispetto dei vincoli stabiliti sui conti pubblici (lo sforamento del tetto sul deficit non è in discussione), quanto un più sostenibile timing di riduzione dell’indebitamento.

La riunione della Bce e le nuove stime su crescita e inflazione

La Bce mantiene il costo del denaro al minimo storico dello 0,25% ed invariato allo 0% il tasso sui depositi presso l’Eurotower, non annunciando, ancora una volta, nuove misure di stimolo. Tuttavia Draghi ribadisce con forza come il board, all’unanimità, sia pronto ad usare, se necessario, anche misure non convenzionali oltre a quelle tradizionali, compreso un eventuale Quantitative Easing.

La ripresa “procede” ma permangono downside risks, legati soprattutto ad un’evoluzione sfavorevole delle tensioni geopolitiche ed oscillazioni della valuta domestica. L’elevato tasso di disoccupazione rischia inoltre di divenire un elemento strutturale. Pertanto la forward guidance viene confermata, con il tasso di riferimento che rimarrà ai livelli attuali od inferiori per “un periodo prolungato di tempo”. Le aspettative sui prezzi rimangono ancorate nel medio periodo, nonostante si preveda un “prolungato periodo di bassa inflazione”; il Cpi, previsto in aumento ad aprile sulla scia delle festività pasquali (che normalmente comportano un incremento dei prezzi relativi ai servizi), dovrebbe raggiungere un livello vicino, ma inferiore al 2% a fine 2016.

La PBoC ha deciso l’allargamento della banda di oscillazione della yuan rispetto al dollaro dall’1 al 2%.

Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce

In Area Euro, nell’ultimo mese, la curva dei tassi impliciti sull’Euribor 3M rialza lievemente sulle scadenze a medio-breve termine, tuttavia i mercati continuano a scontare tassi ai minimi nei prossimi 18 mesi.

Rispetto ad un mese fa, la curva dei tassi Libor Usa rialza in particolare sulle scadenze a medio-lungo termine sulla scia della prosecuzione del tapering da parte della Fed e della revisione della forward guidance che, basandosi adesso su criteri qualitativi, dovrebbe lasciare all’Autorità margini più discrezionali per dare avvio all’exit strategy.

USA e Area Euro

La ripresa americana procede ad un ritmo modesto/moderato (+2,6% t/t annualizzato per il Pil nel IV trimestre del 2013), e la Fed rivede al ribasso sia le stime sulla crescita domestica (tra il 2,8- 3% per il 2014 e il 3-3,2% per il 2015), sia quelle sulla disoccupazione (prevista al 6,1-6,3% per il 2014 e sotto il 6% per il 2015), con un’inflazione attesa tra l’1,5% e l’1,6% nel corso di quest’anno. L’Autorità mantiene pertanto invariati ai minimi l’attuale livello dei tassi (tra lo 0% e lo 0,25%), con chairwoman Yellen che conferma la necessità di una politica accomodante nel medio periodo, nonostante la prosecuzione del tapering (nell’ultima riunione, il FOMC, come da attese, ha ridotto gli acquisti di titoli di ulteriori $10 Mld.). Tuttavia la forward guidance dell’Autorità viene aggiornata, sostituendo il raggiungimento del target numerico sulla disoccupazione (la soglia del 6,5% è infatti ormai prossima) per l’avvio dell’exit strategy, con valutazioni di tipo qualitativo sullo stato di salute dell’economia: con tale revisione la Fed avrà quindi una maggiore flessibilità nell’implementare un’eventuale cambio di stance di politica monetaria.

Draghi conferma una “ripresa graduale anche se modesta” per l’Area Euro, tale da non prefigurare, al momento, il rischio di deflazione; traina la crescita la locomotiva tedesca, grazie all’accelerazione di produzione ed ordini, e ad un mercato del lavoro dove la disoccupazione si mantiene sui minimi (al 6,7% a marzo).

Ma l’andamento dei prezzi in Europa resta “motivo di preoccupazione”: il CPI stimato di marzo scende allo 0,5% a/a (non accadeva dal 2009), mentre in Spagna i prezzi tornano a contrarsi (-0,2% a/a). La BCE è conscia che il rafforzamento dell’Euro, intervenuto nell’ultimo anno e mezzo, ha impattato significativamente sull’inflazione, divenendo una variabile da non trascurare, nella valutazione per il raggiungimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi. Procede inoltre il processo di transizione verso l’Unione Bancaria, con l’intesa raggiunta tra Parlamento e Consiglio UE sul nuovo meccanismo unico di gestione delle crisi creditizie, strumento che sarà attivato dalla Commissione, una volta che la BCE (che a fine 2014 otterrà la supervisione unica sugli istituti), dichiarerà le necessità di ristrutturazione, salvataggio o fallimento di una banca. Tuttavia dalle recenti elezioni comunali in Francia, riaffiorano sentimenti di euroscetticismo, che potrebbero ostacolare il processo di riforma della governance europea.

Italia

Dalle anticipazioni del World Economic Outlook del FMI (la diffusione integrale del report avverrà nei prossimi giorni) emerge una situazione di persistente difficoltà per l’economia italiana, con il Pil che non dovrebbe crescere oltre lo 0,6% nel 2014, per poi attestarsi all’1,1% nel 2015. Le capacità di recupero del Bel Paese passano necessariamente dall’implementazione dell’ambizioso programma di riforme strutturali del Governo Renzi (job act, tagli al cuneo fiscale, sviluppo infrastrutturale, spending review, riforme costituzionali e della giustizia, sono alcune delle misure in agenda), da cui dipenderà anche la possibilità di contrattare con la Commissione UE non tanto parziali esenzioni al rispetto dei vincoli stabiliti sui conti pubblici (lo sforamento del tetto del 3% al rapporto deficit/Pil è fuori discussione), quanto un più sostenibile timing di riduzione dell’indebitamento.

Nonostante produzione ed ordini siano tornati ad avanzare su base congiunturale a gennaio (rispettivamente dell’1% e del 4,8%) ed i leading indicators si mostrino in lento ma costante miglioramento, preoccupa particolarmente la situazione sul mercato del lavoro: la disoccupazione tocca infatti a febbraio il record del 13%. In caduta anche i prezzi con il Cpi (Nic + tabacco) che raffredda a marzo allo 0,4% sui minimi del 2009; mentre l’indebitamento pubblico mensile a gennaio torna nuovamente a sfiorare i livelli massimi (a €2089,5 Mld).

Fonte: MPS

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