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Nuveen – Fed, BCE e BoE: perché il “wait-and-see” vincerà sulla retorica dei rialzi

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Nuveen: I mercati hanno rapidamente rivalutato i rischi di inasprimento della politica monetaria da parte delle banche centrali in risposta all’ultimo shock geopolitico.


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Articolo creato dalla Redazione di InvestmentWorld.it


Laura Cooper, Managing Director, Head of Macro Credit and Global Investment Strategist, Nuveen


Questa mossa appare prematura. Con l’inflazione vicina ai target in molti mercati sviluppati e lo slancio della crescita in rallentamento, i responsabili politici adotteranno probabilmente un atteggiamento attendista piuttosto che riprendere la retorica sui rialzi dei tassi.

Il punto chiave del dibattito è se il conflitto possa generare un impulso inflazionistico transitorio o uno shock energetico più persistente. Finora i mercati si sono concentrati sul canale dell’inflazione, trascurando l’impulso negativo sulla crescita che i prezzi più elevati dell’energia generano tipicamente.

Il posizionamento ha amplificato la recente ondata di vendite sui tassi a breve termine, con gli investitori che si sono trovati ad affrontare lo shock mentre erano fortemente orientati verso un allentamento in Europa e nel Regno Unito. Il pricing implicito del mercato per gli aumenti dei tassi nel 2026 sembra ora eccessivo.

Il contesto inflazionistico è diverso dal 2022

L’inflazione nella maggior parte dei 31 mercati sviluppati monitorati da Nuveen si è avvicinata agli obiettivi delle banche centrali. Sebbene i prezzi più elevati delle materie prime possano temporaneamente far salire l’inflazione complessiva (headline), l’effetto netto è meno chiaro: l’aumento dei costi energetici pesa contemporaneamente sui redditi reali e sulla domanda.

Lo shock petrolifero è più probabile che ritardi il processo di disinflazione piuttosto che riavviare un ciclo inflazionistico sostenuto. A differenza del 2022, quando le banche centrali erano chiaramente in ritardo rispetto all’andamento dell’inflazione, oggi i decisori politici hanno maggiore flessibilità per valutare se lo shock si rivelerà persistente prima di calibrare la risposta. I recenti commenti della Fed e della BCE hanno sottolineato l’incertezza sulle modalità di trasmissione degli shock geopolitici all’economia, enfatizzando la necessità di cautela.

I rischi per la crescita restano il vincolo principale

I tagli dei tassi non dovrebbero essere esclusi, in particolare per la Bank of England, dove l’equilibrio della politica monetaria rimane delicato. I dati recenti indicano una perdita di slancio nell’economia UK, con la crescita che ha subito una battuta d’arresto all’inizio dell’anno. Le condizioni del mercato del lavoro si sono indebolite, la crescita dei salari si sta raffreddando e l’inflazione dei servizi ha iniziato a rallentare.

In questo contesto, uno shock inflazionistico legato all’energia comprimerebbe ulteriormente i redditi reali delle famiglie e rafforzerebbe il rallentamento della domanda, piuttosto che giustificare una politica più restrittiva. Con le condizioni finanziarie già in fase di inasprimento, il governatore Andrew Bailey e i colleghi manterranno probabilmente un atteggiamento cauto e dipendente dai dati. Questo rafforza la preferenza di Nuveen per un irrigidimento della curva dei Gilt.

Per gli Stati Uniti, anche se i prezzi del petrolio dovessero rimanere ai livelli attuali fino alla fine dell’anno, si stima che l’inflazione core potrebbe aumentare di circa 0,3 punti percentuali, ma il corrispondente rallentamento della crescita potrebbe avvicinarsi a un livello simile. Un tale compromesso rafforzerebbe le ragioni a favore di un graduale allentamento da parte della Fed piuttosto che di un nuovo inasprimento, con rischi orientati verso ulteriori tagli nel 2027.

La riunione della BCE di questa settimana è la più attesa da mesi. Saranno osservati gli scenari di crescita e inflazione, e qualsiasi segnale restrittivo metterebbe in discussione lo scenario base di una pausa prolungata della politica monetaria. Sebbene il contesto inflazionistico favorevole dia alla BCE spazio per ignorare lo shock, il ricordo del 2022 potrebbe essere ancora troppo fresco nella mente dei banchieri centrali, aumentando il rischio che la BCE inasprisca la politica in un contesto di rallentamento.

Le banche centrali non possono risolvere lo shock dell’offerta

Gli aumenti dei tassi non possono aumentare l’offerta di petrolio, ma possono solo sopprimere la risposta della domanda all’aumento dei prezzi, aggravando il rallentamento della crescita. Gran parte dell’adeguamento allo shock energetico avviene quindi in modo organico.

La questione cruciale per i decisori politici è se l’aumento dei costi energetici rischi di disancorare le aspettative di inflazione o se lo shock si riveli transitorio. Anche in uno scenario grave che comporti interruzioni prolungate attraverso lo Stretto di Hormuz, è improbabile che le aspettative di inflazione perdano il loro ancoraggio.

Conclusione: atteggiamento paziente mentre i rischi geopolitici fanno il loro corso

Gli operatori di mercato monitorano attentamente i volumi di spedizione attraverso lo Stretto, dove persino flussi modesti di navi cisterna hanno iniziato a spingere i mercati petroliferi al ribasso, rendendo l’attività di transito un segnale chiave di de-escalation in tempo reale. Permangono rischi di coda, con la durata del conflitto che determinerà gli impatti finali su inflazione e crescita.

Lo scenario base di Nuveen presuppone una graduale normalizzazione dei flussi petroliferi nelle prossime settimane, con i prezzi dell’energia che forniranno un modesto impulso inflattivo. Un contesto che giustifica un atteggiamento paziente delle banche centrali e non una rinnovata retorica di rialzo dei tassi.

Fonte : InvestmentWorld.it


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