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Olympia : Bitcoin e non solo. Nicchie ad alto rischio/rendimento in reazione ai tassi negativi

I Romani lo avevano capito: la parola credito viene dalla parola credere, ovvero avere fiducia. La moneta si basa sulla fiducia di essere accettata come mezzo di pagamento………

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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  – Olympia Wealth Management Ltd


Non è un caso che Bitcoin sia germogliato nel 2008-2009. Terreno fertile è stata la crisi di fiducia nelle istituzioni finanziarie tradizionali, dopo lo scoppio della bolla dei mutui sub-prime. Fallimenti bancari, tassi azzerati, derivati complessi e un conto finale pagato anche da chi con la crisi finanziaria non c’entrava nulla.

In quegli anni, ce lo ricordiamo tutti, non era infrequente sentire frasi esasperate del tipo “meglio mettere i soldi sotto il materasso!” o “torneremo al baratto!”.

L’idea geniale è venuta a Satoshi Nakamoto, pseudonimo dietro il quale si nasconde l’inventore del Bitcoin. Creare una moneta elettronica basata su una rete di computer/utenti, anziché stampata da una singola banca centrale. Ogni Bitcoin è un codice alfanumerico, creato da un algoritmo e annotato su un registro elettronico criptato, la cosiddetta Blockchain, cosa che garantisce lo scambio tra un utente e l’altro. Nakamoto per facilitare la diffusione del Bitcoin ha reso inizialmente facile e poco costoso per i primi utenti “minare”, creare i Bitcoin, con complessità e costi crescenti (in termini di energia elettrica e hardware necessario) man mano che la “base monetaria” del Bitcoin cresceva.

L’entusiasmo per una forma di moneta alternativa è stato tale che, oltre al Bitcoin, sono nate oltre mille altre monete elettroniche. Contemporaneamente, è cresciuto il numero di exchange attraverso cui negoziarle.

Cambridge University, Global Cryptocurrency Benchmarking Study:
https://www.jbs.cam.ac.uk/fileadmin/user_upload/research/centres/alternative-finance/downloads/2017-global-cryptocurrency-benchmarking-study.pdf

L’idea eccitante di crearsi una moneta propria, con l’anonimato garantito dagli scambi fra utenti, ha scatenato una vera e propria corsa all’oro, con conseguente decollo dei prezzi del Bitcoin e di altre valute elettroniche. La capitalizzazione delle monete elettroniche è passata dai 30 miliardi di marzo 2017 agli oltre 300 miliardi di oggi. È normale che i giornali ne parlino.

Le reazioni istituzionali sono state variegate. Dalla PBOC, la banca centrale cinese, che in settembre aveva dichiarato illegali le “initial coin offerings”, facendo precipitare le quotazioni del Bitcoin, alla Banca Centrale Europea che ha recentemente premiato un video sul Bitcoin nell’Euro Video Challenge.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/youth-engagement/euro-video-challenge/html/index.en.html
https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-09-04/china-central-bank-says-initial-coin-offerings-are-illegal

Il fenomeno Bitcoin non è passato inosservato alla Borsa di Chicago che dal 18 dicembre 2017, appena prima delle festività natalizie, inizierà a quotare i futures sul Bitcoin.
http://www.cmegroup.com/trading/bitcoin-futures.html

Viviamo in un mondo di estremi. Poche società che capitalizzano da sole più di tutte le altre messe insieme. Pochi ricchi sempre più ricchi. Potenzialità senza precedenti offerte dalla globalizzazione, ma statisticamente sempre più difficili da cogliere. Tassi d’interesse ancora vicini allo zero o negativi per le principali economie sviluppate e quotazioni azionarie a livelli stellari. Uno dei bull market più lunghi della storia che si è sviluppato in uno dei contesti geopolitici più incerti dal dopoguerra.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Jeff Bezos, uomo più ricco al mondo a capo di Amazon, dà un consiglio prezioso: “Un 10% di probabilità di un guadagno 100 volte superiore è una scommessa che dovresti sempre accettare”. https://www.cnbc.com/2016/05/13/5-key-business-lessons-from-amazons-jeff-bezos.html

Nessuno sa se le quotazioni del Bitcoin cresceranno ancora oppure no. L’unica cosa certa è che circa 20 euro di valore dei primi Bitcoin valgono oggi oltre 42 milioni, come spiega il video premiato dalla BCE. Chi ha minato i primi Bitcoin aveva poco da perdere (il costo dell’energia elettrica) e tanto da guadagnare. Oggi, un Bitcoin vale circa 11600 dollari, non così poco. La scommessa non è più così asimmetrica (conveniente) come lo era all’inizio.

In Europa, i rendimenti ancora negativi sui governativi di qualità (fino alla scadenza a 7 anni sui Bund) impongono agli investitori di assumersi dei rischi per ottenere dei profitti, cosa che spiega l’ascesa dei mercati azionari e dei bond di qualità inferiore.

Premia la filosofia di Warren Buffet: investire sui fondamentali, come se la Borsa rimanesse chiusa per i prossimi 5 anni. In una fase di mercati maturi come quella che stiamo vivendo, con indici azionari sui massimi degli ultimi anni, c’è interesse crescente verso le operazioni di venture capital o private equity e per scommesse ad alto rischio/rendimento, come il Bitcoin.

Una strategia può essere quella di adottare massima prudenza sul grosso del capitale, dedicando piccole cifre a scommesse ad alto rischio/rendimento.

Per chi vuole cercare rapidi guadagni con forti rischi, le opportunità sui mercati regolamentati non mancano. In alcuni casi, l’asimmetria tra rischio e rendimento è molto interessante, anche più di Bitcoin. Un esempio, le opzioni call 2650 sul futures E-mini S&P 500 scadute giovedì scorso, passate da 0.05 a 10 da un’ora all’altra (come dire, un rischio massimo di 1000 dollari per un profitto di 200.000, in un’ora).

Sul cambio euro/dollaro USA, consideriamo 1.2050-1.22 area di vendita e 1.16-1.1430 area di acquisto.

Fonte: BONDWorld.it


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