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Olympia : Mercati d’autunno. Nuovo allungo o trappola per tori?

Debt ceiling USA rinviato da settembre a dicembre, uragano Harvey meno peggio del previsto, con recupero del settore assicurativo, BCE accomodante e riforma fiscale (stavolta davvero?) in arrivo negli USA…….

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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  – Olympia Wealth Management Ltd


Kim e i suoi lanci missilistici impensieriscono, ma sono imponderabili e si ha l’impressione che gli investitori li prenderanno in seria considerazione se e quando, speriamo di no, la controparte o il compagno di desk saranno radioattivi. Altrimenti, le minacce di Kim verranno archiviate come una delle tantissime, gravi, tensioni geopolitiche completamente ignorate dai mercati negli ultimi anni. Il missile coreano che stanotte ha di nuovo sorvolato il Giappone ha lasciato i mercati indifferenti, con diverse piazze asiatiche che addirittura hanno chiuso in positivo.

L’indice S&P500 è sulla parte alta del trading range in cui si trova da fine maggio, un 4% circa tra i 2400 e i 2500 punti. Dollaro (eur/usd 1.19) e sterlina (eur/gbp 0.8870) hanno recuperato terreno nei confronti dell’euro. I governativi di qualità, considerati safe heaven, hanno arretrato dai massimi, con rendimenti in salita. Anche oro e yen giapponese, rifugio nella turbolenza, sono tornati indietro. Gli indici azionari europei hanno reagito con ancor maggiore euforia nella settimana che sta per concludersi, nonostante l’euro più forte. Dati macro che indicano ripresa in Europa: la crescita del settore manifatturiero dell’eurozona (Indice PMI 57.4 in agosto) è tra le maggiori osservate dal 2011 e anche la produzione industriale italiana, +4.4% su base annua, dà segni di risveglio.

L’autunno è solitamente stagione sfavorevole alle Borse, ma il sentiment degli investitori è cautamente positivo. Ci si chiede se il toro abbia ancora voglia di correre.  BCE espansiva nella riunione di giovedì scorso, segnali di ripresa economica, maggiore stabilità politica (fino a prova contraria), banche ricapitalizzate, euro in recupero sì, ma ancora non troppo forte, quotazioni ancora ben lontane dai massimi del 2000 per la maggior parte delle Borse europee: tutta benzina per un eventuale rally. L’Italia, una delle Borse più disastrate dell’ultimo decennio, vale oggi circa la metà dei massimi del 2007. Nel secondo trimestre del 2017 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,6% sul periodo precedente, dopo lo 0,5% del primo trimestre. Le proiezioni indicano una crescita annua del PIL in termini reali del 2,2% nel 2017, dell’1,8% nel 2018 e dell’1,7% nel 2019. Nell’area dell’euro il tasso di inflazione sui dodici mesi misurato sullo IAPC si è collocato all’1,5% in agosto.

Grafico mensile indice FTMIB40 da settembre 1998 al 13 settembre 2017

D’altra parte, c’è confusione ai vertici delle banche centrali e gli investitori temono una brutta sorpresa sul fronte geopolitico o sul fronte del rialzo dei tassi d’interesse. La banca centrale canadese ha inaspettatamente alzato due volte i tassi d’interesse il 12 luglio e il 6 settembre, portandoli dallo 0.5% all’1%, raddoppiati nel giro di 4 mesi.

La Bank of England nella riunione di ieri ha lasciato i tassi invariati al minimo storico dello 0.5%, ma ha dato la sensazione di essere pronta a rialzarli più velocemente del previsto: nonostante le incertezze di Brexit, la disoccupazione al 4.3% è sui minimi degli ultimi 40 anni e l’inflazione al 2.9% è già superiore al target del 2% auspicato dalla banca centrale.

Negli Stati Uniti, mercoledì prossimo, 20 settembre, la Fed deciderà sui tassi d’interesse e l’inflazione, all’1.9% su base annua in agosto e superiore alle attese, è anch’essa molto vicina all’obiettivo del 2%.

Andamento a 10 anni di Nasdaq (in rosso), S&P500 (giallo), Dax (bianco), Eurostoxx600 (blu), FTMIB (arancione), ASE (Grecia, in verde)

Non è un bel momento per la Federal Reserve. Il mandato del governatore della FED, Janet Yellen, scadrà il 4 febbraio 2018 e non è chiaro se Trump vorrà rieleggerla. A inizio settembre, le dimissioni per “motivi personali” del Vice presidente della FED, Stanley Fischer, sono state un colpaccio per tutti. Carriera ineccepipile, PHD in economia,  professore al MIT (dove è stato relatore di tesi di Ben Bernanke e professore di Mario Draghi), poi ai vertici del Fondo Monetario Internazionale, vice presidente e capo econonomista alla World Bank, alla guida della Banca Centrale d’Israele dal 2005 al 2013. Dal 2014, vice presidente della Federal Reserve. Il suo mandato da vice presidente sarebbe scaduto il 12 giugno 2018 e il 31 gennaio 2020 come membro del Board. Fischer ha deciso di dimettersi dal 13 ottobre 2017, due giorni prima del suo settantaquattresimo compleanno. Le spiegazioni più verosimili: primo, non è mai stato un simpatizzante di Trump e non avrà voluto rischiare di trovarsi circondato da uomini di Trump, visto che ci sono altri seggi vacanti alla Fed. Secondo, è da tempo che vuole alzare i tassi d’interesse e finora si è trovato la strada in salita. Terzo, avrà preferito uscire di scena, prima che succeda qualcosa di sconveniente. Robert Rubin, Segretario del Tesoro nel 1999, fece la stessa cosa poco prima che scoppiasse la bolla dotcom. Qualsiasi sia la ragione delle sue dimissioni, non è un bel segnale.

Bilancio della Fed e S&P500, saliti a braccetto dal 2008 in avanti

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Come spiega Benoit Mandelbrot, premio Wolf per la fisica nel 1993, le buone o le cattive notizie arrivano tutte insieme, raggruppate in grappoli, cosa particolarmente vera sui mercati finanziari.

Finora, gli investitori si sono concentrati più sulle buone notizie, ignorando i rischi. Le Borse con migliori fondamentali, come quelle americane, hanno corso molto più delle altre, con il dollaro che per anni si è rafforzato. Viceversa, Borse più deboli, come quella italiana, per anni sono state bersagliate dalle vendite, a ragione, ma forse troppo. La forte incertezza sugli Stati Uniti, suggerisce che potrebbe accadere il contrario.

Questo squilibrio si vede anche nell’andamento dei Titoli governativi, con lo spread tra decennale USA e Bund Germania, 179 punti base a favore dell’America,  mai stato così alto. Le probabilità vanno nella direzione che nel tempo lo spread si restringa, il bund dovrebbe rendere più di adesso (ma non è detto che ciò avvenga subito).

Spread Bund/Tnote dal 1990 al 14 settembre 2017

L’attesa per l’approvazione della riforma fiscale tra fine settembre e inizio ottobre fa da sostegno ai mercati. Oggi è giornata delle quattro streghe, scadenza tecnica di futures e opzioni su titoli e indici azionari che certamente ne ha condizionato l’andamento. Suggeriamo dunque di attendere settimana prossima per capire le intenzioni della Fed e le reazioni del mercato, pulito dalle scadenze tecniche.

Sui mercati azionari, valutazioni e dividend yield (3.35% sull’Eurostoxx 50) sull’Europa sono più attraenti di quelli americani, con il dividend yield sull’S&P 500 inferiore al 2%.

In entrambi i casi, la prudenza è d’obbligo. Valutazioni elevate sulle medie storiche, bassa volatilità che si protrae da troppo tempo, ampio utilizzo della leva finanziaria, debito cresciuto a dismisura, algoritmi di trading automatizzati sono terreno fertile per il verificarsi di crash improvvisi e improbabili, nel 1987 recuperato in meno di un anno, ma molto incisivo nel breve. Anche nel caso di Borse ancora positive per qualche tempo, è saggio star molto leggeri con le quantità, o proteggere le posizioni con delle opzioni put, perché il margine di guadagno è sproporzionato al rischio, se qualcosa andasse storto.

Sui cambi, il recente apprezzamento della sterlina sotto 0.88 contro euro e del dollaro sotto 1.19 offrono l’opportunità di prendere profitto nell’ottica di un pullback dove riaprire le posizioni. Negli  Stati Uniti i rendimenti sui governativi, all’1.35% sui due anni e al 2.19% sul decennale ci sembrano più interessanti dopo lo storno del dollaro.

Come è accaduto con Bitcoin, più il toro è scatenato nella corsa, più il tonfo è pesante quando cade.

Grafico settimanale Bitcoin dal 2012 al 15 settembre 2017

Fonte: BONDWorld.it


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