Il peggior semestre dal 1971: Quello che si è da poco concluso è stato un semestre nero per il metallo giallo. Il saldo da inizio anno evidenzia un rosso del 30% e a meno di una tanto improvvisa quanto improbabile inversione di…
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tendenza, il 2013 sarà ricordato come l’anno in cui il rally ultradecennale dell’Oro si è arrestato.
Inoltre tra aprile e giugno i prezzi sono scesi di circa un quarto mettendo a segno la performance trimestrale peggiore dal 1971, quando fu abolito il “gold standard”. Diversi i motivi alla base di questa inversione di tendenza: in primo luogo c’è la consapevolezza che l’enorme mole di liquidità con la quale le banche centrali negli ultimi anni hanno inondato i mercati non si è (finora) tradotta in pressioni inflattive (l’Oro rappresenta uno dei rimedi più validi per proteggersi dalla crescita dei prezzi) e poi ha giocato un ruolo di primo piano l’avvicinarsi del “tapering”, il piano di riduzione degli acquisti di asset recentemente presentato dalla Federal Reserve (il quantitative easing della Fed ha rappresentato uno dei maggiori driver del rally dell’Oro). Il sentiment degli operatori è stato penalizzato anche dalle bocciature arrivate da tutte le grandi banche e dai continui riscatti dei fondi Etp, che la scorsa settimana hanno visto l’oro detenuto scendere al livello più basso da oltre tre anni.
Focus sulla domanda da investimento
Stando ai dati di Bloomberg, gli asset detenuti dal maggior Etf sull’Oro fisico, lo Spdr Gold Trust, attualmente si attestano ai minimi dal febbraio del 2009, mentre il Pfr Gold Fund del miliardario statunitense John Paulson il mese scorso ha registrato una contrazione del 23% portando il dato da inizio anno al -65%. “La domanda da investimento – si legge in un report diffuso lo scorso 19 giugno dall’Economist Intelligence Unit (Eiu)- è incredibilmente debole e i deflussi dagli Etf nei primi quattro mesi del 2013 hanno quasi pareggiato il metallo accumulato nei precedenti due anni”. Discorso analogo per la domanda fisica in arrivo dai primi due consumatori mondiali di questa commodity, la Cina e l’India, che nel corso della restante parte dell’anno potrebbe registrare un calo: nel caso del Dragone le richieste potrebbero risentire del rallentamento economico e dalla stretta bancaria mentre la domanda del subcontinente risulterà penalizzata dalle misure introdotte delle autorità per ridurre le importazioni del metallo giallo.
Un mercato ancora sotto choc
Nonostante le motivazioni che da sempre hanno spinto gli operatori a cercare rifugio nell’Oro siano sempre valide, è diffi cile che il mercato riesca a mettere da parte in tempi brevi l’impatto tecnico e psicologico dei recenti selloff. Alla disaffezione degli investitori vanno aggiunti i probabili miglioramenti dell’economia statunitense che potrebbero accelerare il tapering della Fed e spingere ulteriormente al ribasso quello che una volta era conosciuto come la quintessenza del bene rifugio. “Riteniamo –si legge nel report diffuso il 19 giugno dall’Eiuche una stabilizzazione del mercato sia possibile a metà 2013, ma riteniamo che la spinta ribassista continuerà nel 2014”. Secondo gli esperti dell’autorevole testata britannica il prezzo medio nell’anno corrente registrerà un rosso dell’11% attestandosi in media a 1.480 dollari l’oncia per scendere a 1.400 dollari l’anno prossimo “visto che il miglioramento della congiuntura porterà a una normalizzazione della politica monetaria favorendo l’uscita di parecchi investitori”.
Fonte: RBS
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