– Nella riunione la Bce ha mantenuto invariato il tasso di riferimento all’1,25% con decisione all’unanimità del consiglio direttivo. Trichet ha confermato che permangono rischi al rialzo sui prezzi, con l’Autorità che “monitorerà tutti gli sviluppi molto attentamente”; tuttavia il Presidente dell’Eurotower si è dimostrato meno “falco” del previsto deludendo ….
Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli
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quanti sul mercato si attendevano un rialzo dei tassi già a giugno. Questo ha generato un calo dei rendimenti impliciti (a scadenza) sui contratti future 3M sull’Euribor su tutte le scadenze, ridimensionando le attese di mercato sulla velocità con cui la Bce porterà avanti la manovra restrittiva. Il mercato sconta un tasso di riferimento all’1,75% a fine 2011 e ritiene probabile un’ulteriore stretta da 25bps durante il meeting di luglio, ma l’ipotesi di un tasso all’1,50% a fine 2011 seppur conservativa, è ancora realistica causa i numerosi fattori di incertezza che incidono sulla ripresa economica dell’Area.
– La lettura anticipata sul Pil USA del I trim 2011 (a +1,8% t/t annualizzato dal +3,1% del trim. precedente) evidenzia una decelerazione della crescita statunitense nonostante i dati produttivi di marzo non siano deludenti. La tendenza in atto è evidenziata dalla FED che, nell’ultima riunione del FOMC (che ha confermato tassi allo 0-0,25% ed il termine del QE2 per giugno) ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita 2011, ed aumentato quelle sull’inflazione, con il recupero che potrebbe risentire delle tensioni interne al Congresso sulle modalità con cui ricondurre sotto controllo un deficit federale ancora in forte espansione; il rating sul debito Usa è stato oggetto di un taglio nell’outlook (da stabile a negativo) da parte di S&P’s. I principali indicatori anticipatori di aprile confermano una prossima fase di incertezza produttiva, mentre salgono le fiducie dei consumatori. Ancora instabile il mercato immobiliare dopo la contrazione di febbraio e si mostra lenta la stabilizzazione del mercato del lavoro con la disoccupazione attesa invariata all’8,8% ad aprile. Le tensioni sui prezzi si avvertano anche negli States con il CPI di marzo che balza al 2,7% a/a.
– Si conferma il recupero in Area Euro, seppur con una spinta inferiore al previsto, evidenziata dai dati di febbraio sulla produzione industriale e sugli ordinativi. I principali leading indicators di aprile e gli ordinativi tedeschi di marzo (-4% m/m) prefigurano però una probabile decelerazione produttiva. A marzo ancora deboli i consumi, e la disoccupazione rimane stabile vicino ai massimi (al 9,9%). Sale ancora l’inflazione ad aprile raggiungendo il 2,8% a/a stimato. A preoccupare, oltre alle tensioni sui prezzi, sono i conti pubblici di alcuni paesi periferici: in settimana UE, FMI e BCE si sono accordati sul piano di salvataggio del Portogallo da €78Mld in tre anni (tuttavia secondo gli analisti Lisbona necessiterebbe di oltre €20Mld di fondi ulteriori), da approvare durante l’Ecofin del 17 maggio; aiuti che tuttavia potrebbero risentire di un eventuale “niet” da parte del governo Finlandese di prossima formazione (ipotesi che i funzionari UE stanno cercando di scongiurare). In Grecia rimane alta la probabilità di una ristrutturazione del debito entro fine anno, con la soluzione più probabile che sembra essere quella di un’estensione delle scadenze di rimborso.
– Si conferma stabile la crescita italiana con i dati produttivi di febbraio che risultano sostanzialmente positivi anche se leggermente inferiori alle attese (+2,3% a/a per la PI wda); in minor affanno il mese scorso anche il mercato dell’auto. Tuttavia gli indicatori anticipatori, in calo ad aprile, prefigurano un possibile rallentamento. I consumi continuano a mantenersi deboli, confermando il trend di inizio anno, e scende anche la fiducia dei consumatori nel mese scorso. Non si smorzano le tensioni sui prezzi, con il CPI preliminare di aprile al 2,6% a/a (+3% a/a per l’Ipca) ed i prezzi alla produzione al +6,1% a/a a marzo. Instabile il mercato del lavoro dove la disoccupazione torna leggermente a salire (+28,6% per quella giovanile di marzo), mentre a conferma del rigore sui conti pubblici da parte del Governo si restringe ad aprile il deficit del saldo di bilancio.
– Per la prima volta dal luglio 2009, nei suoi “WEO” trimestrali, il FMI non ha rialzato le previsioni di crescita delle economie emergenti, mantenendo invece stabile al 6,5% il tasso reale di incremento atteso del PIL. Permangono i rischi di “surriscaldamento” in alcuni paesi, accentuati da un lato dal trend crescente dei prezzi delle commodities, e attenuati dall’altro dai primi effetti sulle economie reali delle politiche monetarie restrittive.
– In occasione della riunione di oggi la Bce ha confermato il tasso di riferimento all’1,25%, con una decisione presa all’unanimità dal consiglio direttivo. Trichet, in conferenza stampa, ha evidenziato che i rischi sui prezzi rimangono al rialzo e che la Bce “monitorerà tutti gli sviluppi molto attentamente” al fine di mantenere ancorate le aspettative sull’inflazione, sottolineando che nel rispetto del proprio mandato la Bce ha il potere di rialzare i tassi quando lo ritenga appropriato, in quanto la stabilità dei prezzi è essenziale e rimane il principale obiettivo dell’Autorità. I recenti dati economici dimostrano che l’economia dell’Area Euro si trova in un “momento” positivo che beneficia del recupero del commercio mondiale, e le prospettive economiche rimangono bilanciate in un contesto però di “elevata incertezza”. Trichet ha dichiarato che la politica monetaria è ancora accomodante, mentre le misure non convenzionali hanno natura temporanea e saranno aggiustate quando appropriato.
– Durante la conferenza, particolarmente attesa dagli operatori per individuare indizi sulla velocità della manovra restrittiva da parte della BCE, Trichet si è dimostrato meno “falco” del previsto deludendo quanti sul mercato si attendevano un rialzo dei tassi già a giugno: Trichet, parlando delle tensioni sui prezzi, non ha usato il termine “strong vigilance” che solitamente è percepito dal mercato come un segnale di un imminente rialzo dei tassi. Questo ha generato un calo dei rendimenti impliciti a scadenza sui contratti future 3m sull’Euribor su tutte le scadenze.
– L’ipotesi di un tasso di riferimento all’1,50% a fine 2011 seppur conservativa è ancora realistica, sebbene il mercato ed alcuni contributori ritengano altamente probabile una nuova manovra da 25bps sui tassi durante il meeting di luglio, e stiano scontando un tasso di riferimento all’1,75% a fine anno. Riteniamo possibile infatti che la fase di rialzi sia graduale. Se è vero che la ripresa si sta consolidando è altrettanto vero che permangono fattori di incertezza come la situazione in Nord Africa, le difficoltà dei paesi periferici di rifinanziarsi sui mercati, i risultati dei nuovi stress test che saranno diffusi a giugno. Trichet si è inoltre dichiarato soddisfatto dell’accordo raggiunto tra BCE, UE e FMI sul salvataggio del Portogallo ed ha confermato di tenere in dovuta considerazione anche l’aspetto dei tassi di cambio (il rischio è che la forza dell’Euro comprometta la competitività dei principali paesi europei -non ultimo la Germania-, il cui recupero è stato trainato principalmente dalla ripresa del commercio estero). Trichet ha ribadito ancora che serve una “maggiore automaticità” delle sanzioni per i Paesi che non rispettano i parametri relativi ai conti pubblici ed ha nuovamente invitato le banche a rafforzare il proprio patrimonio ed il volume di credito “fornito al settore privato in uno scenario di domanda in aumento“.
– Invariati i tassi di interesse nel Regno Unito, dove la BoE ha confermato a 200 Mld £ il piano di riacquisto di bond. La BoJ ha abbassato le stime sulla crescita nipponica nel 2011 e mantenuto i tassi d’interesse tra lo 0%-0,1%, aggiungendo che il paese potrebbe entrare prima del previsto in recessione quest’anno.
Cosa scontano i mercati
– Nell’ultimo mese i tassi impliciti sui contratti future Euribor erano sensibilmente saliti sulla speculazione di un intervento sui tassi da parte della BCE a giugno. Tuttavia dopo l’intervento odierno di Trichet, che non ha richiamato la formula di “forte vigilanza sui prezzi” per segnalare un imminente rialzo dei tassi, i rendimenti impliciti sui contratti
future sono tornati a scendere su tutte le scadenze.
L’estrema attenzione all’inflazione fa sì che il mercato continui a scontare un tasso di riferimento all’1,75% a fine anno.
– In America il mercato posticipa un’eventuale manovra restrittiva sui tassi, complice gli ultimi aggiornamenti macro
sullo stato di salute dell’economia statunitense.
– In rialzo i tassi dei titoli benchmark governativi in Area Euro soprattutto sulla parte a breve. In controtendenza i rendimenti italiani, in calo dopo l’accordo raggiunto sul salvataggio del Portogallo.
Usa
– La lettura anticipata sul Pil del I trim (all’1,8% t/t annualizzato rispetto al +3,1% del trim. precedente e contro il +2% atteso) segna una decelerazione nell’economia statunitense, causata principalmente da una frenata del consumo personale. Nell’ultima riunione del FOMC (che ha mantenuto invariati i tassi allo 0-0,25%, e confermato il completamento del QE2 entro giugno), la Fed ha rivisto al ribasso le stime per il 2011 sulla crescita (tra 3,1%-3,3%) e al rialzo quelle sul CPI (tra 2,1%- 2,8%). I dati produttivi di marzo tuttavia non deludono, con la produzione industriale che avanza su base tendenziale (+0,8% m/m), la capacità di utilizzo impianti che continua a recuperare (al 77,4%) e gli ordini di fabbrica e di beni durevoli superiori alle attese (rispettivamente al 3% m/m e al 2,5% m/m). I principali indicatori anticipatori di aprile tuttavia confermano prospettive incerte: calano infatti il Philadelphia Fed, il Fed Dallas, il Richmond Fed, il Pmi Chicago, l’Ism manifatturiero e quello servizi. Sale invece la manifattura dello stato di New York ed il Chicago Fed Nat Activity Index. Mentre la notizia dell’uccisione di Bin Laden gratifica l’Amministrazione Obama, il Congresso deve gestire il continuo allargamento del deficit federale (quasi triplicato a marzo a $188,2Mld dai $65,4Mld di febbraio) con S&P’s che ha confermato il rating AAA sul debito USA tagliandone tuttavia l’outlook da «stabile» a «negativo».
– Ad aprile sale sia la fiducia dei consumatori (a 65,4 punti da 63,8), sia la fiducia rilevata dall’Università del Michigan, segnalando prospettive positive per i consumi, anche se le vendite al dettaglio di marzo decelerano (+0,4% m/m per quelle anticipate e +0,8% m/m per quelle ex auto). Sempre a marzo frena la spesa personale (+0,6% m/m dal +0,9% m/m), mentre avanza leggermente il reddito personale (a +0,5% m/m da +0,4% di febbraio).
– Situazione ancora incerta sul mercato immobiliare dopo la contrazione di febbraio. A marzo, tuttavia, sebbene ancora negative su base tendenziale, sia le vendite di case esistenti, sia le vendite di case nuove ed i permessi edilizi recuperano in termini congiunturali (rispettivamente del 3,7%, 11,1% e 11,2%).
Nello stesso mese torna positiva la spesa edilizia (+1,4% m/m); in difficoltà le vendite di case in corso (-11,5% a/a); ancora in calo i prezzi degli immobili (-3,33% a/a per l’indice S&P/Case-Shiller Composite-20 di febbraio).
– Lenta la stabilizzazione del mercato del lavoro: ad aprile la disoccupazione è attesa invariata all’8,8% come a marzo, il numero di occupati non agricoli è previsto in discesa, gli occupati nel privato secondo l’ADP sono stati inferiori alle stime e le nuove richieste di sussidio nella scorsa settimana sono tornate a salire. Si rafforzano le spinte inflattive con il Cpi di marzo al 2,7% a/a dal 2,1% (+1,2% a/a per la versione “core”), e il PPI sale al 5,8% a/a.
Area Euro
– Si conferma il recupero in Area Euro, seppur con una spinta inferiore al previsto, come dimostrano i dati produttivi di febbraio: sia la produzione sia gli ordinativi industriali risultano inferiori al consensus, con la PI che sale del 7,3% a/a dal +6,3%, e gli ordini industriali che decelerano lievemente al 21,3% a/a; ma segnali di rallentamento giungono dalla Germania, dove gli ordini frenano decisamente (-4% m/m a marzo); in UK nel I trim. 2011 il Pil cresce dell’1,8% a/a preliminare dall’1,5% del trim. precedente. Ancora negative a marzo le nuove immatricolazioni auto UE (-5% a/a). I principali leading indicators di aprile prefigurano una decelerazione con Zew ed IFO in frenata rispettivamente a 19,7 p. (da 31) e a 110,4p. (da 111,1); in calo anche la fiducia economica ed il PMI servizi, mentre sale il PMI manifatturiero (a 58 punti da 57,5). Il 2010 si è chiuso con un allargamento consistente del rapporto debito/Pil dell’Eurozona, salito all’85,1%, mentre sul fronte dei periferici UE, FMI e BCE si sono accordati sul piano di salvataggio del Portogallo da €78Mld in tre anni (tuttavia secondo gli analisti Lisbona necessiterebbe di oltre €20Mld di fondi ulteriori, metà dei quali da utilizzare per ricapitalizzare le banche lusitane); l’approvazione del piano da parte dell’Ecofin è attesa per il 17 maggio e dovrà fare i conti col partito dei “veri finlandesi” (vincitore alle recenti elezioni) il cui appoggio al bailout non è scontato; problematica questa, che potrebbe essere superata con l’astensione finlandese alla votazione sul piano. In Grecia rimane alta la probabilità di una ristrutturazione del debito entro fine anno, con la soluzione più probabile che sembra quella di un’estensione delle scadenze di rimborso. Gli spreads vs bund 10Y hanno reagito tornando ad allargarsi in Grecia (il differenziale ellenico ha sfiorato i 1300 bps), Portogallo ed Irlanda per ripiegare poi leggermente, dopo l’intesa sul salvataggio lusitano.
– Deboli i consumi, con le vendite al dettaglio che a marzo flettono molto più del previsto (-1,7% a/a da +1,3% precedente e contro lo 0% di consensus); la fiducia dei consumatori ad aprile continua a scendere per il secondo mese consecutivo, passando a -11,6 punti dai -10,6 di marzo.
– Non si arrestano le spinte inflattive, con il CPI stimato che ad aprile sale al 2,8% a/a, dal 2,6% precedente (con l’IPCA tedesco al 2,6% a/a e quello spagnolo al 3,5% a/a); a marzo il dato “core” registrava una variazione dell’1,3% a/a. Il PPI di marzo sale al 6,7% a/a, dal +6,6% di febbraio.
– Sul mercato del lavoro disoccupazione ancora elevata a marzo e stabile al 9,9%; La massa monetaria M3 (base monetaria, depositi, attività finanziarie liquide e titoli a breve) a marzo sale del 2,3% a/a. Si restringe il deficit della bilancia commerciale dell’Eurozona di febbraio (a -1,5Mld € da -15,6Mld €).
Italia
– Stabile la crescita italiana; i dati produttivi di febbraio segnalano infatti un recupero della produzione industriale, in rialzo seppur meno delle attese, sia su base congiunturale (+1,4% m/m da -1,7% precedente) sia su base tendenziale (+2,3% a/a per la wda), una leggera decelerazione degli ordini industriali che comunque avanzano del 16,2% a/a dal +17,5% a/a di gennaio, ed un incremento del fatturato in termini tendenziali (a +12,8% a/a). Giungono inoltre segnali di miglioramento dal mercato dell’auto con le nuove immatricolazioni che sebbene ancora negative su base tendenziale recuperano, registrando il mese scorso una contrazione del 2,2% a/a rispetto al -27,6% a/a di marzo. Tuttavia gli indicatori anticipatori di aprile prefigurano un possibile rallentamento, con il PMI manifatturiero che scende a 55,5 punti dai 56,2 di marzo, e quello servizi anch’esso in calo. Sempre ad aprile arretra leggermente anche la fiducia delle imprese manifatturiere che passa a 103 punti dai 103,5 precedenti; secondo l’indagine ISAE-Istat le attese sulla produzione peggiorano nel Nord-ovest e nel Nord-est e migliorano nelle restanti ripartizioni.
– Ancora deboli i consumi, dopo la flessione di inizio anno: le vendite al dettaglio di febbraio difatti rimangono inaspettatamente invariate su base tendenziale, anche se segnano un leggerissimo progresso congiunturale rispetto al mese precedente (+0,1% m/m rispetto al -0,3% m/m di gennaio); tuttavia la fiducia dei consumatori di aprile si mostra in calo oltre le attese (a 103,7 punti vs i 105 di consensus).
– Non si arresta la corsa dei prezzi, con il CPI (Nic + tabacco) preliminare che, complici le tensioni sui prezzi degli energetici ma anche dei servizi relativi ai trasporti nazionali, è stimato salire ad aprile al 2,6% a/a, registrando una variazione congiunturale dello 0,5% (rispetto al +0,3% m/m previsto); balza anche l’IPCA che si porta al 3% a/a dal +2,8% di marzo. In forte ascesa anche i prezzi alla produzione di marzo (a +6,1% a/a dal +5,8% precedente).
– Situazione ancora instabile sul mercato del lavoro: secondo i dati preliminari la disoccupazione a marzo torna a salire, anche se meno delle attese, portandosi all’8,3% dall’8,2% di febbraio; anche la disoccupazione giovanile (15-24 anni), torna in prossimità dei record toccati ad inizio anno attestandosi al 28,6% a marzo. Si restringe ad aprile il deficit del saldo di bilancio pubblico (a -8,8Mld dai –21Mld di euro di marzo).
Economie Emergenti: permangono i rischi di “surriscaldamento”
– Per la prima volta da luglio 2009, nei suoi “WEO” trimestrali, il FMI non ha rivisto al rialzo le previsioni sulla crescita economica delle EE nel loro complesso, mantenendo invece stabile al 6,5% il tasso reale di incremento atteso del PIL . Si sta infatti assistendo da un lato a un rafforzamento della spesa privata nelle EE (favorita anche dal ritorno dei tassi di disoccupazione su livelli “pre-crisi”, se si esclude l’Europa centro-orientale) ed una persistente dinamicità del commercio mondiale mentre, dall’altro, l’attività economica è limitata dal raggiungimento dei limiti massimi di capacità produttiva e dalle politiche restrittive (specie quelle monetarie, mentre quelle fiscali vengono in molti casi giudicate tuttora troppo “accomodanti”), soprattutto in Asia e in America Latina.
– In queste ultime due regioni, nel 2010 l’aumento del PIL è stato rispettivamente superiore del 7% e del 2% rispetto ai livelli medi del periodo 1997-2006, soprattutto in Argentina, Brasile, Indonesia e India. Non solo in questi paesi, come già evidenziato , tale accelerazione porta con sé i rischi di un eccessivo surriscaldamento dell’economia in quanto è legata anche alla forte crescita del credito interno che nel 2010, in alcuni casi (Argentina, Brasile, Perù, Cina, Hong Kong, India e Indonesia), è stata addirittura più elevata di quella media degli anni precedenti la crisi (già superiore al 10% in termini reali). Tali rischi – se per un verso sono accentuati dal trend crescente dei prezzi delle commodities – dall’altro sono contrastati da più recenti indicazioni (cfr. “Bank Lending Survey” di IIF) che sembrano dimostrare il corretto funzionamento del canale di trasmissione delle citate politiche monetarie restrittive all’economia reale tramite i sistemi bancari. Per la prima volta dal 4Q2009, infatti, le banche commerciali delle EE (e soprattutto quelle asiatiche e dell’America Latina) segnalano uno stop all’allentamento delle condizioni di erogazione dei crediti nel 1Q2011, a fronte di una domanda di prestiti che continua a essere vivace.
Economie Emergenti: conseguenze di prezzi delle commodities più elevati
– I prezzi delle materie prime hanno toccato i loro massimi nella prima decade di aprile per poi assestarsi sugli attuali alti livelli, che sono sostanzialmente in linea con l’incremento indicato per il 2011 nelle più recenti previsioni dell’FMI (WEO di aprile) rispetto a fine 2010 (+31%, +26% e +24% nel 2011 rispettivamente il prezzo del greggio, delle materie prime alimentari e dei metalli). Gli effetti diretti sulle EE di prezzi elevati e in crescita sono significativi per due motivi: i) perché il peso della spesa per tali beni sui consumi complessivi (e quindi sull’inflazione) è più elevato rispetto alle economie consolidate; ii) perché nelle EE è maggiore l’impatto di un aumento dei prezzi delle commodities sulle ragioni di scambio e quindi sulla bilancia commerciale, visto che la loro incidenza è più alta che nelle economie mature.
– Con riferimento al primo effetto, l’impatto sull’indice dei prezzi al consumo è stato ed è maggiore nei paesi dell’area MENA (importatori netti di derrate alimentari) e in alcuni paesi asiatici (Filippine, Indonesia, India e Cina in particolare), nonostante questi ultimi siano stati i primi ad avviare politiche monetarie restrittive. Emblematico il caso cinese dove, nonostante l’aumento del tasso di policy e dei coefficienti di riserva delle banche, l’inflazione a marzo è salita ancora (anche per altri motivi) al 5,4% a/a dal 4,9% di febbraio.
– Per quanto riguarda invece il secondo aspetto, l’FMI stima che le variazioni dei prezzi sopra delineate dovrebbero portare a un miglioramento della bilancia commerciale delle EE pari in aggregato all’1,25% del loro PIL nel 2011, seppure con importanti divergenze fra i diversi paesi. I paesi del Medio-Oriente in questo caso dovrebbero riportare il maggiore incremento dell’avanzo commerciale (in quanto i benefici derivanti dall’aumento del prezzo degli idrocarburi superano le “perdite” derivanti dalla crescita dei prezzi delle materie prime alimentari) mentre peggioramenti si registreranno in Asia (Filippine e India su tutti), Europa (fra cui si evidenziano la Turchia e la Bosnia) e in alcuni paesi africani (per lo più piccole economie, ad eccezione del Marocco).
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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