Osservatorio sulla congiuntura settembre 2012: Scenario macro, tassi e aggiornamento Bce

 – La Bce, pur discutendo su un eventuale taglio del costo del denaro, conferma il tasso di riferimento al minimo dello 0,75%,…


Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli


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ma definisce con decisione non unanime le modalità con cui condurre il nuovo programma di bond buying di titoli di stato sul mercato secondario. Tali operazioni definite Outright Monetary Transations (OMTs), saranno potenzialmente illimitate ma sottoposte a forte condizionalità (necessaria la presenza di un programma condiviso che coinvolga EFSF/ESM ed eventualmente il FMI) e si concentreranno sulla parte a breve della curva (tratto 1-3 anni). Gli acquisti saranno completamente sterilizzati, e la Bce non sarà creditore privilegiato nei confronti dei paesi di cui acquisterà i bond. La Bce ha inoltre ampliato la gamma di titoli ammessi come collateral nelle operazioni di rifinanziamento presso l’Istituto. Tali decisioni sono state rese necessarie a causa di un contesto economico con downside risks intensificati, elevata incertezza e rinnovate tensioni sui mercati finanziari che potrebbero causare scenari potenzialmente distruttivi per le possibilità di crescita europea e per il perseguimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi. Le nuove stime rilasciate dall’Eurotower prevedono un contrazione della crescita nel 2012 compresa tra il -0,6% ed il -0,2%.
– Negli Usa la ripresa procede gradualmente (rivisto al rialzo all’1,7% t/t annualizzato il Pil nel II quarter) ed in un contesto di lieve miglioramento grazie alla tenuta del comparto retail ed al recupero del mercato immobiliare. Ma restano tensioni occupazionali, debole la produzione manifatturiera, difficile la gestione dell’elevato debito federale, incerti gli impatti della crisi del debito in Europa e dubbio l’esito della campagna elettorale. Bernanke non esclude quindi ulteriore uso di politiche non convenzionali se le condizioni dell’economia lo richiederanno, ma non esplicita le modalità di intervento; secondo alcuni membri Fed è plausibile un nuovo piano di acquisto di titoli da annunciare/rinnovare su base mensile e non su un orizzonte temporale determinato, ed un mantenimento dei tassi a livelli eccezionalmente bassi fino al 2015 (e non più “almeno fino al 2014”).
– La zona Euro si appresta alla recessione, con il Pil che nel II trim. arretra più del previsto (-0,5% a/a) e Moody’s declassa da stabile a negativo l’outlook per l’Area. Consumi stagnanti, disoccupazione all’11,3%, e Cpi in salita per la prima volta da quasi un anno (al 2,6% a/a ad agosto), delineano un quadro di debolezza. Preoccupa la frenata della Germania, in sofferenza dal punto di vista produttivo e del commercio estero. Ma centrale rimane la crisi del debito: la decisione dell’Eurotower di acquistare titoli a breve dei paesi in difficoltà ha calmierato la corsa degli spread, ma si scontra con l’opposizione in seno al board della Germania, alla vigilia del 12 settembre, data in cui la Corte Costituzionale tedesca deciderà sull’ingiunzione alla ratifica dell’Esm. Madrid valuta ancora se richiedere aiuti internazionali ed istituisce una “bad bank” finalizzata all’acquisizione di asset tossici dai bilanci delle banche iberiche. Atene prima di ricevere ulteriori tranches di aiuti dovrà attendere la redazione del nuovo rapporto della troika.
– In Italia la recessione morde (-2,5% a/a il calo preliminare del Pil nel II trim.) con difficoltà destinate a perdurare, tanto che Moody’s ritiene plausibile una contrazione compresa tra l’1% e lo 0% nel 2013. L’andamento dei leading indicators conferma mesi estivi difficili dal punto di vista produttivo, con la PI che già a giugno archiviava il decimo mese consecutivo di flessione. Fiducia dei consumatori vicina ai minimi, inflazione in rialzo (+3,2% a/a ad agosto) e disoccupazione giovanile sopra il 35% tratteggiano le criticità dell’economia italiana. Monti, pur tenendo sotto controllo i conti pubblici italiani (il debito pubblico tocca infatti nuovi record), dovrà spingere l’acceleratore sulla crescita ma si dice convinto che “la ripresa è alla portata”; le azioni di stimolo e semplificazione sin qui presentate dovranno seguire un crono-programma serrato ma richiedono un impegno legislativo importante che mal si concilia con l’impazienza dei mercati (ciò non di meno lo spread Btp10Y- Bund ha ritracciato sotto i 400 pb).
– Se la crisi del debito si acuisse, al di là di una fuoriuscita concertata della Grecia dall’Area, ogni altra ipotesi su cui ferve il dibatto (exit non concordato di Atene, fuoriuscita della Germania; break-up dell’Euro), secondo la nostra view, avrebbe per l’Italia effetti deleteri sulla crescita e sulle variabili finanziarie almeno per i prossimi 2 anni. L’ipotetico beneficio di una svalutazione potrebbe manifestarsi solo nel medio periodo, mentre nel breve l’aumento del cost of funding, il probabile bunk run, le misure fiscali restrittive, la brusca risalita dell’inflazione e un inevitabile sudden stop nell’afflusso di capitali, creerebbero le condizioni per uno scenario pesantemente recessivo. Solo l’ipotesi di una fuoriuscita dell’Italia dall’Area Euro potrebbe prefigurare uno scenario peggiore per il Bel Paese, con pesanti ripercussioni sul debito e sul deficit pubblico.

La riunione della Bce

– Nella riunione odierna il Consiglio direttivo, non discute di nuove operazioni LTRO, e pur ragionando su eventuali riduzioni del costo del denaro, lascia inalterato il tasso di riferimento al minimo storico dello 0,75%. Secondo l’Eurotower i rischi inflattivi sono bilanciati, con un’inflazione attesa al di sopra del 2% nel 2012 e sotto tale livello nel 2013. Ma la crescita rimane debole, con downside risks intensificati in un contesto di elevata incertezza e di rinnovate tensioni sui mercati finanziari. Anche il recupero economico viene ipotizzato “molto graduale” e sono state ribassate le previsioni di crescita nel biennio. In un tale contesto l’espansione monetaria rimane contenuta e soggetta a volatilità nel breve periodo. Pertanto per arginare scenari potenzialmente distruttivi per le possibilità di crescita europea e per il perseguimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi il Consiglio direttivo con decisione non unanime (in dissenso probabilmente il rappresentante tedesco) ha deciso le modalità con cui condurre Outright Monetary Transations (OMTs) sul mercato secondario dei sovereign bonds in area Euro.

– Tali operazioni OMT’s avranno le seguenti caratteristiche:
– saranno condizionate alla presenza di un preciso programma (anche precauzionale) dell’EFSF/ESM, che all’occorrenza possa coinvolgere anche la partecipazione dell’IMF, e termineranno non appena gli obiettivi del programma saranno raggiunti o se non ci sarà più rispondenza con quanto definito nel programma stesso. Potranno essere rivolte anche verso stati membri già sottoposti ad un programma di aggiustamento macroeconomico, al momento in cui riprenderanno regolarmente a finanziarsi sui mercati.
– Si concentreranno sulla parte a breve della curva ed in particolare verranno acquistati bond con maturity compresa tra 1-3 anni.
– La liquidità creata attraverso tali operazioni verrà completamente sterilizzata.
– Tali operazioni seguiranno precise regole di trasparenza e l’Eurosistema accetterà lo stesso trattamento legale di un qualsiasi creditore privato.
– Il Securities Market Programme con questo nuovo intervento si considera pertanto terminato.

La riunione della Bce e le nuove stime su crescita e inflazione

– Draghi ha poi tenuto a precisare che non è stato fissato alcun obbiettivo di rendimento da raggiungere attraverso il piano di bond buying sui titoli dei paesi periferici in difficoltà, che gli acquisti saranno potenzialmente illimitati e che la Bce sta agendo nel pieno rispetto del proprio mandato. Il Chairman ha inoltre ribadito come l’Euro sia “irreversibilie”.
– Il Consiglio direttivo ha inoltre ampliato la lista di asset “elegibili” come collateral nelle operazioni di rifinanziamento presso la Bce (sarà possibile utilizzare strumenti anche denominati in altre valute rispetto all’euro) decidendo di sospendere temporaneamente l’applicazione del requisito di un rating minimo per gli assets garantiti dai governi centrali.
– La BoE lascia invariato il costo del denaro (al minimo storico dello 0,5%) ed inalterato a £375Mld, il proprio programma di acquisto di titoli di Stato.

Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce

– In area Euro, nell’ultimo mese, la curva dei tassi impliciti sull’Euribor 3M si è ulteriormente abbassata sul medio breve termine scontando tassi inferiori allo 0,5% nel prossimo biennio, a conferma di attese per una politica monetaria estremamente espansiva (possibili nuove operazioni straordinarie LTRO e interventi sul tasso di riferimento).
Dopo le parole odierne di Draghi la curva si è nuovamente abbassata.
– Poco mossa la curva dei tassi Libor Usa sulle scadenze a breve, tuttavia indiscrezioni circa un nuovo intervento di stimolo da parte dell’Autorità statunitense per sostenere la ripresa dell’economia domestica, prolungano le attese di tassi
eccezionalmente bassi almeno fino al 2015.

– La ripresa statunitense procede gradualmente secondo quanto delineato nel Beige Book di agosto, rispetto al ritmo definito modesto/moderato dei mesi precedenti; anche la revisione al rialzo del Pil del II quarter (all’1,7% t/t annualizzato dall’1,5% preliminare, grazie al contributo positivo dei consumi delle famiglie) evidenzia un certo miglioramento, ma permane la debolezza del settore manifatturiero: a luglio infatti la produzione decelera al 4,4% a/a dal 4,7% a/a e gli ordinativi segnano un +1,9% a/a dal 2,5% precedente. Il calo di alcuni leading indicators ad agosto (Pmi Chicago, ISM manifatturiero e Manifattura di New York) segnalano incertezza produttiva, al momento compensata, secondo l’analisi della Fed, dal miglioramento del comparto retail e del settore servizi.
Problematica la gestione del debito federale (il Bipartisan Congressional Budget Office stima un deficit federale di $1,1 trilioni per l’esercizio fiscale 2012) ed è incerto l’esito della campagna per le presidenziali e l’evoluzione della crisi del debito in Area Euro. Pertanto intervenuto al simposio di Jackson Hole, Bernanke ribadisce che “nn si può escludere un ulteriore utilizzo di politiche non convenzionali se le condizioni dell’economia lo richiederanno” ma non ne esplicita le modalità; secondo alcuni membri Fed è plausibile un nuovo piano di acquisto di titoli con sottostante mutui e securities da annunciare/rinnovare mensilmente e non su un orizzonte temporale determinato, ed un mantenimento dei tassi a livelli eccezionalmente bassi fino al 2015 (e non più “almeno fino al 2014”).
– Le vendite al dettaglio avanzano a luglio più delle attese (+0,8% m/m dopo III mesi consecutivi di calo). Contrastate però le fiducie ad agosto, con quella dei consumatori in deciso ribasso (a 60,6 p. da 65,4) e quella rilevata dall’Università del Michigan in p rogresso. A luglio la spesa personale sale dello 0,4% m/m ed il reddito personale dello 0,3% m/m. A luglio si raffredda il Cpi (all’1,4% a/a dall’1,7%) ed i prezzi alla produzione (al +0,5% a/a da 0,7%).
– Continua a migliorare la situazione del mercato immobiliare; a luglio infatti, dopo un giugno negativo, le vendite di case nuove tornano ad avanzare di oltre il 25% a/a, quelle di case esistenti del 10,4% a/a e quelle di case in corso del 15% a/a; molto superiori alle attese anche i permessi edilizi concessi (saliti a 811.000 unità). I prezzi delle case rilevati dall’indice S&P/CS, per la prima volta in oltre 20 mesi tornano a salire (+0,5% a/a a giugno).
– Sul mercato del lavoro la disoccupazione è attesa rimanere invariata all’8,3% ad agosto. Secondo la rilevazione ADP ad agosto sono stati creati 201 mila nuovi posti di lavoro, più di quanto atteso dagli analisti; scendono anche le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione.

Area Euro
– La zona Euro si appresta ad entrare in recessione, con il Pil che nel II trimestre dell’anno arretra più del previsto (-0,5% a/a secondo la stima preliminare vs un consensus del -0,4%); Moody’s stessa ha declassato da stabile a negativo l’outlook per l’Area (confermata invece la tripla A). Ad incidere negativamente sulle prospettive europee è soprattutto la frenata dell’economia tedesca: la produzione in Germania è calata su base tendenziale a partire da aprile ed è prevista ancora in forte calo a luglio; non si arresta inoltre il calo dello Zew tedesco e prosegue il trend di rallentamento dell’export. Meno brusca la decelerazione in Francia con la crescita che nel II trimestre è risultata leggermente superiore alle attese (0,3% a/a vs un consensus dello 0,2%). In un tale contesto, la produzione dell’Area cede a giugno il 2,2% a/a, archiviando il settimo mese consecutivo di calo; il leggero recupero dai minimi del Pmi manifatturiero ad agosto (a 45,1 punti) potrebbe presagire un superamento della fase recessiva più acuta in un contesto comunque di contrazione. Ma il main driver rimane l’evoluzione della crisi del debito: nonostante il rifiuto alla concessione della licenza bancaria all’Esm, la decisione di Draghi di acquistare titoli a breve dei paesi in difficoltà, ipotesi seccamente rifiutata da Berlino, in particolare nella persona di Weidmann, membro Bce e presidente della BuBa, ha consentito agli yield sui decennali dei periferici di ritracciare. Intanto si avvicina la scadenza del 12 settembre, giorno in cui la corte costituzionale tedesca dovrà pronunciarsi sull’eventuale ingiunzione alla ratifica dell’Esm. Anche la Spagna attende tale pronunciamento prima di richiedere eventuali aiuti internazionali. Madrid, che nel frattempo ha ricevuto richieste di sostegno finanziario dalle regioni di Valencia e Catalogna, ha varato un decreto legge che prevede l’istituzione di una “bad bank”, controllata dal Fund for Orderly Bank Restructuring (Frob), finalizzata all’acquisizione di asset tossici dai bilanci delle banche iberiche. Resta problematico il salvataggio ellenico: Atene ha annunciato una nuova manovra correttiva da 11,5 Mld€ e chiesto un allungamento dei tempi di implementazione delle misure richieste, ma per ricevere la nuova tranche di aiuti dovrà attendere la redazione del nuovo rapporto della troika.
– Asfittici i consumi, con le vendite al dettaglio ancora in forte calo a luglio (-1,7% a/a). La fiducia dei consumatori torna ai minimi da oltre tre anni (a -24,6 punti ad agosto).
– Torna a salire per la prima volta in quasi un anno l’inflazione ad agosto (al 2,6% a/a dal 2,4%) complici le tensioni sui prezzi dei prodotti energetici; stabile all’1,8% a/a il PPI di luglio.
– Tensioni sul mercato del lavoro, con la disoccupazione che si conferma anche a luglio ai massimi all’11,3%. A luglio la massa monetaria M3 avanza inaspettatamente del 3,8% a/a dal 3,2%, mentre a giugno sale il surplus nella bilancia commerciale (a €14,9Mld).

Italia

– La recessione morde, con la lettura preliminare che evidenzia un calo del Pil del 2,5% a/a nel II trimestre; ma le difficoltà potrebbero perdurare, tanto che Moody’s stima una contrazione intorno al 2% nel 2012 e compresa tra lo 0 e il -1% nel 2013. In attesa dei dati su fatturato ed ordinativi di giugno, la produzione wda nello stesso mese cede l’8,2% a/a (più del consensus fissato al 6,5% a/a) registrando il decimo mese consecutivo di calo. I leading indicators di agosto continuano a delineare incertezza: nonostante la fiducia delle imprese segni un debole recupero (a 87,2 punti), le attese sulla produzione dell’industria manifatturiera tornano a deteriorarsi dopo il flebile rimbalzo di giugno ed il Pmi manifatturiero tocca i minimi da quasi un anno (a 43,6 p.), a conferma di mesi estivi particolarmente difficili al livello produttivo. Sale leggermente ad agosto il Pmi servizi (a 44 punti). Impegnato in una serie di incontri con i principali leader UE, Monti ha dichiarato che al momento l’Italia non ha bisogno dello scudo antispread. Il differenziale Btp10Y-Bund ha ritracciato sotto i 400pb, dopo le mosse della Bce, mentre Bankitalia, sottolinea come un livello dello spread effettivamente corrispondente alle condizioni di fondo del paese debba collocarsi a 200 punti, imputando a fenomeni di contagio la differenza rispetto agli attuali livelli. Fitch sottolinea come Monti goda di “moltissima credibilità”internazionale, ma debba “spingere non tanto sull’austerità, ma sulle riforme” per agganciare un recupero in tempi brevi. L’attenzione del Governo è rivolta alla crescita ed il Premier si mostra fiducioso in una “ripresa alla portata”, tuttavia le azioni di stimolo e semplificazione appena presentate richiedono un impegno legislativo che mal si concilia con un’applicazione dei provvedimenti in tempi rapidi.
– Ancora in calo le vendite al dettaglio, con un trend negativo in lieve rallentamento (-0,5% a/a a giugno da -1,7%) ma la fiducia dei consumatori ad agosto torna nuovamente a deteriorarsi scendendo ad 86 punti e avvicinando i minimi storici.
– Ad agosto, l’inflazione preliminare (Nic+tabacco) sale al 3,2% a/a (dal 3,1%) complice il rialzo dei prezzi dei carburanti. Il Governo nel frattempo sta studiando misure per garantire il blocco delle aliquote Iva anche nel secondo semestre del 2013. In lieve raffreddamento l’IPCA (al 3,5% a/a dal 3,6% di luglio). In rialzo i prezzi alla produzione (al 2,4% a/a a luglio da 2,2%).
– Pesante la situazione sul mercato del lavoro con la disoccupazione che a luglio tocca il 10,7% (come a giugno), livello record ma inferiore al 10,9% previsto dagli analisti; quella giovanile (15-24 anni) si riporta sopra al 35% avvicinando ancora una volta i massimi di sempre. Il debito pubblico italiano aumenta ulteriormente a giugno, registrando un nuovo record a €1972,9 Mld.

What if: exit della Grecia o break up

– Fervente è il dibattito economico (recentemente anche il premio Nobel Paul Krugman si è pronunciato a riguardo, dalle pagine del Wall Street Journal) su una possibile fuoriuscita della Grecia dall’area Euro in maniera più o meno ordinata, sulla possibilità di un break up dell’Euro o sulla creazione di una zona euro per così dire ristretta e maggiormente regolamentata fra i paesi aderenti (ad es. con un accordo tra Germania-Francia, Olanda e Finlandia). Ma quali sarebbero i costi ed i benefici di tali eventualità per il Bel Paese?
– Secondo la nostra view, il best case per l’Eurozona e l’Italia risulta l’innesco di un meccanismo cooperativo a difesa dei paesi più vulnerabili, in modo da evitare ogni tipo di contagio. Senza tale cambiamento la situazione dei paesi periferici rimarrà estremamente vulnerabile e probabilmente insostenibile nel medio periodo.
– Per questo, tra tutte le possibilità paventate, solo l’ipotesi di una fuoriuscita concertata della Grecia dall’Area Euro avrebbe un impatto minimo sui mercati e sulle variabili reali e finanziarie dei paesi membri, Italia compresa.
– Ogni altra ipotesi (uscita non concordata della Grecia; fuoriuscita della Germania; break-up dell’area Euro) avrebbe per l’Italia effetti deleteri sulla crescita e sulle variabili finanziarie almeno per i prossimi 2 anni. Solo l’ipotesi di una fuoriuscita dell’Italia dall’Area Euro potrebbe essere uno scenario peggiore per il Bel Paese, con pesanti ripercussioni sul debito e sul deficit pubblico. L’ipotetico beneficio di una svalutazione potrebbe manifestarsi solo nel medio periodo, mentre nel breve l’aumento del cost of funding, il probabile bunk run, le misure restrittive di politica fiscale, la brusca risalita dell’inflazione e un inevitabile sudden stop nell’afflusso di capitali, creerebbero le condizioni per uno scenario pesantemente recessivo.
– Da non sottovalutare che in tutte le ipotesi fatte, ad eccezione della fuoriuscita concordata della Grecia, rimane il grosso rischio derivante da un bunk run difficilmente controllabile. Solo nei paesi PIIGS (Italia inclusa) l’ammontare totale dei depositi bancari è di circa 3,5 Trn €, depositi che nel caso in cui si acuisca la crisi di fiducia potrebbero defluire rapidamente dai paesi a meno di misure di controllo dei capitali.


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 Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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