In linea con le nostre aspettative, la Federal Reserve ha deciso di lasciare invariata la politica sui tassi al livello dello 0-0,25% visto dalla fine del 2008. Malgrado chiari segnali di continuo miglioramento nel mercato del lavoro e nonostante un ritmo sostenuto in..
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A cura di Hans Bevers, Senior Economist, Petercam IAM
termini di spesa per i consumi, la Fed è ancora piuttosto preoccupata per il contesto globale, che rischia di esercitare ulteriore pressione al ribasso nel breve termine sull’inflazione, già al di sotto del target del 2%. Nel complesso, però, la Fed è ancora sulla buona strada per iniziare ad alzare i tassi prima della fine dell’anno.
I responsabili della politica monetaria a stelle e strisce sono piuttosto soddisfatti del modo in cui l’economia abbia fatto progressi nel corso degli ultimi due anni. In questo periodo, infatti, la crescita economica trimestrale è stata in media di oltre il 2,5%. Più di recente, la fiducia nel settore dei servizi è aumentata fortemente e la spesa per i consumi da parte delle famiglie è rimasta solida. Di conseguenza, il mercato del lavoro ha visto progressi considerevoli. Ciò è dimostrato, per esempio, dalla diminuzione del tasso di disoccupazione, che ad agosto ha toccato il 5,1%, in calo dal 7,2% registrato nello stesso mese di due anni fa. Pur sottolineando tali progressi, un ulteriore miglioramento sembra ancora possibile, senza provocare un surriscaldamento dell’economia.
Detto ciò, gli investimenti in capitale fisso probabilmente resteranno modesti, poiché l’attività di estrazione del petrolio è stata colpita da prezzi del greggio più bassi. Inoltre, le esportazioni nette hanno subito un impatto negativo a causa del dollaro più forte e della domanda estera debole. In linea con le attese, la Fed ha dichiarato che il contesto globale – legato a un’incertezza economica sulla Cina e sui Paesi esportatori di materie prime in generale – è diventato un po’ più complicato. Infatti, la combinazione tra la recente volatilità sui mercati finanziari, l’allargamento degli spread delle obbligazioni societarie, le aspettative più basse sull’inflazione di breve termine e un dollaro più forte, ha già portato a condizioni finanziarie più rigide nel corso dell’estate.
I funzionari della Fed hanno giustamente notato che alcuni importanti fattori transitori – come il recente calo dei prezzi delle commodity e gli effetti di un apprezzamento del dollaro – sono alla base dell’attuale livello basso dell’inflazione. Gli sviluppi sui mercati finanziari internazionali, poi, rischiano di esercitare ulteriore pressione al ribasso sull’inflazione. Guardando avanti, l’inflazione core (all’1,2%, ancora ampiamente al di sotto del target della Fed) nel corso dei prossimi anni dovrebbe risalire in maniera graduale verso il livello del 2%, obiettivo della Banca centrale americana.
Tutto sommato, nonostante la decisione di lasciare i tassi invariati per il momento, la Fed è ancora sulla strada giusta per iniziare a rialzarli prima della fine dell’anno. Dopo il 2015, bisogna aspettarsi un approccio molto graduale, difensivo e attendista. Tutto ciò suggerisce, quindi, che la politica monetaria statunitense sia destinata a rimanere accomodante nel prossimo futuro.
Fonte: BONDWorld.it
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