Crisi egiziana spinge il Brent
Massimi da tre mesi per le quotazioni del Brent. Nonostante l’annuncio del progressivo ritiro delle misure di stimolo da parte del presidente della Fed Ben Bernanke e il rallentamento dell’economia globale, nelle ultime sedute l’intensifi carsi delle tensioni in Egitto ha riportato il rischio geopolitico al centro del mercato petrolifero spingendo i prezzi in quota 107 dollari il barile. Il golpe militare che ha destituito il presidente Morsi mette a rischio il traffi co nel canale di Suez (da cui transita il 5% del greggio globale trasportato via mare) e il funzionamento dell’oleodotto Suez-Mediterranean che ogni giorno trasporta 2,24 milioni di barili di greggio….
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Consumi attesi in ripresa nel secondo semestre
Nel suo resoconto mensile diffuso a metà giugno, l’Organizzazione che raggruppa i Paesi esportatori di greggio (Opec) ha rilevato che nel 2013 la crescita della produzione a stelle e strisce permetterà all’offerta dei Paesi non-Opec di aumentare di un milione di barili giornalieri. Per quanto riguarda il cartello, a maggio l’offerta è salita di 106 mila a 30,57 milioni di barili giornalieri grazie all’incremento dell’output saudita che nel corso della stagione estiva intensifi ca la produzione per soddisfare i maggiori consumi di elettricità innescati dal massiccio utilizzo dei condizionatori d’aria. Per quanto riguarda le richieste, l’Organizzazione con sede a Vienna ha limato di 10 mila barili la stima relativa la crescita della domanda nell’anno corrente portandola a 780 mila barili, sostanzialmente in linea con il dato 2012. L’Opec ha però precisato che la view potrebbe essere rivista al ribasso “a causa della debolezza dell´economia europea e dei possibili rallentamenti della ripresa statunitense”. Nel corso del secondo semestre 2013 i consumi globali saliranno di 900 mila barili giornalieri, 200 mila in più rispetto alla prima parte dell’anno. Sotto i riflettori ci sono le richieste in arrivo dalle economie emergenti che secondo l’Eia (Energy Information Administration, il braccio statistico del Dipartimento dell´Energia statunitense), ad aprile si sono attestate a 44,5 milioni di barili giornalieri superando (+0,2 milioni), per la prima volta nella storia, quelle dei Paesi Ocse.
Prezzi attesi in contrazione
Per i prossimi mesi il consenso degli analisti prevede un ritracciamento dei prezzi a causa dei minori acquisti da parte del primo importatore mondiale di greggio, la Cina, che a maggio ha visto le importazioni scendere al livello più basso dal settembre 2012, e dell’abbondanza dell’offerta, aggravata dal boom dello “shale oil” negli Stati Uniti (che ha drasticamente ridotto gli acquisti di greggio light sweet, molto simile a quelli estratti dalle rocce argillose). In un report pubblicato lo scorso 10 giugno l’Eia ha incrementato dell’11% il dato relativo le risorse petrolifere complessive in scia dei 345 miliardi di barili di riserve di petrolio “shale”. Secondo l’agenzia statunitense nel secondo semestre il prezzo medio del Brent si attesterà a 102 dollari per scendere in quota 100 dollari nel 2013. Maggiormente improntata all’ottimismo la view fornita lo scorso 19 giugno dall’Economist Intelligence Unit che nella seconda parte dell’anno vede il prezzo medio del benchmark globale a 105 dollari.
Fonte: RBS
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